Discovery-it presenta: Il Clima

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03/09/2018 | Impaginazione a cura de @ilnegro



Il Clima

Nel corso degli anni, il clima del nostro pianeta ha subìto diverse variazioni. Le stagioni sono cambiate, non abbiamo più un lento e graduale passaggio tra un periodo dell'anno ed un altro. Stiamo affrontando sempre più le conseguenze dei cambiamenti climatici che portano ad avere estati torride, mai viste prima, ed inverni con precipitazioni che si ripercuotono negativamente sulla flora e la fauna del nostro pianeta ed anche su noi stessi. Basta pensare allo scioglimento dei ghiacciai, al cambiamento che, nel corso degli anni, gli animali hanno subìto pur di sopravvivere su questa Terra. Non solo la natura e il mondo animale risentono di queste variazioni climatiche ma anche la salute e l'umore dell'uomo ne vengono influenzati. Se volete scoprirne di più, ecco, qui per voi, quattro articoli che spiegheranno qualche curiosità riguardo questo tema così importante, vitale e appassionante.

Buona lettura!

Adattamento di piante e animali

Vi siete mai chiesti come mai nel corso dei secoli piante e animali hanno visto la propria taglia diminuire? Avrete sicuramente notato, nel corso dei vostri studi scolastici, come la dimensione di molti animali e piante sia notevolmente più piccola se messa a confronto con quelle presenti milioni di anni fa, nel Mesozoico e Paleozoico ere appartenenti alla grande porzione del Fanerozoico. Andando avanti con l'evoluzione ogni specie animale e vegetale ha trovato il proprio equilibrio assestandosi su taglie e dimensioni che noi tutti conosciamo e questo proprio grazie ai cambiamenti climatici che, con il passare del tempo, hanno modellato ogni essere vivente e non su questo pianeta.
Due ricercatori, David Bickf e Jennifer Sheridan [1], hanno svolto degli studi per rispondere proprio a questa domanda: è possibile che le diverse specie riducano le proprie dimensioni corporee in base al clima? Ebbene, i risultati ottenuti sui resti fossili, hanno dimostrato come la stretta relazione tra cambiamento climatico e disponibilità dell'acqua con rispettiva acidificazione, annessi ai cambiamenti di CO2 nell'aria [3] abbiano influito, nel corso del tempo, sui fattori genetici delle diverse specie viventi, in particolare negli invertebrati come api, ragni, vespe e formiche, che mostrano di aver ridotto la propria taglia con una variazione che arriva fino al 75%. Molte sono le specie messe a confronto, tra queste troviamo: cetacei, mammiferi, rettili, uccelli e insetti. Nel mondo marino l’acidificazione delle acque ha compromesso sempre piùi tassi di crescita degli organismi che costituiscono il plancton e le alghe marine, andando a compromettere la vita dei grandi cetacei marini che vedono alla base della loro alimentazione proprio il fitoplancton.
Oltre ad analizzare il passato, si è anche deciso di prendere in esame gli ultimi decenni per trovare un metro di paragone con quello che sta avvenendo ai giorni nostri.
I risultati sono stati molto interessanti: hanno infatti confermato le tendenze del passato ed evidenziato i rischi di questo sempre più repentino aumento delle temperature [1] che amplificando questa continua diminuzione di taglia minerà la capacità di adattamento e, di conseguenza, la sopravvivenza stessa di alcune specie [2].
Inoltre, per quanto riguarda il mondo vegetale, l'aumento della desertificazione sta progressivamente compromettendo l'integrità di molte varietà, insieme ai progressivi sbalzi di CO2 presente nell'aria [3] che, a partire dal Mesozoico, hanno compromesso il ciclo vitale delle stesse provocandone il rallentamento, causato dal basso apporto di CO2 nel ciclo di fotosintesi, comportando una lenta e progressiva diminuzione dello sviluppo [4].
Riportando questa stessa analisi all'uomo, possiamo notare come, in questo momento, siamo arrivati al livello più “alto” di scala evolutiva darwiniana sia per quanto riguarda le dimensioni sia per la capacità di adattamento. Ne consegue una semplice domanda: stiamo, forse vivendo proprio in questo momento il nostro apice evolutivo e siamo destinati ad affrontare lo stesso destino di piante e animali? Oppure la superiorità evolutiva che ha caratterizzato l'homo sapiens nel corso della storia lo ha portato a essere in grado di affrontare anche i futuri cambiamenti climatici?

