SCRITTI: PRIMA PROVA

in ita •  3 months ago

Mercoledì 20 giugno
mattina

Arrivo in aula, trovo posto, mi siedo, tiro fuori una penna e sono pronta.

REDAZIONE DI UN "SAGGIO BREVE" O DI UN "ARTICOLO DI GIORNALE"

Sviluppa l’argomento scelto o in forma di “saggio breve” o di “articolo di giornale”, utilizzando i documenti e i dati che lo corredano.
Se scegli la forma del “saggio breve”, interpreta e confronta i documenti e i dati forniti e su questa base svolgi, argomentandola, la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.
Da’ al saggio un titolo coerente con la tua trattazione e ipotizzane una destinazione editoriale (rivista specialistica, fascicolo scolastico di ricerca e documentazione, rassegna di argomento culturale, altro).

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Foto personale.
Corso di Ragioneria base, stamattina.

SPI: ORIGINI ED EVOLUZIONE
QUALE SPAZIO DI DISCUSSIONE RIMANE AGLI UTENTI ORDINARI?

Ieri sera ero impegnata in una serata di Club e speravo di approfittare del momento dei discorsi ufficiali per portarmi avanti con @ita-directory o per iniziare ad abbozzare un mio post della memoria sull’esame di maturità. Le mie aspettative si sono dimostrate vane. Sia perché la serata è stata densa di interventi, riconoscimenti e applausi, richiedendo la mia frequente attenzione e attiva partecipazione, ma anche perché è subentrato, ad un certo punto, il lungo ed articolato post di @marcodobrovich dedicato alla nascita di @steempostitalia (in seguito, SPI) ed alla sua ricostruzione delle dinamiche nel tempo intercorse tra i fondatori e i primi collaboratori.

Come commentato “a caldo” privatamente, Marco l’ha appoggiata piano.

Il post risulta a tratti realista e analico e spesso critico, ma è evidente che riporta sostanzialmente quelle che sono le considerazioni personali dell’autore sulla dirigenza di SPI. Perciò il giudizio personale sui contenuti non può prescindere dall’opinione che si abbia dell’autore.
Personalmente non ho mai fatto mistero del mio apprezzamento personale per @marcodovrovich. Sono arrivata su SteemIt e SPI agli albori di Podium e mi è piaciuta da subito come idea, anche se ignoravo chi ne fosse l’ideatore. Poi, in gennaio, ho scoperto Marco tramite i vari post che si sono susseguiti nel periodo che possiamo definire la prima grande evoluzione di SPI ed ho apprezzato ogni suo intervento e proposta. Non lo conosco personalmente e ci ho avuto anche poco a che fare telematicamente: mi sono più che altro limitata a leggerlo e sposarne la visione e mi è dispiaciuto quando si è allontanato dal nuovo PostIt.
Lo conosco abbastanza da filtrare i contenuti del suo post alla luce delle mie conoscenze? No. Non so come sia nel privato, non so come sia lavorare con lui, non so come si ponga nei confronti dei “colleghi”, dei “superiori” e dei “sottoposti” e non so quanto gli eventuali dissidi e dissapori intervenuti all’interno della dirigenza SPI possano essere dipesi e/o fomentati anche da lui. Non conosco lui, né conosco @bhuz e @thenightflier e quindi non mi è possibile una vera e propria analisi critica di quanto letto.

