Orange Is The New Black: Fine vicina per la bandiera colorata di Netflix

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Orange Is The New Black

Dopo  6  anni  la noia inizia a fare capolino

    Litchfield is gone  
    Welcome in maximum security  

Netflix sarebbe quella superpotenza che oggi tutti conosciamo se non avesse avuto l'intuito e la lungimiranza di puntare su un prodotto come Orange is the new Black per lanciare la propria piattaforma.
Tutto lascia pensare che la risposta sia no.
Se ti proponi come novità tecnologica e come game changer nel panoramo televisivo mondiale hai bisogno di far trasparire dai tuoi prodotti questa vision.
E' stata una genialata quella di presentarsi al mondo con una serie corale con protagoniste sole donne, per di più donne emarginate e rinchiuse dentro una prigione, strizzando l'occhio ad Oz per l'ambientazione, a Breaking Bad per la caratterizzazione dell'allora personaggio principale e al mondo LGBT per la determinazione con cui porti sul piccolo schermo il mondo lesbo e tutte le sue sfaccettature.
Più nuovo, frizzante e diverso di cosi si muore.
Se a questo aggiungiamo che la serie fu la prima che si ricordi ad essere rinnovata non per una stagione ma per 4 stagioni allora il quadro è completo.
Netflix si stava presentando al mondo con una serie tv fresca e rischiosa nella quale credeva a tal punto da concederle un rinnovo per 4 stagioni.
Progettualità e visione di insieme che devono essere sembrati una garanzia al grande pubblico visto i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti e vedono Netflix come la casa che ha ottenuto il maggior numero di nominations agli Emmy Award 2018, superando la da sempre insuperabile HBO.





    Nuova Location, vecchi discorsi  

La sesta stagione di Orange Is The New Black era molto attesa dopo una quinta vissuta tra alti e bassi e chiusasi con un colpo di scena che aveva fatto piombare nell'incertezza tutte le detenute.
Nella sesta stagione si esplorano le conseguenze di quella conclusione articolando l'intera stagione su diverse storyline che hanno il demerito di essere fin troppo scollegate tra loro.
Da una parte un filone giudiziari legato alla caccia della colpevole o delle colpevoli della rivolta avvenuta nella quinta stagione.
Dall'altra quella della lotta intestina fra quelle che dovrebbero essere le grandi burattinaie del carcere di massima sicurezza, scelto come nuovo ambiente entro cui tessere la trama.
Le guardie hanno avuto molto spazio attraverso il "fantainmate" che ha divertito all'inizio finendo per stufare già a metà stagione.
Si è dato molto spazio a Caputo, ai suoi sensi di colpa e la sua umanità e questa è forse stata la scelta migliore, pur difettando di guizzi che hanno reso tutto troppo piatto e prevedibile.
In mezzo a tutto questo c'è stato il solito tram tram di detenute intente a ridere, scherzare, sognare la libertà ma anche a tradirsi, giudicarsi e strozzarsi a vicenda.

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    Il guzzo che manca  


Poco da dire su questa stagione, che pur mantenendo il solito grado di piacevolezza è sembrata essere davvero sottotono.
Basta prendere un dialogo a caso (a parte un dialogo tra Caputo e Taystee e altri sporadici casi) per rendersi conto della mancanza di brillantezza di questa stagione. Dialoghi spesso da soap opera, attrici molto svogliate, a parte la solita ottima Uzo Aduba e qualche altra eccezione.
C'è dunque un serio problema strutturale che fa di Orange is The New Black una serie con pochissimo da dire ormai, con tanti personaggi secondari che oramai hanno esaurito la loro funzione e quelli primari che sembrano stanchi un po come la sempre ostinata Red.
E qui veniamo al secondo difetto congenito che attanaglia la serie da qualche anno ovvero la sua fantomatica protagonista Piper.
Chi ha nella mente la tanto acclamata prima stagione ricorderà quanto la fortuna della serie fosse stata legata alla caratterizzazione del personaggio di Piper Chapman, graziosa ragazza per bene che piombata in prigione per un reato minore iniziò una trasformazione che da molti fu paragonata a quella da Walter White ad Heisenberg in Breaking Bad.
Paragone tematico che ci poteva stare ma con ovvie differenze dal punto di vista della qualità e solidità di scrittura e recitazione.
Ebbene oggi Piper è l'ombra di quel personaggio cosi come Orange Is The New Black è diventa ombra di se stessa.
Piper vaga nei corridoi del carcere cosi come gli spettatori vagano tra gli episodi per cercare una traccia del suo passaggio e cosi come gli sceneggiatori vagano tra le loro idee a caccia di quella giusta che non sembra però essere ancora arrivata.
Arrivati alla stagione numero 6 sono tanti gli interrogativi che la serie lascia allo spettatore che a questo punto dovrà chiedersi se continuare a dare credito ad una pur sempre discreta serie dal passato illustre o abbandonare il carcere più famoso della tv per recarsi in uno dei tanti lidi più attraenti che la televisione odierna offre.
A noi spettatori l'ardua sentenza, prima che sia troppo tardi, prima che siano gli spettatori a diventare prigionieri della serie.





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Perso tra le montagne di Twin Peaks mi ritrovai ad Albuquerque dove un furgone mi trasportò a Westeros e a Westworld successivamente dove ritrovai una cabina telefonica inglese con un Dottore pronto a giocare a Basket o a Calcio con me e a parlare di sociale, politica, futuro, persi come fossimo sull'isola di Lost.




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Ma guarda io sono ala terza e già mi pare sottotono...E piper mi inizia ad annoiare =(

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In effetti non tutto è filato superliscio nel corso degli anni

Concordo in pieno in ciò che hai scritto. Bella serieTV, geniale come soggetti ma l'ultima stagione proprio sotto tono. Speriamo la prossima si impenni e ci regali ancora grandi emozioni ma soprattutto finisca. Io dopo 7 stagioni inizio davvero a innervosirmi :-)

Ti dirò... sono una che si costringe a finire ciò che ha iniziato, solitamente, ma l'ho abbandonata dopo un paio di episodi alla terza stagione. Mi sembra noiosa, un'ora di puntata (che in altre serie mi sembra fin troppo poca) non passa mai ed ho spesso rischiato di addormentarmi. Non mi è piaciuta affatto, il target mi sembra molto quello delle bimbe minkia fra i 20 ed i 40 anni.