Regalità e Realtà

in #ita8 years ago (edited)


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Da un po' di tempo sto seguendo una serie su Netflix, "The Crown", che racconta le vicende della casa reale inglese a partire dagli albori del regno di Elisabetta II. Non sono una fanatica delle serie, ma questa mi ha coinvolto perché è uno sguardo inedito sulle dinamiche interne e sulle vicende storiche che hanno interessato la regina più longeva del mondo.

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Perché tenersi un monarca? Io non saprei rispondere, ma pare che il 70% dei britannici non abbia dubbi, nonostante i costi obiettivi che gravano sulle spalle dello Stato: la corona inglese è infatti la più cara di tutte, ma forse proprio per questo Elisabetta è molto attenta alla gestione delle spese, al limite della tirchieria, pare.

Al di là dei conti in tasca, tuttavia, la casa reale ha rappresentato da molto tempo un punto di riferimento per i suoi sudditi, fin da quando il padre della regina, Giorgio VI, dovette subentrare sul trono al posto del fratello romantico e filonazista, Edoardo VIII.


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Ecco, prendiamo ad esempio Giorgio VI. Era un uomo riservato e schivo, persino affetto da una forma importante di balbuzie, che certamente era l'ultimo dei requisiti immaginabili per il sovrano del Commonwealth (ve lo ricordate interpretato dal grande Colin Firth ne "Il discorso del Re"?). Se ne sarebbe stato volentieri a fare il secondo in qualche casa di campagna con la sua famigliola, come dice in modo evidente il suo sguardo smarrito: che ci faccio io qua sopra, vestito da pupazzo...? Eppure, miracoli dell'educazione british e della ragione di Stato, si fece carico del suo fardello prendendosi cura della nazione nel bel mezzo della seconda guerra mondiale. Come? Nell'unico modo in cui un re inglese possa farlo e, guarda caso, nell'unico modo che a lui risultava faticosissimo: restando al suo posto e parlando al popolo per dargli conforto e coraggio, persino sotto i bombardamenti di Londra.


Perché vi parlo dei reali inglesi? Perché seguirne la storia sullo schermo di casa mi ha fatto risaltare ancora di più la vicenda della traslazione delle spoglie di Vittorio Emanuele III in Italia e le polemiche che ne sono seguite. Come sapete, la cosa è stata resa possibile da un atto del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma forse non tutti sanno che gli effetti dell'esilio dei Savoia avevano già cessato di esistere dal 2002, in seguito a una revisione costituzionale. In caso contrario, infatti, il biondo Emanuele Filiberto non avrebbe potuto prendere parte a spettacoli e varietà nostrani di primissimo calibro. Come dicevo, non ho nulla contro la monarchia in sé, quella per cui lo stesso Umberto II, poco prima del referendum costituzionale del 1946, ebbe a dire:

"La Repubblica si può reggere col 51%, la Monarchia no. La Monarchia non è un partito. È un istituto mistico, irrazionale, capace di suscitare negli uomini incredibile volontà di sacrificio. Deve essere un simbolo caro o non è nulla."


Qui però non si parla del concetto astratto, ma della casa regnante d'Italia, dei Savoia e delle loro responsabilità storiche nei confronti del Paese. Certo, è la stessa dinastia cui appartenne Carlo Alberto, re che concesse la prima forma di Costituzione e che in qualche modo appoggiò la guerra d'indipendenza contro l'Austria. Ma i suoi discendenti forse preferirono ricordarne i tentennamenti, piuttosto che la fermezza, quando la Storia bussò anche alla loro porta.
Mentre infatti a Londra il sovrano combatteva la sua personale battaglia contro se stesso e contro i tedeschi, a Roma il re, dopo aver lasciato la porta spalancata alla marcia di Mussolini sulla capitale, ne appoggiò ogni obbrobrio fino al precipizio della guerra a fianco di Hitler. Che cosa portò il secondo conflitto mondiale nelle case dei nostri genitori e dei nostri nonni lo sappiamo bene, anche se forse la maggior parte di voi non ha fatto in tempo a farsi raccontare quelle vicende da chi le aveva viste e vissute direttamente. La morte, la fame, la paura, l'umiliazione. Fino al culmine dello sbando quando, il 9 settembre 1943, il re fece fagotto in fretta e in furia per fuggirsene da Roma alla volta di Brindisi, lasciando l'esercito senza un comando, senza un ordine, in balia dei tedeschi ex alleati.

