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in ita •  17 days ago

Questo racconto è stato scritto per partecipare a Theneverendingcontest n° 20 S5-P4-I1 di @spi-storychain sulla base delle indicazioni della vincitrice precedente @pawpawpaw

Tema: Scoperta
Ambientazione: 2149

63- Atlantide.jpg
CC-BY-SA-4.0 Photo by Michel Rigel

Atlantide

A Fedro, Iris e Dafne bastò uno sguardo d’intesa e nient’altro. L’emozione e la tensione paralizzavano loro la lingua e non riuscirono nemmeno a dirsi addio mentre si avviavano ciascuno alla proprie postazioni. Era l’alba di una chiara mattina d’estate, quasi nessuna brezza nell’aria, ed il mare piatto come una tavola: sarebbe stata una giornata molto calda, come lo era stato tutto il mese di luglio. Dafne raggiunse la cabina di controllo, indossò le cuffie e sintonizzò i contatti ra.na.r, un’evoluzione di sonar, radio e radar grazie ai quali era possibile da circa quindici anni avere una comunicazione pulitissima e corredata di immagini sfocate ma decenti anche dagli abissi degli oceani. Fedro ed Iris si erano posizionati invece nel piccolo sommergibile col quale intendevano effettuare l’immersione che nessuno aveva mai voluto aiutarli a fare.
Fin da piccola Iris, una biologa marina, aveva esplorato le profondità del mar Mediterraneo, prima con maschera e boccaglio, poi con la muta da sub, ed infine, quando aveva abbracciato lo studio delle acque e dei loro organismi viventi, con spedizioni sottomarine internazionali. Aveva girato il mondo, scoperto due nuove specie di invertebrati ed un cefalopode mai descritto prima, ma la sua passione l’aveva infine ricondotta, alla soglia dei 45 anni, lungo le coste al largo della Grecia, la sua patria. Aveva conosciuto Fedro durante una delle ultime spedizioni nelle Antille, giovane ricercatore, greco come lei, pieno di sogni e di volontà, ed in lui aveva riconosciuto subito la stoffa dello scienziato e la tenacia della passione. Gli aveva proposto una spedizione autofinanziata, a titolo quasi personale, e lui aveva accettato. Quando Iris era adolescente, infatti, durante un’immersione a largo dell’isola di Cefalonia, aveva trovato delle grotte che sembravano modellate dalla mano dell’uomo a formare un portale d’accesso e che si immergevano profondamente. Non era mai riuscita ad esplorarle bene, poiché le grotte conducevano ad una voragine nella quale non era semplice immergersi, ma era tornata più volte a visitare quei luoghi bizzarri e durante una delle sue perlustrazioni, quando l’ossigeno delle bombole già si stava esaurendo, aveva notato un movimento con la coda dell’occhio e, giratasi di scatto, aveva osservato per la prima ed ultima volta quella che le era sembrata una strana creatura antropomorfa dileguarsi nelle profondità oscure della voragine. Costretta a risalire per la scarsa riserva di ossigeno, aveva portato con se un piccolo manufatto ritrovato sul limitare della voragine: un osso ricurvo con una piccola conchiglia incastonata. Nonostante le mille possibilità che potevano aver condotto quell’oggetto in quel punto, la suggestione di Ines per aver visto la strana creatura antropomorfa l’aveva indotta a convincersi di aver visto un esemplare di quella specie che miti e leggende chiamavano Sirene, e riteneva che quel piccolo, delizioso braccialetto fosse un vezzo appartenente a lei. Da allora si era ripromessa che un giorno sarebbe andata a fondo alla questione, ed ora, oltre trent’anni dopo, era pronta a mantenere la promessa. D’altro canto l’avanzamento delle tecnologie aveva permesso l’esplorazione di mari ed oceani in vari punti di interesse, quindi si poteva pensare che anche quelle grotte e la voragine a largo della Grecia, considerate in quel momento di scarso interesse scientifico, si potessero esplorare. Aveva condiviso con i suoi colleghi ed amici Fedro e Dafne l’esperienza che aveva vissuto da adolescente, e loro, innamorati di quel lavoro quanto lei, lungi dal prenderla per folle avevano acconsentito a mettere a disposizione strumenti ed esperienza per indagare quel luogo ignoto.
<<24 Luglio 2149, ore 5.49 del mattino, inizia l’esplorazione delle Grotte Florian a sud-sud-ovest dell’isola di Cefalonia. Ci troviamo a 700 m di profondità. 750. 800 metri. Azioniamo leggermente i motori per spostarci di dieci gradi a est ed evitare uno spuntone roccioso. Continuiamo la nostra immersione.>> Fedro registrava ogni loro movimento con diligenza, mentre Iris gestiva attentamente il quadro comandi del piccolo sottomarino, ponendo attenzione ad ogni variazione segnalata dagli strumenti ra.na.r, grazie ai quali sullo schermo si formavano immagini sfocate dell’ambiente circostante. <<Siamo a 1200 m di profondità. Ci troviamo al limitare della voragine, una depressione del Mediterraneo la cui dimensione non appare ancora quantificabile. Iniziamo lentamente la discesa. Dafne, mi ricevi bene?>> chiese Fedro prima di proseguire la discesa. <<Forte e chiaro, Fedro. Vi seguo anche sullo schermo del ra.na.r>> Ines fece un segno di assenso a Fedro, che azionò i comandi per introdursi nella grossa fenditura del fondale marino. <<Fedro, ci sei? L’immagine è disturbata!>> Iniziò a chiedere Dafne a 1672 m di profondità. <<Si, Dafne, ci sono. Riscontriamo degli strani ….bzcrshhhh… qui sotto, spero che tu veda …zzzzzcrrrshhhhh…. chè sembra incredibile. E’ opera dell’uomo, potremmo ….bzcrshhhh… ttà di Atlanti …zzzzzcrrrshhhhh….!>>. <<Fedro?! Fedro cosa dici?! Ti sto perdendo! Tornate su, non vedo e non sento più nulla! Iriiis!!! Fedrooo!!!!>>. Ma non ci fu più nessuna risposta dagli strumenti del ra.na.r.