Fonti:

  1. Taglie animali e piante
  2. Biodiversità
  3. CO2
  4. Ciclo di Calvin

a cura di @phage93

Clima e salute mentale

Quante volte usiamo il termine “meteoropatico” per definire quelle persone che tendono a cambiare umore in base al tempo meteorologico? E tale termine ha davvero una base scientifica o fa parte dei tanti modi di dire? In questo post vedremo insieme le maggiori ipotesi a riguardo, presenti nella letteratura scientifica, e i possibili meccanismi alla base di tali affermazioni.
È conoscenza comune che una maggiore esposizione al sole corrisponda a un umore migliore, ma è davvero così? E se considerassimo anche altre variabili?
Ci sono alcuni dati che ci suggeriscono un’effettiva associazione tra il clima e l’umore; innanzitutto l’effettiva esistenza di un disturbo depressivo “stagionale” con tipica presentazione in inverno e remissione in primavera. Un altro dato è l’utilizzo di una terapia chiamata “Light Therapy” nei disturbi depressivi: si tratta di un trattamento che prevede l’esposizione quotidiana, a occhi aperti, a una fonte di luce per un periodo di tempo variabile [1].
Alla base vi sarebbe la capacità degli stimoli luminosi di influire sulla produzione di serotonina (il neurotrasmettitore cerebrale implicato nel “buon umore”) e di cortisolo (o “ormone dello stress”) da parte dell’ipotalamo, contribuendo a mantenere la regolare ciclicità che caratterizza il sistema neuro-endocrino, fondamentale per il nostro benessere psico-fisico.
Infine i raggi UV agendo sulla pelle determinano la produzione di vitamina D che, tra le varie funzioni, andrebbe anche a influenzare i livelli di serotonina presenti nel cervello [2].
Una correlazione, apparentemente discordante con i benefici della luce solare, in termini di umore, è quella riscontrata tra stagionalità e suicidi, risultando questi più frequenti in primavera e nel primo periodo estivo, periodi appunto molto soleggiati. Alla base è stato ipotizzato vi possa essere il repentino cambiamento di temperatura nel passaggio dal periodo invernale a quello primaverile/estivo che potrebbe causare irritabilità e agitazione. In periodi più lunghi di esposizione, invece, il sole costituirebbe un fattore protettivo rispetto ai suicidi [3], [4].
È doveroso sottolineare che gli studi effettuati a riguardo dell’associazione clima-umore hanno sempre mostrato risultati discordanti, facendo pensare a una differenza inter-individuale nella reazione alle condizioni metereologiche. Su questa base sono stati addirittura ipotizzati dei “tipi di personalità” legati alla risposta al clima.
Analizzando infine l’impatto del clima sull’umore e il benessere psichico su una prospettiva più ampia, è stata riscontrata un’influenza anche sui conflitti sociali sia nei paesi sviluppati che non. Diversi studi sia in ambito psicologico che economico hanno ripetutamente dimostrato un aumento dell’aggressività e della violenza eterodiretta in concomitanza di temperature elevate, in diversi tipi di contesti. In generale le “ondate di caldo” non sono pericolose solo per il nostro corpo e la sua capacità di adattamento ma anche per il peggioramento del nostro umore e dei rapporti interpersonali [5].
Tale evidenza non può non far preoccupare in vista dei futuri, ma non troppo lontani, cambiamenti climatici a cui la Terra sta andando incontro, come appunto il riscaldamento globale della superficie terrestre ma anche il rischio di inondazioni e l’incremento dell’inquinamento, tutti eventi che rischiano di mettere a serio rischio non solo la nostra salute fisica ma, alla luce di quanto detto, anche la nostra salute mentale.