Come osservato anche da altri utenti meno anziani che hanno commentato il post in questione, buona parte di noi non ha la possibilità oggettiva di entrare nel merito di quelle che sono state le dinamiche alle origini dI SPI, né di quelle che sono state e sono tutt’ora le dinamiche private fra i Grandi Vecchi (passatemi il termine, ovviamente parlo di esperienza, non di età anagrafica). Ammetto che a me piace la schiettezza ed apprezzo molto più il detto che il non detto. Ma sono, ovviamente, anche consapevole che ogni storia ha tante versioni quante sono le persone coinvolte più una, quella oggettiva, alla quale risalire è in genere pressoché impossibile. Anche in tribunale si parla di verità processuale piuttosto che di verità oggettiva.
Quella riportata nel post di @marcodovrovich è la sua verità ed è stato interessante leggerla. Ma non sono in grado di entrare nel merito. La prendo per ciò che è, la archivio e farà sempre parte della mole di informazioni su cui basarmi nel mio personale giudizio di SPI e tutto ciò che la circonda, insieme a tanti altri tasselli. Ma quel post non può e non deve essere inteso come un vessillo sotto il quale o contro il quale schierarsi e spero non venga così inteso dai soggetti coinvolti.

Perché non so gli altri, ma personalmente è questo che percepisco come il rischio attualmente maggiore da utente SPI: che ogni critica e ogni post vengano presi come barricata sulla quale schierarsi, che chi si espone e si esprime in post o commenti (con più o meno garbo, con argomenti più o meno ragionevoli) entri automaticamente in una sorta di “lista di proscrizione”, che chi non voglia perdere il sostegno di SPI debba riversarsi a pioggia sulle critiche con commenti di sdegno e difesa a spada tratta dell’establishment al solo fine di dimostrare che gli apprezzamenti sono comunque più forti delle critiche, perché altrimenti il padrone del pallone prende e se ne va.
Oppure perché altrimenti, se il padrone del pallone nota un leggero calo di pressione e si allontana un attimo per andarlo a gonfiare, ma senza dire ai più cosa sta facendo, si scatena il panico e parte un rondò senza fine di attribuzioni di responsabilità e accuse di lecchinaggio incrociate e reciproche.

  • Credo che @thenightflier sia un @thenightyrant? Francamente no.
  • Credo che @bhuz e @thenightflier facciano il bagno ogni sera nei milioni che generano sulle mie spalle? No. E se anche fosse, vorrei sperare che investissero questi milioni in modo più interessante che in un bagno. Ad esempio in un bel filetto di Kobe… @thenightedonist… faccelo, un pensierino.
  • Credo che la comunicazione all’interno di SPI debba migliorare perché possa migliorare l’esperienza di tutti, dalla dirigenza all’utenza? Decisamente sì.

Tutto considerato e per arrivare al cuore della questione, questi sono i miei punti fermi rispetto a ciò che SPI attualmente rappresenta per me.

IL LAVORO FATTO È STATO PAZZESCO E NON POSSO CHE STIMARE CHI ABBIA PENSATO E REALIZZATO TUTTO QUESTO

Per quanto ne so, i primi della lista sono @bhuz e @thenightflier perché sono i loro nomi che da sempre vedo associati alle creazione ed al mantenimento di SPI. Su questo non può esserci dubbio: SPI è e rimane un’idea geniale ed averla realizzata e portata avanti per più di un anno è un’impresa degna del massimo rispetto e riconoscimento. Chapeau.

La mia stima, peraltro, si estende in quest’ambito anche a @marcodobrovich perché, come ho detto, non solo ammiro l’ideazione di Podium e PostIt, ma ho anche apprezzato ogni altra proposta di ulteriore miglioramento ed evoluzione da lui sinora avanzata. Per qualsivoglia motivo queste proposte non sono state direttamente implementate, ma riappaiono in parte, più o meno rielaborate, nella roadmap di SPI anche se Marco non sembra coinvolto in alcun approfondimento sul tema.

Quali che siano i rapporti personali tra questi tre personaggi, però, non ritengo che apprezzare ciò che ciascuno di essi ha dato e continuerà a dare alla comunità annulli e vanifichi la stima nei confronti degli altri. Né ritengo che leggere e valutare le eventuali rimostranze dell’uno nei confronti dell’altro (che esse compaiano in un post chilometrico o in un commento stringato) equivalga in qualche modo a “schierarsi”.

