Shall we dance?
La milonga è al buio, le sagome dei ballerini sono rischiarate a tratti dai bagliori delle lampade disposte sui tavolini, intorno alla sala. E’ estate, e un lato del locale è aperto sul prato del giardino circostante, che ospita altri tavoli occupati dai tangueros in attesa. La musica pervade ogni spazio, esterno ed interno, ma chi si trova seduto approfitta della pausa per rilassarsi bevendo qualcosa di fresco e scambiando due chiacchiere. Guardo in giro per cercare qualche faccia nota, per capire come butterà la serata.
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Siamo a Roma, non una piazza facile per il tango, anzi, per le tanghere. Ma andiamo per ordine.
Chi pratica da un tempo sufficiente questo ballo unico al mondo sa quali sono le regole base della milonga (il nome indica sia la sala che uno dei ritmi ballati in pista): è l’uomo che invita al ballo, le donne sono sedute a sventolarsi con i loro ventagli e aspettano. Almeno è ciò che appare, perché in realtà a Buenos Aires, dove è nato, per invitarsi ad entrare in pista uomini e donne hanno un codice ferreo, si guardano da lontano. Magari si sono osservati a lungo durante le tande, cioè l’insieme di quattro tanghi consecutivi che ogni coppia ha a disposizione. Hanno studiato il genere preferito dall’uno o dall’altro: Gardel o D’Arienzo? Vals, tango o milonga? Oppure si sono fatti attrarre da un particolare, un adorno elegante della caviglia di lei, o una figura ardita proposta da lui. Come che sia, nessuna tanda può iniziare senza una mirada reciproca. Quindi chi è che invita alla danza, in realtà? Se lui ti guarda ma non ti piace, puoi voltare lo sguardo e fingere di non averlo nemmeno notato. Se invece non ti guarda ancora, tu lo fisserai con insistenza durante la serata e alla fine è probabile che capitolerà. Certo, un bel vestito svolazzante, con le scarpe e gli accessori giusti, apre molte piste, ma l’arte antica della mirada, seguita dal cabeçeo, cioè dal leggero cenno di assenso della testa, si impara dalla più tenera età.
In Italia è diverso. A noi, fin da bambini, mamme, nonne e prozie hanno ripetuto che non sta affatto bene fissare le persone, dunque non è facile starsene seduti intorno ad una sala in penombra a scrutare la gente, specie se sei miope. La pratica invalsa dalle nostre parti, quindi, è vecchia come il cucco: lui si alza, attraversa lo spazio che vi separa e ti chiede “Vuoi ballare?” Toglietevi dalla testa, voi donne occidentali emancipate, di poter fare il contrario perché magari avete due lauree, un dottorato e sette master. Dovete attendere e, se frequentate le rare milonghe serie e filologiche, darvi da fare a mirar. A Roma, in particolare, in genere una donna viene invitata se è “del giro”, se passa sere e sere a farsi conoscere ed apprezzare, ma non sono rare serate in cui, a poco a poco, ci si sente parte integrante dell’arredo e si finisce col pensare, specie nelle gelide brume invernali, “ma non era meglio sul divano, sotto le pezze, davanti a un bel film?”
Ma ci sono anche volte in cui a una tanda ne segue un’altra, e poi un’altra ancora. Un altro codice tanguero impone, più o meno, di cambiare partner ad ogni tanda, perché una milonga non è un luogo dove si vada a rimorchiare e anche le coppie sposate o stabili sono caldamente invitate ad aprirsi ad altri partner di ballo, perché la bellezza del tango è, appunto, nell’incontro. E incontrare persone diverse, cercando una sintonia muta che si affidi solo ai movimenti, assecondando la musica, è un’esperienza umana di grande bellezza.
Come si vede dalla foto, la vicinanza è massima: lei poggia il viso su quello di lui e, soprattutto, tiene gli occhi chiusi. Alla mia prima lezione, la sensazione di non vedere dove andassi e, per di più, procedendo all’indietro, mi sgomentò alquanto: è il ballerino che “porta”, che propone andatura e movimenti, mentre la ballerina “segue”. E’ ovvio che si tratta di una metafora, nemmeno troppo celata, del rapporto sessuale, ma posso assicurare che dopo anni di tango è qualcosa che resta abbastanza sullo sfondo, fino a perdersi nel buio. Molto più interessante è trovare l’accordo dei corpi tra loro e con la musica e stare ad occhi chiusi lo rende molto più vero ed intenso. Senza contare che, almeno per qualche ora alla settimana, non devi decidere nulla, non devi intervenire su nulla, ma puoi semplicemente lasciarti andare alla bellezza dell’incontro. L’incontro tra umani, tra anime silenti, è così centrale, che i sopravvissuti alle prigioni degli anni bui della dittatura argentina raccontavano di aver pensato che gli aguzzini potevano togliergli ogni ricchezza, ogni dignità, ma non avrebbero mai portato via loro il ricordo dei tanghi che avevano ballato.
E' davvero una sensazione impagabile, gente, e questa è stata proprio una serata positiva, ho incontrato amici e sconosciuti e ho ballato tanto, bene, con gioia.
Se non l'avete già fatto, che ne pensate di entrare in milonga, un giorno o l’altro, per ascoltare e magari ballare una delle musiche bellissime e struggenti che vi risuonano? Intanto vi regalo “Esquinas porteñas”, il mio tango vals preferito.
Vorrei danzar con te 🎶
Anche se, ahimè, quanto a ballare col tuo viso sul mio, la vedo dura... 😍