Il segreto delle patate affumicatesteemCreated with Sketch.

in ita •  28 days ago 

Questo racconto è stato scritto per partecipare a Theneverendingcontest n° 51 S1-P11-I2 di @storychain sulla base delle indicazioni della redazione per il primo contest del secondo periodo appena iniziato.

Tema: Un antico manoscritto
Ambientazione: Medioevo

Il segreto delle patate affumicate

Anno 1109, abbazia nel cuore della Germania

Correva, correva nella penombra delle fiaccole che illuminavano fioche le pareti di pietra. La notte era ormai avanzata e doveva nascondere il suo tesoro più in fretta che avesse potuto. Dietro di lui sentiva echeggiare i passi pesanti dei suoi inseguitori, ai quali aveva fatto per un istante perdere le sue tracce. I lunghi corridoi dell’abbazia si snodavano su molti livelli, connessi da scale e passaggi che aveva imparato a conoscere bene fin da quando, ancora bambino, si nascondeva dai monaci dopo aver rubato cibo in cucina.
Aveva guadagnato pochi minuti facendo credere agli uomini del conte Ludwig di essere fuggito da una finestra verso il tetto, quando il suo scopo era raggiungere l'ala est.
Dove altro nascondere il suo prezioso libro, infatti, se non in mezzo a centinaia di altri libri, nella grande biblioteca dell'abbazia? Le cose riposte sotto gli occhi di tutti sono quelle più difficili da trovare.
Così pensava mentre gli mancava il fiato e gli doleva il fianco per lo sforzo. C'era quasi. Ancora pochi istanti e avrebbe raggiunto il suo obiettivo.

Anno 1154, stessa abbazia

Fra' Peter era in cerca di ispirazione per la cena di Natale. Quell'anno, il primo che trascorreva coi suoi nuovi confratelli nella grande abbazia dove aveva chiesto di ritirarsi in preghiera e lavorare nelle cucine, aveva deciso di far gustare ai suoi confrati qualcosa di diverso per festeggiare la nascita di Nostro Signore.
La terra d'inverno offriva poche prelibatezze e la cacciagione scarseggiava, ma non in quel monastero, dove cibo e vino non mancavano mai grazie alla generosità dei fedeli e soprattutto del Conte Otto, che seguiva le indicazioni lasciate dal padre prima di morire. Il conte era figlio di uno dei peccatori più impenitenti che i confrati avessero mai conosciuto, il conte Ludwig, morto da qualche anno. Si raccontava che quest'uomo avesse persino scelto un frate quasi sordo come proprio confessore così da poter ricevere sempre perdono e assoluzione a prescindere dalle malefatte che gli venissero raccontate ed essere sicuro che in pochi ne fossero a conoscenza. In cambio aveva dato disposizioni perché i frati avessero un desco sempre ricco e vario, affinché immersi nell'opulenza del buon cibo e del buon vino, si ricordassero di lui nelle loro preghiere non solo in vita, ma anche dopo la morte. Era per questo stesso motivo che, dopo la nascita del figlio lungamente atteso, aveva regalato loro come ringraziamento a Dio una preziosa reliquia portata in Germania dall'italia ma proveniente direttamente dalla Terra Santa: un frammento del legno della Santa Croce di Nostro Signore. Il prezioso pezzetto di legno, custodito nella cappella dell'abbazia all'interno di una teca di oro intarsiato, aveva fatto la fortuna dei frati, aumentando il flusso di pellegrini che venivano ad adorare quel frammento mezzo marcio che certo, si diceva, molto presto avrebbe anche iniziato a fare miracoli, come aveva già iniziato a fare il pezzo gemello rimasto in Italia di cui era giunta loro voce.

Pregustando già l'odore delle patate e delle carni arrosto che avrebbe presto profumato l'aria, Fra' Peter era giunto nell'ala est dell'abbazia, dove aveva deciso di trascorrere una mezz'ora alla ricerca di buoni consigli di cucina. Era giovane, ma aveva spesso trovato nei libri la soluzione a molti dei suoi dubbi nel piccolo monastero dove abitava fino a pochi mesi prima. Immaginava quindi che avrebbe certo avuto fortuna cercando nella grande biblioteca dell'abbazia dove adesso si trovava. Guardò fra i tanti scaffali di preziosi manoscritti ricchi di miniature e colori vivaci sperando in un libro che potesse suggerirgli la portata principale. Alcuni li conosceva già, erano presenti anche nel vecchio monastero. Fra le tante Bibbie in latino e in greco, in una sezione buia e poco frequentata di libri meno preziosi, aveva incontrato, incastrata fra la parete dello scaffale e "L'agiografia di Santi minori" un piccolo libriccino intitolato 'De Vulgaris Coctione' e aveva iniziato a sfogliarlo, pensando che sarebbe potuto tornargli utile.