Iris e Fedro si risvegliarono sospesi nell’aria, fluttuanti nel vuoto dentro una strana bolla bianca e luminosa, con la testa coperta da una membrana gelatinosa che consentiva loro di vedere attraverso gli occhi chiusi l’ambiente che li circondava. Cercarono di parlarsi, ma le loro bocche aprendosi restarono mute, inghiottendo solo acqua salata. Allora capirono di non fluttuare nell’aria, ma nell’acqua, una strana acqua leggera e quasi impalpabile come aria, e di riuscire a respirare grazie a quella sostanza gelatinosa che ricopriva loro la faccia ed intasava le narici. Scoprirono che quella sostanza permetteva loro anche di comunicare, tramutando i loro pensieri in suoni che le loro orecchie, ricoperte anch’esse di gelatina, potevano udire. A pochi minuti dal loro risveglio, la bolla venne permeata dalle stesse creature antropomorfe che Ines aveva creduto di vedere tanti anni prima. Le sirene che si avvicinarono a loro erano in tre ed avevano un’espressione per nulla amichevole. Trascinarono i due ragazzi attraverso i cunicoli di quello che sembrava la versione sottomarina di un laboratorio o di una prigione, finché si ritrovarono, sempre fluttuando in quello strano fluido intermedio fra acqua e aria, al centro di una fitta assemblea di esseri antropomorfi molto diversi dalle tre sirene che li avevano accompagnati, figure intermedie fra un essere umano, una sirena ed un alieno. Uno di essi si rivolse loro, ma i suoni emessi erano intollerabili dalle orecchie di Ines e Fedro, che si coprirono la testa gridando. Allora quell’essere si avvicinò e tese un arto con sei dita verso le loro facce, si impregnò della loro gelatina e la sovrappose a quella che ricopriva la sua faccia, che immediatamente cambiò colore.
<<Salve umani. Vi aspettavamo dal cielo, ed invece siete arrivati dal mare. Come avete fatto ad oltrepassare il portale?>> Chiese l’alieno. Fedro e Iris si guardarono perplessi. <<Dove ci troviamo? Chi siete voi?>> Chiese Iris, spaventata ma eccitata ad un tempo per quello che non sapeva se era un sogno o la più grande scoperta mai fatta dall'essere umano.
<<Siete su Atlantide, antica città traslata da molto tempo su SC3719, un piccolo pianeta che orbita attorno alla stella di Sirio. Questi sono i nomi che voi avete dato al nostro pianeta e alla nostra stella, collegati alla vostra Terra tramite un piccolo portale nel mare, che per la prima volta dopo oltre 12000 dei vostri anni è stato varcato. Le sirene sono custodi del portale e le uniche capaci di attraversarlo. Voi come avete fatto?>>.
La mente di Iris sembrava esplodere per tutte le informazioni che stava acquisendo. Atlantide? Sirio? Sirene? Cosa stava succedendo?! Sopraffatta dalle emozioni, prese per mano Fedro. In quel gesto la manica del leggero abito che indossava si spostò ed il manufatto di osso e conchiglia che da oltre 30 anni indossava attirò lo sguardo dell’essere che parlava con loro ed il suo. Entrambi, in un istante, capirono.

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Bello! Dai non può finire qua, vogliamo il seguito! 😉

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Wow, grazie, che bel commento! Lascio spesso finali aperti, ma è la prima volta che qualcuno mi chiede il seguito! Chissà, magari proseguirò davvero questa pazza storia fra fantascienza mito e leggenda.

Bello davvero...si decisamente devi continuare la storia!

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Ciao @pawpawpaw! Grazie del commento! Hai ragione, avevo tante cose in mente e tanto per continuare la storia...purtroppo ho iniziato a scrivere alle 22.30 e questo mi ha impedito di approfondire descrizioni, antefatti, un po' di strumentazione tecnologica ed un minimo di narrazione in più. Insomma, è una bozza! Ma avevo fretta di finire per mezzanotte, è stata una sfida contro il tempo. Magari un giorno la riprenderò davvero questa storia.

Fighissimo! Complimenti! Ammiro molto questa capacità di inventiva e narrazione.

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Grazie! Sono felice che ti sia piaciuto!

Bello! E complimenti per vittoria!!

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Grazie davvero!