I SUPPORTI DI SPI ALLA COMUNITÀ ITALIANA SU STEEMIT FANNO VERAMENTE LA DIFFERENZA

Voto ponderato, PostIt e sostegno ai contest e alle diverse iniziative dei singoli utenti sono tutte iniziative magnifiche e che aiutano ciascuno di noi a crescere più velocemente all’interno di SteemIt, sia come autori che come curatori.

Ma il vantaggio di appartenere a SPI non si ferma qui e l’abbiamo visto la scorsa settimana, da orfani di supporto. Anche se non c’era più il voto ponderato e nessuno veniva premiato su PostIt e anche se molti contest e iniziative sono stati sospesi in assenza del sostegno necessario a continuare, il canale Discord esisteva ancora, noi eravamo ancora in contatto gli uni con gli altri, decine di post sono stati scritti, votati e commentati, si è creata comunque un’interazione basata sostanzialmente solo sul fatto che ci conoscevamo già in quanto partecipanti alla medesima comunità.
Curiosamente, sembra sia stato invece l’annuncio della ripresa del supporto ad aver rallentato la produzione di post, probabilmente perché gli autori hanno ben pensato di tenersi i post nel cassetto fino alla prossima riapertura dei rubinetti. Ma questa è un’altra storia.

Perciò anche in assenza di alcun supporto economico, SPI offre di per sé un valore aggiunto all’esperienza di ciascuno di noi su SteemIt. E di ciò, ancora una volta, bisogna dare atto si suoi fondatori.

TUTTO LO STAFF DI SPI SI FA UN MAZZO TANTO PER PORTARE AVANTI LA BARACCA E LE LAMENTELE RISPETTO AI COMPENSI ATTUALMENTE RICONOSCIUTI ALLO STAFF SONO RIDICOLE

L’ho detto anche laddove mi si è presentata la possibilità di rispondere alle suddette lamentele: il lavoro di un curatore è complesso, articolato e impegnativo soprattutto a livello di tempo. Di per contro, un curatore viene remunerato, per una giornata di lavoro, poco più che un giro di voto ponderato su un singolo post. Post che, con ogni probabilità, quel giorno loro non hanno comunque scritto e pubblicato perché impegnati nella curation. Non ci trovo, quindi, nulla di strano, anormale o ingiusto. Anzi, personalmente sarei favorevole a riconoscere una remunerazione anche ai maestri d’asilo.

D’altra parte, il voto ponderato impegna pur sempre (ora come ora) solo un 10% del VP di ciascun partecipante: ogni singolo post ha perciò la possibilità di guadagnare molto più della curation fee se suscita in ciascun lettore un apprezzamento tale da spingerlo ad alzare la percentuale del proprio voto, senza contare la possibilità di essere in ogni caso votato dagli utenti in voto manuale (che, mediamente, hanno un VP più alto). La curation fee, invece, quella è e quella rimane.
Va, inoltre, considerato che la remunerazione ai post deriva dal contributo di ciascuno di noi, che impegna le proprie risorse in termini di VP per votare ma genera, sostanzialmente, nuova ricchezza non togliendo soldi a nessuno. Le curation fee, invece, vengono corrisposte direttamente dall’account di @steempostitalia che, ricordiamolo, è un account aperto a titolo personale da @thenightflier che potrebbe, in un qualsiasi momento, iniziare il power down e fra 13 settimane andarsene col malloppo. Perciò ogni fee che paga diminuisce proporzionalmente il suo personale tesoretto.

NESSUNO PARTECIPA A STEEMIT PER BENEFICENZA ED È NORMALE E NATURALE CHE SPI SIA STATA CREATA A FINI DI LUCRO. E QUINDI CHI L'HA CREATA È IL PRIMO A VOLERE CHE ABBIA SUCCESSO.