Fra' Peter si accorse subito che qualcosa non andava: Le pagine erano cucite fra loro, ma non alla copertina di pelle del manoscritto, che era staccata quasi del tutto senza che questo fosse imputabile all'usura, quanto piuttosto ad una aggiunta posticcia. Inoltre, anche ad un occhio inesperto come il suo, le parole non erano vergate dalla grafia perfetta e lineare dei confratelli amanuensi, quanto piuttosto da una mano leggera e graffiante che con la piuma aveva inciso la pergamena di minuti segnetti a mo' di parole, fitte fra loro e strette, quasi fossero appunti personali non destinati alla lettura di altri occhi se non quelli della stessa mano che li aveva prodotti. Si avvicinò a una delle grandi finestre sigillate per illuminare meglio quello strano libriccino e ne iniziò la lettura, non in latino ma nella lingua del luogo. Gli sembrò un diario: il diario di una donna che registrava le proprie giornate di moglie e, in seguito, di madre.
Incuriosito dalla stramba scoperta, Fra' Peter aveva preso con sé il manoscritto per leggerlo con calma nella propria stanza.

La donna, Matilda von Breunen, raccontava di essere stata promessa in sposa al Conte L., che aveva chiesto la sua mano invaghito della sua bellezza. Il matrimonio si era rivelato infelice e doloroso per Matilda: il marito era iniquo e violento e perpetrava numerose ingiustizie dentro e fuori le mura domestiche. Inoltre per lunghi anni non erano riusciti ad avere figli e considerando Matilda la colpevole la donna veniva maltrattata crudelmente dal consorte. Quando poi lei aveva compiuto 21 anni, cinque anni dopo il matrimonio, era finalmente rimasta incinta dell'erede del conte L. La gravidanza, rivelava la donna nelle confidenze al diario, era però frutto della relazione con uno scudiero di corte, figlio dell'amante di un Monaco della vicina abbazia, cresciuto nel monastero e poi mandato a lavorare a corte. Il conte L. non aveva sospetti, o almeno così ella credeva, poiché convinto che il Signore avesse finalmente ascoltato le sue preghiere e quelle dei frati a cui L., per una strana forma di devozione aveva destinato una cospicua rendita. Il conte riteneva di aver meritato quel figlio in premio dopo la partecipazione alla Crociata dei poveri, con la quale aveva dato sfogo ai suoi peggiori istinti trucidando un po' di ebrei in nome di Nostro Signore.
Alla nascita dell'erede, un bel maschio cui venne dato nome di Otto, il conte L. aveva deciso di ringraziare Dio e i frati con un regalo speciale e aveva fatto acquistare in Italia al suo 'fedele' scudiero un frammento della croce di Nostro Signore. La contessa però, amante dello scudiero, era a conoscenza di un segreto (oltre a quello della vera paternità del piccolo conte) che aveva giurato di portare nella tomba.

Notte di Natale dell'anno 1187

Fra' Peter appariva silenzioso e non riusciva a godersi né la cena né i complimenti dei confrati, che stavano apprezzando il ricco banchetto preparato con cura e devozione. Pare che quell'anno tutti avessero apprezzato in particolare l'affumicatura perfetta delle patate, che, raccontavano gli altri frati dediti alla cucina, Fra' Peter aveva voluto effettuare personalmente e in solitudine, impiegando una notte intera per prendersene adeguatamente cura.
Chi avrebbe mai potuto pensare che quel gusto così speciale venisse dal fumo delle pagine di un diario imbevuto di violenza, bugie, pianti, tradimenti, figli illegittimi e imbrogli?
Il povero Fra' Peter per poco non era svenuto completando la lettura di quello che certo non si era rivelato un libro di cucina popolare: non solo aveva scoperto che il conte Otto era un figlio bastardo, ma anche che il pezzo di legno che loro veneravano non era che una volgare scheggia ammuffita. La contessa aveva scritto ogni cosa sul suo diario, raccontando di come lo scudiero avesse rubato al perfido conte l'oro destinato all'acquisto della reliquia vera. Ludwig, che aveva iniziato a sospettare degli inganni della moglie e aveva saputo che lei teneva un diario, aveva ordinato che le fosse consegnato per poterlo leggere.

Impaurita e preoccupata a morte che il marito potesse scoprire la verità sul figlio e ucciderli tutti e tre, Matilda aveva affidato il diario all'amante, in procinto di lasciare la Germania, affinché lo distruggesse o lo tenesse con sé come suo ricordo. Lo scudiero, però, aveva riservato una sottile vendetta al conte Ludwig nascondendo nel monastero il manoscritto e sperando di svergognare il conte agli occhi dei posteri. Questi, subodorando il tradimento ma senza esserne certo, aveva cercato di far inseguire lo scudiero per torturarlo e sapere la verità, ma era riuscito a sfuggirgli rifugiandosi in Francia.

Fra' Peter aveva riflettuto a lungo sul da farsi: se consegnare il diario al conte Otto, oppure all'abate, o al vescovo o forse anche al re.
Poi però aveva deciso che era meglio affumicarci le patate: non sarebbe mai venuto nulla di buono per nessuno dalla verità. In fondo il conte Otto era un buon cristiano e non era affatto cattivo come il "padre"; il monastero era ricco grazie alla rendita del conte e ai fedeli che vi si recavano in pellegrinaggio per la piccola scheggia marcia. Non era forse stato attirato anche lui in quel convento dal fascino mistico della preziosa reliquia? Perché mai, dunque, deludere migliaia di fedeli?
Meglio distruggere ogni cosa, e serbare gelosamente quei pesanti segreti nel proprio cuore fino a che fossero dimenticati per sempre.

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