La spada di Sigfrido

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Sono Gunther Gunther, decimo discendente di Sigfrido.
Sigfrido sconfisse il drago Fafner con la sua spada magica Gram forgiata dal suo maestro il nano Ragin.
Egli, nascosto vicino allo stagno, aspettò che il drago venisse ad abbeverarsi. In un balzo lo trafisse, evitando le fiamme che arrostirono una quercia ed un oleandro. Poi intinse il proprio corpo nel sangue del drago e divenne invulnerabile. Ma una foglia si posò sulla sua spalla e solo in quel punto rimase vulnerabile.
Io sento spesso uno strano prurito alla spalla sinistra e quando cambia il tempo l’articolazione mi fa soffrire.
Ora, nel ventunesimo secolo, nessuno crede più ai draghi.
E’ un grave errore.
I draghi si stanno preparando e organizzando.

Papner, compagna del drago Fafner ucciso da Sigfrido, nascose cinque uova nel profondo delle foreste norvegesi.
Un uovo impiega un secolo a dischiudersi.
Nell’anno 1351, in pieno Medioevo, le cinque uova si sono dischiusero.
Ma la mamma Papner non li lasciò volare nel mondo.
Li crebbe celati a tutti, nutrendoli con renne, alci e qualche cacciatore di frodo.

Insegnò loro a controllare le fiamme, a volare con abilità, a nascondersi mimetizzandosi col verde.

E spiegò loro chi è il più terribile nemico del drago, cioè noi, gli umani.

Di nascosto li portò a conoscere le abitudini del loro nemico, come alleva i figli, quali sono le sue armi, quali sono le sue debolezze.
E qualche volte attrasse cavalieri solitari nella foresta, per addestrare i piccoli draghi al combattimento.
I cavalieri si batterono con grande impegno, ma la loro armatura divenne quasi sempre il loro microonde personale in cui bruciarono allegramente.
Oppure un colpo di coda li sbattè contro le rocce o nei fiordi ad annegare.
Ma ancora non volle che affrontassero il popolo degli umani.
Aspettò che gli umani si distruggessero da soli, si indebolissero, si sfiancassero, si ammorbidissero, si frollassero piano piano.
Passarono altri secoli.
Ora è giunto il momento.
Mamma Papner è morta, ma i cinque draghi ora voleranno sulla nostra Terra desolata per conquistarla.
Gli umani sono confusi nel nostro tempo, sono senza coraggio anche se hanno armi e mezzi tecnologici mai conosciuti.
E ora la pandemia ci ha resi ancora più vulnerabili.
I draghi hanno una grandissima intelligenza e hanno capito tutto.
Forse la nostra umanità ha bisogno proprio di essere decimata, ridotta, assottigliata. Siamo disgraziati esseri avvinti ai nostri averi, senza più spiritualità, senza mete alte.

Un tempo i filosofi erano ascoltati e seguiti.
Avevano influenza sui poteri costituiti.
Ora i filosofi sono parvenze blateranti in tv, fantasmi logorroici precipitati nei brevi momenti instagram subito cancellati.

Forse l’umanità deve rigenerarsi attraverso una selezione naturale, deve essere massacrata per poi rinascere.

Così pensano i draghi e forse hanno ragione.
Ma l’uomo non è saggio. E’ l’essere vivente più adattabile di tutti gli esseri viventi.
E non ha voglia di estinguersi.
Così dovremo affrontare i draghi, non con i missili ariaterra, non con i droni mitragliatori o con le bombe atomiche. Sono invulnerabili e preparati.
Solo io posso sconfiggerli. Ho ereditato la Spada. La Spada Gram di Sigfrido.
E sono invulnerabile, eccetto nella spalla, perché Sigfrido aveva messo il sangue del drago Fafner in una botte che io ho trovato. Mi ci sono immerso.
Sono qua, nella tundra norvegese.
Eccoli: Pipner, Fufner, Ramtan, Carbner, Sosper la femmina.
Venite!
La battaglia ha inizio.
Fiamme, fiamme!
Ah ah ah! Niente! Non mi fate niente!
Però un po' di caldo lo sento.
Fendenti, scimitarrate, affondi, mulinelli, sangue di drago!
Io Gunther Gunther, discendente di Sigfrido, difenderò l’umanità!
Avanti! Avanti!
Sono pronto a morire per questa umanità dolente e stupida!
Così l'umanità riavrà la luce della coscienza di se stessa.

Nella sua stanza tutta bianca e insonorizzata, con le pareti di gomma, Gunther combatteva per difendere l’umanità, quell’umanità che l’aveva escluso, l’aveva deriso, lui, Gunther dalla mente schizzata e spezzata.
Si scagliava contro le pareti, rotolava battendo con furia i pugni contro il pavimento, scagliava imprecazioni e pedate nell’aria.
Non odiava quelli che lo avevano ridotto ad uno straccio mentale. Li compativa, perché non sapevano quello che facevano. Non odiava quelli che l’avevano rinchiuso.
Erano omuncoli imbecilli. Avevano paura delle sue verità.
La sua mente era oltre, si batteva per grandi ideali, per dare una vita più luminosa alle nuove generazioni.
E i draghi non l’avrebbero sconfitto.
Egli, Gunther Gunther, avrebbe salvato l’umanità.
Avrebbe risparmiato un drago e gli avrebbe insegnato l’arte di essere profondo e tollerante.
Con il drago avrebbe volato sul mondo gettando petali di saggezza sulla sua cara umanità.
Gunther Sigfren, filosofo norvegese, morì il 20 maggio 2020 nei pressi della clinica psichiatrica di Bergen in Norvegia, dove era ricoverato, precipitando in un fiordo.
In mano impugnava una spada di legno.

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I disegni sono dell'autore

Con questo racconto partecipo a theneverendingcontest n° 129 S4-P6-I3