Nei vari post di denuncia e nelle diverse illazioni di natura economica fatte negli ultimi sei mesi nei confronti di @bhuz e @thenightflier (e non si tratta del post di @marcodovrovich, che critica altro) l’elemento di cui ho sempre sentito la mancanza è una schietta analisi dell’origine delle “ricchezze” dei rispettivi account. Non perché mi interessi, ma perché considero sostanzialmente inutile arrovellarsi su come e perché entrambi speculino o guadagnino con SPI senza accertare, in prima battuta, come i loro account e l’account di @steempostitalia abbiano raggiunto l’attuale livello di Steem Power.

Hanno investito soldi di tasca loro, hanno usato bot a manetta, li hanno ricevuti in eredità, c’hanno la fabbrichetta, svaligiano banche nel tempo libero, prestano soldi a strozzo, sono calciatori della nazionale italiana che stanno risparmiando un sacco di soldi che avrebbero speso in mignotte russe?? È irrilevante. Se questi account sono arrivati dove sono arrivati grazie a investimenti di tempo e denaro personali, quello che fanno con gli Steem di questi account sono economicamente parlando solo ed esclusivamente affari loro.
Diversamente, se questi account fossero stati creati grazie a una raccolta fondi tra i membri di SPI e/o se periodicamente ci venisse chiesto di contribuire con trasferimenti di steem o upvote obbligatori, il discorso sarebbe diverso. Ma non mi risulta che nessuno abbia mai avanzato ipotesi di questo tipo, quindi le escludo a priori.

  • Gli account di @bhuz, @thenightflier e @steempostitalia hanno il valore che hanno grazie agli investimenti operati dai rispettivi titolari? Sì.
  • È mai uscito qualcosa dalle mie tasche per finanziare questi account? No.
  • I titolari di questi account hanno un qualsivoglia obbligo economico nei miei confronti in quanto utente SPI? No.
  • È giusto che l’aver ideato e continuare a gestire SPI generi un tornaconto economico, di qualsivoglia valore? Sì.

Questo, per quanto mi riguarda, esaurisce l’argomento economico. Che non esaurisce, peraltro l’entanglement che sorge tra i diversi partecipanti a SPI.

LA COMUNICAZIONE ALL’INTERNO DI SPI ANDREBBE RIPENSATA E MIGLIORATA

A mio parere, sì.

Mentre scrivevo questo post, @marcodobrovich ne ha pubblicato un altro, che in qualche modo si avvicina a quello che volevo dire in questo punto.

Il fatto che i fondatori di SPI non abbiano alcun obbligo economico nei confronti dei singoli utenti, a parer mio non esclude che per il fatto stesso di aver creato SPI non abbiano maturato degli oneri di altra natura nei confronti degli utenti. Chiamiamoli, se volete, morali.
Io la vedo così: è come avere un figlio. Quando hai un figlio ovviamente gli oneri economici ci sono, ma mettiamo che il figlio abbia raggiunto l’indipendenza economica e quindi anche la Cassazione ti consenta di chiudere i rubinetti. A questo punto, puoi decidere che tutto sommato tuo figlio non ti piace granché e tagliarlo completamente fuori dalla tua vita? Di fatto, sì. Ma sfido chiunque a non giudicare negativamente questo genitore o a biasimare l’eventuale risentimento del figlio nei suoi confronti.