Ma l'apice della vergogna di questa nostra dinastia sovrana, a mio parere, fu lo scandalo delle leggi razziste del 1938, che ebbero la loro prima applicazione nelle scuole, come ho già detto in un vecchio post in cui ho raccontato del lavoro fatto per recuperare la memoria di quegli anni bui.

Che oggi gli eredi di cotanto lignaggio si dicano scandalizzati per l'umiltà della sepoltura del loro avo, per il quale si aspetterebbero niente meno che il Pantheon, non so a voi, ma a me suscita uno scandalo assai maggiore. Quindi mi verrebbe da chiedere ai signori Vittorio Emanuele e suo figlio Emanuele Filiberto dove prendano mai la faccia con cui avanzare in pubblico una simile rimostranza. Io però non dimentico quanto la famiglia sia avvezza alla faccia di circostanza, implicata in scandali pesantissimi. Quindi nessuna sorpresa, in realtà, delle loro amnesie "reali" o presunte, nessuna sorpresa che alla maggior parte degli italiani che conoscono la propria storia la corona evoca lo splash di copertina.
Intanto io vorrei ricordare chi riposa già nella immortale sede del Pantheon: oltre ai primi due re d'Italia, Vittorio Emanuele II e Umberto I, personaggi del calibro di Raffaello Sanzio e di Arcangelo Corelli.



Gente, insomma, che quel che poteva fare per il bene del mondo l'ha fatto. E anche molto bene.


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Non potrei essere più d’accordo. D’altra parte, uno dei miei aneddoti preferiti riguardante la Casa Reale inglese è ciò che la Regina Madre rispose quando le suggerirono di far evacuare le principesse Elisabeth e Margaret durante I bombardamenti di Londra del 1940.

"The children won't go without me. I won't leave without the King. And the King will never leave."

Chissà se le principesse le hanno mai rinfacciato di essersi potenzialmente perse la possibilità di trovare Narnia. Elisabeth non credo, ma da come è rappresentata Margaret nella serie Netflix, lei forse sì...

Tutto verissimo. Speriamo che nell'epoca dell'ignoranza fiera di sè stessa e delle fake news, la gente sappia ancora distinguere un democratico da un fascista, e un re codardo e complice dei fascisti da un sovrano che ha avuto il coraggio di restare al suo posto sotto le bombe naziste.

Volevo iniziarla pure io!! Ora mi hai incuriosito!

Interessante e molto ben fatta. Garantito.

Una percorso interessantissimo seguito da una riflessione assolutamente condivisibile. Sento tanta gente delusa dalla politica attuale che esprime idee di ritorno alla monarchia, come vedo intorno a me un avvicinamento prepotente a certe ideologie care alle destre più estreme, e mi chiedo se davvero la nostra storia conti così poco o sia insegnata così male da farci dimenticare del nostro passato più recente. Inutile dire che condivido il punto di vista sulle spoglie di Vittorio Emanuele III, caso che ha visto un interesse molto tenue da parte del pubblico, soprattutto Romano, che d'altronde nel periodo pre-natalizio era, come prevedibile, completamente assorbito dalla vicenda Spelacchio.

Ah, il fondamentale Spelacchio...

Si narra che l’allora re dell’Egitto, interrogato da un giornalista sul futuro delle monarchie, rispose che alla fine del ‘900 sarebbero sopravvissute solo 5 regine: di cuori, di quadri, di fiori, di picche e d’Inghilterra. 😊

Una certezza della vita.

Giustissimo post @pataxis detta taxi. Sono anche abbastanza stufa di sentir parlare di questa vicenda. I signori Savoia, cortesemente riammessi sul suolo patrio, dovrebbero esercitare un regime di sana dieta mediatica e umiltà. Un gesto di pietà umana è lecito e apprezzabile, ma la richiesta di un riconoscimento politico e istituzionale è vergognosa. Una parola sola sulla serie. E' fatta molto bene, colorata il giusto, e soprattutto impastata di quella sofferenza che ha un che di mistico, della quale i sovrani britannici sembrano essere portatori. Un rispetto straordinario per il loro ruolo. Ai nostri cinici occhi italiani la cosa ha anche un po' del ridicolo, ma guardandola dalla giusta distanza è un atteggiamento nobile. Il senso del servizio politico e istituzionale. Roba che abbiamo abbastanza dimenticato dalle nostre parti Thanks :)

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