Fonti:

  1. Light Therapy
  2. Clima e stato emozionale
  3. Esposizione al sole e suicidi
  4. Associazione tra variabilità climatica e suicidi in Australia
  5. Temperatura e criminalità

a cura di @rosemery

Riscaldamento globale

Il cosiddetto riscaldamento globale [1], cioè il fatto che la temperatura media del pianeta sia in costante aumento e la teoria che questo fenomeno sia in misura considerevole dovuto alle attività umane sono due punti così largamente condivisi dalla comunità scientifica internazionale da aver convinto la quasi totalità dei governi mondiali; questo ha portato, il 12 dicembre 2015, alla firma del cosiddetto accordo di Parigi [2].
L'accordo è poi entrato in vigore il 4 novembre 2016, essendo stati soddisfatti i requisiti minimi: la ratifica di almeno 55 paesi che complessivamente rappresentano il 55% o più delle emissioni globali di gas a effetto serra.
Come è possibile allora che ancora oggi moltissime persone mettano in dubbio il riscaldamento globale e, addirittura, alcuni paesi, in particolar modo gli USA sotto l'amministrazione Trump [3], abbiano addirittura deciso di uscire dall'accordo di Parigi, considerando l'intera faccenda solo una montatura?
Quali errori ha compiuto e compie tuttora la comunità scientifica se hanno così facilmente presa opinioni negazioniste sul fenomeno?
Innanzitutto viene fatto, anche da parte di chi fa divulgazione scientifica, un miscuglio deleterio delle due cose.
Occorre distinguere chiaramente tra il fatto, ampiamente dimostrato dalle misurazioni e da dati incontrovertibili, che la terra, negli ultimi 150 anni ha progressivamente aumentato la propria temperatura media [4]; che la concentrazione di gas serra, in particolare di CO2 nell'atmosfera è aumentata [5]; che la maggior parte dei ghiacciai si sono vistosamente ridotti sia in ampiezza che in profondità [6]; che sia all'artico che all’antartico sia in atto un processo di scioglimento della calotta [7]; che il livello dei mari stia aumentando [8]; etc.
In poche parole il riscaldamento globale è un fatto.
La teoria che una parte determinante nel fenomeno del riscaldamento globale sia da addebitarsi all'attività umana è invece appunto una teoria.
Questa teoria ha basi abbastanza solide, spiega alcune particolarità di questi cambiamenti climatici, ad esempio la velocità dell'aumento delle temperature decisamente inusuale rispetto ai cambiamenti avvenuti nel passato.
Si tratta però, appunto, di una teoria che, sebbene sia decisamente la migliore per spiegare il mutamento che stiamo vivendo, non è un dato di fatto [9].
Proporla come se fosse un dato di fatto nuoce alla credibilità della scienza e pone il fianco a critiche facili, anche se spesso superficiali ed interessate.
Un approccio pragmatico sarebbe decisamente più utile e meno criticabile.
Infatti, anche se non sono l'unico fattore e perfino se non fossero il principale fattore che determina il riscaldamento globale, le attività umane, come il rilascio di gas ad effetto serra, l'inquinamento dei mari e delle acque, etc. rimarrebbero in ogni caso l'unico possibile settore di intervento per l'uomo sul fenomeno del cambiamento climatico.
Solo su questo aspetto possiamo intervenire e dobbiamo farlo perché il riscaldamento globale è un dato di fatto e le conseguenze per l'umanità sono già tangibili e catastrofiche; sebbene l'essere umano abbia dimostrato capacità di adattamento molto alte, la velocità dei cambiamenti climatici in atto è tale che porre un freno, per quanto possibile, al fenomeno è una strategia di sopravvivenza del genere umano piuttosto che un’opinione politica o una teoria scientifica.

Fonti:

  1. Global Warming
  2. Paris Agreement
  3. Trump: USA fuori da accordi di Parigi
  4. Global Land-Ocean Temperature Index
  5. Carbon Dioxide
  6. Ice Sheets Antarctica Greenland
  7. Arctic Sea Ice
  8. Sea Level
  9. Causes of climate change

