Gomorra: Chest'è
La dimensione della quarta stagione di Gomorra è stata forse troppo ridotta rispetto all'effettivo impatto che la serie tratta dal romanzo di Roberto Saviano avrebbe meritato.
Da osservatore attento delle dinamiche seriali credo che a far passare in secondo piano l'ennesimo lavoro eccelso del team Sky sia stato il concomitante rilascio dell'ultima stagione di Game of Thrones, fenomeno mondiale senza pari che ha calamitato le attenzioni di tutti gli appassionati.
Il primo venerdi di Maggio 2019 è andata in onda la coppia di episodi finali della quarta stagione di Gomorra.
Spoiler Alert!
La stagione si era contraddistinta per una serie di episodi centralizzati su vicende e personaggi che fino all'anno scorso avremmo considerato marginali e che invece in questa quarta annata hanno preso la ribalta, uno su tutti il personaggio di Patrizia.
Cristiana Dell'Anna, grazie alla sua interpretazione, si è ritagliata un posto di spicco nel panorama attoriale italiano e nulla lascia dubitare sul fatto che di qui a qualche anno sentiremo parlare di lei per premi importanti.
L'attrice partenopea ha saputo infondere in Donna Patrizia la spietatezza tipica di un boss e l'insicurezza di una donna, moglie, sorella alle prese con qualcosa di troppo grande ma ineluttabile.
Il suo dissidio esistenziale si dissolve in queste ultime 2 puntate in un pentimento che, come spesso accade, viene visto come tradimento e in Gomorra si sa chi tradisce paga.
Non fa eccezione Patrizia che proprio quando credeva di potersi mettere alle spalle la sua vita criminale e ricominciare da zero con il suo Michelangelo dovrà fare i conti con la risolutezza ed il cinismo di Genny.
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Il finale che vede protagonisti i 2 è di una potenza spaventosa.
Eccelsi gli attori ad infondere nel dialogo conclusivo quella freddezza negli occhi di Genny e quella tenera incredulità negli occhi di Patrizia che rendono una scena di per se già memorabile ancora più clamorosamente indimenticabile.
Si tratta di uno dei finali più sorprendenti della storia della tv ed il fatto che a scriverlo, dirigerlo, produrlo e recitarlo siano personaggi nostrani rende ancora più orgogliosi e speranzosi per il futuro dell'industria dell'entertainment italiana.
Si arriva a questo finale per gradi e ancora una volta è Gennaro Savastano a fornire l'aggancio per tutte le storyline che fin li si erano parallelamente sviluppate.
Lui che con tutto se stesso aveva provato ad emanciparsi e distanziarsi dalle attività criminali per il bene di suo figlio e per un riscatto della sua figura rispetto a quella di suo padre, arriva al termine della parabola con una presa di coscienza che quel mondo criminale è il suo mondo e per quanto possa volersene allontanare ci saranno sempre delle forze oscure dentro di se e esterne a se che lo attireranno sempre all'interno di quel vortice malato e violento.
Nel corso del suo percorso di redenzione ha provato in tutti i modi a non sporcarsi le mani e fare tutto secondo le regole. Quel cognome, quel vissuto, quella storia ingombrante che si porta dietro non gli hanno permesso di essere accettato dalla società civile che in lui vede solo il figlio di un boss e non un uomo a tutto tondo in cerca di riscatto e redenzione.
L'ennesimo sconvolgimento degli equilibri criminali a Secondigliano fungeranno da miccia per accendere l'animale violento, calcolatore e crudele che alberga in lui. L'affronto di suo zio e della famiglia Levante, determinati a far fuori Patrizia e prendere il controllo dell'impero della droga delle vele, saranno il detonatore che farà esplodere la bomba Genny.
Moriranno per sua mano Gerlando e la moglie e anche Sangue Blu sarà molto vicino all'esecuzione.
Con l'aiuto del misterioso Maestrale Genny tornerà prepotentemente in gioco.
Quello che non sappiamo è che a perdere la vita sarà anche la sua amica e protetta Patrizia, colpevole di non essere riuscita a dissipare i dubbi su una presunta confessione al magistrato Ruggeri durante i suoi pochi giorni di collaborazione con la giustizia.
La scena dell'assasinio di Mickey prima e Patrizia poi colpisce forte allo stomaco come un pugno dato al centro della pancia che blocca il fiato e la circolazione per qualche secondo lasciandoci in preda al panico e allo stupore.
In Gomorra nessuno è salvo, neppure il re, neppure il vincitore.
Ed ecco che la scena finale di un Genny trionfatore che andrà a rifugiarsi in un bunker lontano da figlio e moglie ci da la cifra di quanto Gomorra non sia e non sia mai stata una celebrazione del potere criminale, come alcuni faziosi giornali o osservatori vorrebbero far credere, ma l'esatto contrario.
Gomorra è ed è sempre stata una serie che non fa prigionieri.
Solo morte, pochezza, solitudine e pericolo.
Nessuno è salvo.
Nessuno è salvabile.
Nessuno si potrà mai salvare da quella vita.
Questo è.
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