La moltitudine
Di sovente quando il tempo lo consente, capita di fantasticare e immaginarmi alla ricerca della torre più alta. Dopo averla trovata, dopo essermi fatto spazio, dopo essermi arrampicato in cima e dopo essermi assicurato del fatto che la piana sottostante sia circoscritta da una corona acquatica qualsiasi, fiume o lago, pozzanghera o mare, mi ritrovo a gettare un’occhiata di sotto, per vedere cosa accade.
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Ogni volta si presenta alla vista una moltitudine di uomini intenta a costruire la più bella delle processioni e, se stringo gli occhi, posso inoltre distinguere l’abbigliamento: tutti indossano rudi pelli di cuoio ricoperte da clamidi di colore naturale.
Sembra abbiano un unico scopo che è quello di muoversi in modo sincronico, senza che null’altro riesca a intaccare ciò per cui tutti sembrano essere lì. La cosa inspiegabile, che non mi riesce mai di comprendere, è chi siano il primo e l’ultimo ad aprire e chiudere la fila; trattandosi di una processione il fatto pare sorprendentemente strano, giacchè nel concetto “processione” è implicitamente ravvisabile un’idea di inizio e fine.
Non sento mai il bisogno, per mancanza di coraggio o altro, di interrogarmi troppo, limitandomi ad accettare il mistero per chissà quale oscura ragione, nuovamente misteriosa aggiungerei. Realizzando quindi la presenza di un mistero nel mistero diviene necessaria l’implementazione del disagio, che si tramuta in un’improvvisa insofferenza degli occhi, relativa alla prolungata esposizione all’aria.
Dopo aver sbattuto palpebre e ciglia per scacciare il fantasma, lo scenario che si apre è completamente diverso, fatto di urla e brusii, di colori e di diversi tessuti. Infine, prima di cingermi la fronte con una benda da annodare sulla nuca, e prima ancora di perdere l’equilibrio cadendo di sotto mescolandomi mio malgrado a quel turbinio arlecchinesco, m’accorgo di come l’obbiettivo di tutti sia quello di difendersi dal sole, per la maggiore con un copricapo, e di come ogni sforzo risulti vano, qualora si tenti di individuare, con grande attenzione, fra la calca, due berretti uguali.