a cura de @ilnegro

La salinità dei mari ed i cambiamenti climatici

La salinità dei mari è un problema globale che solo apparentemente potrebbe passare in secondo piano; in realtà, è una tematica molto seria, troppo spesso non discussa adeguatamente dai mass-media. In che modo il global warming influisce sulla salinità di mari e oceani? [4]
Innanzitutto bisogna distinguere tra le tipologie di ghiacciai:
• banchise o banchiglie: termini che identificano i ghiacciai di acqua salata, dallo spessore non superiore di 3 m, creati dal congelamento delle acque marine superficiali
• ghiacciai continentali, o indlandsis: ghiacciai di acqua dolce
• iceberg: costituiscono una “terza categoria”, infatti sono costituiti dalla neve compattata dei ghiacciai continentali e quindi sono formati da acqua dolce, estendendosi per decine di metri in altezza.
L’aumento delle temperature, provoca lo scioglimento dei ghiacciai, fenomeno con varie conseguenze tra cui: i terremoti, dovuti al minor peso della massa ghiacciata, che fa sollevare la crosta terrestre (terremoti isostatici) e, fenomeno meno noto, il mancato rimescolamento dell’acqua dolce negli oceani. Andando nello specifico. la deglaciazione della Groenlandia fa sì che l’acqua dolce rimanga nel Nord dell’Atlantico. Nel contempo dal Golfo del Messico, da Sud provengono acque calde e salate e questo scontro ha un effetto di rallentamento sulla Corrente del Golfo causata proprio dalle differenze termoaline dei vari “strati di acqua”. Si definisce infatti circolazione termoalina la circolazione prodotta da moti ascendenti e discendenti che sono innescati da variazioni di densità dell’acqua; tale densità è a sua volta determinata dalla temperatura (termo) e dalla salinità (alina). Quindi l’acqua dolce ostacola quella proveniente dal Golfo del Messico che sprofonda o ristagna nel medio-basso Atlantico non riuscendo ad avere l’effetto riscaldante sull’Europa. Il blocco della Corrente del Golfo avrebbe quindi una conseguenza tragica: [1] la glaciazione del Vecchio Continente.
In definitiva, la Corrente del Golfo porta il calore verso nord, verso l’Europa, che diventa abitabile pur essendo localizzata a latitudini simili alla Groenlandia e all’Alaska. Come riferimento in termini di latitudine, il nord della Gran Bretagna corrisponde a zone disabitate del Canada. [1]
E il Mare Nostrum? Anche il Mar Mediterraneo è soggetto a queste veloci variazioni, anzi i dati sono ancora più allarmanti a causa della scarsa grandezza del nostro mare. Infatti l’aumento delle temperature avviene a ritmi di 0,05 gradi annui elevatissimi se si considerano i 0,005 degli oceani.2-3 Mentre per quanto riguarda la salinità si parla di un +0,024 in quattro anni (2005-2009). Proprio per questa maggiore evidenza dei cambiamenti, il Mediterraneo è al centro di numerose ricerche che hanno attestato come la rapidità di riscaldamento delle acque e di aumento della salinità negli ultimi vent’anni è cresciuta di due volte e mezzo rispetto a quanto si era osservato nella seconda metà del XX secolo.
5 milioni di anni fa il Mediterraneo divenne un imponente salina e solamente il ricircolo di acqua oceanica tramite lo Stretto di Gibilterra ha permesso un recupero dello status di mare. In futuro il nostrum: vado al mare potrebbe diventare vado al sale. [6]

Fonti:

  1. Corrente del Golfo
  2. Cambiamenti climatici Mediterraneo
  3. CNR - Mediterraneo
  4. Climatemonitor
  5. Ocean conveyor and climate
  6. Salina del Mediterraneo

a cura di @bafi


L'argomento di questa settimana vi ha stimolato?

Aspettiamo i vostri commenti a questo post e i link ai vostri articoli di approfondimento su questo argomento!
Vi aspettiamo la prossima settimana per un nuovo numero di

Discovery-it

Tutte le vignette sono opera di @sbarandelli.

Sort:  

Ottimo articolo che conferma purtroppo il mio pessimismo a riguardo. Talvolta provo a dipingere piccole denunce in merito....https://www.armandosodano.com/prodotto/fotosintetico/

Apprezzo molto i tuoi dipinti @armandosodano e ti ringrazio per aver contribuito al nostro primo topic proprio con una delle tue opere :-)

Grazie per i complimenti @armandosodano molto interessante il tuo lavoro, ti ringrazio di averlo condiviso con gli utenti, l'interazione che vuole cercare di creare @Discovery-it è proprio questa!

Una bella lettura, bravi ragazzi! Avanti così che fate faville! :D

Molto bello come taglio, letto in pausa caffè lo rileggo con più calma a pranzo 👍



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Aricolo psettacolare, davvero minuzioso, devo essere isncero il clima è un elemento fondamentale per noi, noi non siamo abituati a climi estremi, non li sopportiamo geneticamente, escluso alcune "etnie" che vivono tra i ghiacci... anche nel deserto.. noi sappiamo adattarci, ma è un molto lento il nostro adattarsi.... vabbhè.. bello però... fiko lo re"stemmito"

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