Creare una comunità comporta degli obblighi nei confronti della stessa che vanno al di là del mero fattore economico e, secondo me, una corretta e attiva comunicazione è l’elemento fondamentale di un corretto rapporto con i membri della comunità.
A me, in realtà, non interessa che SPI diventi necessariamente una realtà in tutto e per tutto democratica, una “società collettiva a gestione partecipata”, come l’ha definita Marco. Mi va bene che rimanga una “società collettiva a gestione accentrata”, ma in questo caso vorrei comunque che i cambiamenti, i momenti di riflessione, le eventuali pause o le evoluzioni venissero sempre accompagnati da una chiara e circostanziata informazioni agli utenti.
Il che, per intenderci, non significa che se sto giocando a pallone con i miei fratelli e uno di loro dà una rispostaccia a nostro padre, quest’ultimo dopo qualche minuto prende il pallone (che ci ha comprato lui) e se ne va per alcune ore, per poi tornare e dire che si era accorto che era un po’ sgonfio e ce lo restituisce, vada bene così. Perché quelle ore non solo noi fratelli le avremo passate a discutere su cosa sia successo, perché e di chi sia la colpa, ma, per il principio per cui gli eventi negativi rimangono molto più impressi nella memoria di quelli positivi, io mi ricorderò a lungo la schiena di mio padre mentre se ne va col pallone, molto più che il suo viso mentre ce lo riporta.
Significa piuttosto, ad esempio, che se qualcuno mi fa una domanda che ritengo stupida, prima di rispondere cerco di capire perché me l’abbia fatta, magari rendendomi conto che le informazioni necessarie a capire la risposta non sono state fornite tutte o nella maniera più corretta e, nel rispondere, cerco di aggiustare il tiro, piuttosto che trattare a priori la persona come un idiota e gettare ulteriore benzina sul fuoco.

Quindi, riepilogando.

  • Ritengo che la direzione di SPI abbia un qualsivoglia obbligo economico nei miei confronti in quanto utente SPI? No.
  • Ritengo che la direzione di SPI abbia un qualsivoglia obbligo informativo nei miei confronti in quanto utente SPI? Sì.
  • Ritengo che rientri nelle prerogative della dirigenza decidere se e come tenermi informata in quanto utente SPI? Sì, ma ovviamente tutto andrà ad alimentare il mio personale bilancio di costi/benefici del far parte di SPI. Un po’ come posso scegliere di farmi andare bene le corna perché ci sono mille motivi per cui sto assieme al mio partner, di cui la fedeltà è solo uno, ma se piano piano vengono a mancare anche altri elementi del rapporto, come ama spesso dire qualcuno dello staff, “so dov’è la porta”.

Sono una divoratrice di narrativa e cinema, quindi sono allenata nel cercare moventi e ricostruire la psicologia dei vari personaggi. E a pensar male ci si azzecca, mi insegnano. Ma sono anche un’inguaribile, pigra ottimista convinta che comportarsi secondo buona fede sia molto meno faticoso che architettare complicati piani per fottere il prossimo. Quindi fino a prova contraria tendo sempre a pensare che quando qualche meccanismo si inceppa ci siano distrazione o impreparazione, dietro, piuttosto che malizia.
Quindi in realtà non pensò che @thenightflier non ci dica le cose con la frequenza ed il dettaglio che vorrei per cattiveria o mala fede, ma semplicemente perché questo è il suo modo di gestire la cosa.

Pecco di ingenuità? Forse.

Quello che so è che SPI è un valido strumento per affrontare con una marcia in più il mare magnum di SteemIt. Non è perfetto ma è sicuramente perfettibile ed io sono e rimango interessata alla sua evoluzione. Spero che il contributo di tanti possa accompagnare questa evoluzione, spero che, se e quando avrò dei suggerimenti miei, questi possano trovare spazio e spero che questo mio post venga inteso con lo spirito costruttivo col quale l’ho scritto. Se così non sarà, ne sarò dispiaciuta, ma aggiusterò le mie aspettative rispetto a ciò che SPI può essere e fare, come ho già fatto in passate occasioni.

La vita è troppo breve per angustiarsi di ciò che succede al di là di qualche pixel.

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Cara @imcesca, bellissimo articolo, ti seguo da quando ho saputo che anche tu frequenti l’Osteria Francescana di Bottura, ma probabilmente in giorni della settimana diversi perché non mi pare di averti mai vista.

Di solito faccio commenti elaborati ai post che mi piacciono, ma in questo caso ho già parlato molto (anche troppo) di questo argomento... andrò piano piano a spulciare i tuoi vecchi post. 🙂

followed you,follow back.

Bellissimo post. Complimenti.