La pelle impolverata

in #writing7 years ago

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Un giorno mi trovai dall’estetista per fare la manicure.
Le mie unghie crescono dissennate e disordinate.
Alcune dita hanno unghie appuntite, altre le hanno a spatola.
Quelle a spatola mi danno un fastidio...
Quando provo a metterle a posto con forbicine e limette, quelle a spatola non ne vogliono sapere.
Obbediscono ai miei dettami estetici per qualche giorno, poi ritornano piatte e insulse.

Così eccomi dall’estetista, una cara ragazza molto esperta con collaboratrici attente e calme.

Quel giorno, mentre una giovane apprendista mi tagliava le pellicine, entrò una signora alta, magra coi capelli corti bianchi e il colorito strano, grigio.

Era conosciuta perché quando si sedette si apprestarono a lavorare delicatamente sul suo volto.
“La solita pulizia?” le chiesero.
“Certo”.

La signora che si chiamava Annalisa si rivolse a me e mi parlò.
Iniziano dalle orecchie a pulirmi.
Io ascolto parlare le persone e tutte le male parole formano nei miei padiglioni auricolari un cerume che è il fango dell’inciviltà. Io assorbo queste inciviltà che per fortuna si fermano all’ingresso del mio udito.
Ma mi è successo a volte che il cerume penetrasse più a fondo, quando discorsi molto disgraziati arrivarono al mio ascolto. Fu quando il mio vicino urlò ad un signore di colore di non passare davanti a casa sua mai più e di non camminare sulla sua strada.

Poi puliscono le mie unghie.
Sotto di esse crescono radici nere. Succede raramente, ma succede. Capita quando mio marito inizia ad alzare la voce. Le mie dita sudano in quel momento perché sanno. Poi mio marito alza le mani per battermi. Non lo fa, perché mi ama. Ma la mia tristezza arriva alta e si formano radici e piante nere.
Ci vuole esperienza per estirparle.
Quando le vede mio marito piange e dice che non lo farà mai più.

Dopo le unghie è la volta della pelle del viso.
Si impolvera.
Si riempie di polvere.
E’ la polvere della solita vita ripetitiva che mi circonda.
Non solo la mia, ma anche della maggior parte delle persone che conosco o che casualmente incrocio.
Cosa guardiamo questa sera alla tv? Andiamo al Centro Commerciale, no, andiamo all’Outlet. Ti è piaciuto? Ti offro un caffè? Programmiamo le vacanze? Dove ho messo le chiavi?! Com’è andata a scuola? Questi giovani non hanno più valori perché sono sempre chini sul tablet. Mi vuoi bene? In questa città non succede mai niente, è un mortuorio. E così via.

Tutti questi luoghi comuni sono micidiali per la mia pelle.
Si impolvera, come le ho detto.

Loro sono brave a pulirmi.
Lo fanno con pennellini urticanti e sussurrando canzoni inedite che inventano lì per lì, prive di solite storie.
Queste canzoni strambe mi allontanano dalla routine e la mia pelle torna a splendere.

Ed eccoci agli occhi.
Agli angoli dei miei occhi ci sono dei piccoli cristalli di lacrime.
Si solidificano dopo qualche mio pianto indomabile.
Io piango solo quando delle tragedie piccole o grandi succedono ai bambini.
Il babbo che strattona la figlia, il bullo più grande che picchia il piccolo indifeso, la mamma che è indifferente alla noia del figliolo e così via.
Mi fa piangere tutto questo.
Nel mio caso le lacrime non scendono ma si solidificano istantaneamente.
Così arrivo qua e me le sciolgono con un unguento speciale: l’olio per la pelle dei bimbi.

In questo centro estetico c’è anche un esperto callifugo.
Ne ho di calli, sui piedi e sotto i piedi.
Mi crescono al calar della sera, ogni due settimane, quando puntualmente mi arriva il magone del futuro.

Ho paura di cosa sarà capace di fare questa umanità incivile.
Non tutti sono incivili, certo… ma purtroppo io non vedo grandi spiragli…così mi prende il magone.
Allora cammino e striscio i piedi, quasi per autopunirmi.
So che è sbagliato, so che sembra una resa, ma succede.
E mi crescono i calli.

Allora il callifugo opera e li elimina.
Tranquillamente mi dice che i miei calli sono speciali. Sono unici. E mentre lo dice gli viene il magone. Perché lui capisce."

Dopo qualche ora, la Signora Annalisa se ne andò, leggera e luminosa.
Mi diede un bacetto sulla guancia e mi salutò con affetto inaspettato.

Io ho finito il mio trattamento e sono uscita perplessa, con ancora nel cuore quell’affetto inaspettato.
Non capivo perché.

Al calar della sera, uscii sul balcone e guardai le luci della città e arrivò improvviso il mio primo magone del futuro.
Scesi in strada e iniziai a strisciare i piedi sull’asfalto dell’inciviltà.
Intanto le mie unghie ricrescevano a spatola.

Con questo racconto partecipo al contest theneverendingcontest n°40 S5-P8-/1 proposto da @noemilunastorta.
Il disegno è dell'autore

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Sto recuperando un po' di storie...per fortuna non mi sono persa questa! Meravigliosa.

sei troppo avanti sbara!! bellissimo :-))

Grazieee! Sempre insieme a creare!

Una splendida raffigurazione di questo mondo..
Complimenti (non lo dire a nessuno shhhh ma per me vinci tu!)!!

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Grazie! Vediamo cosa si può fare per questo mondo, noi piccole formichine.

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Un testo che coinvolge emotivamente il lettore. In forma di monologo potrebbe diventare una straordinaria performance di Teatro di Parola. O mi sbaglio?

Grazie. Per il monologo, un'ottima idea. Ci penserò.

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