Storie e curiosità dei musei pubblici

in ita •  21 days ago

L'Italia è un Paese che fonda le proprie origini nel passato: una Storia che l'ha resa celebre e nota in tutto il mondo. Dall'Impero Romano fino al Risorgimento, dal Medioevo alle più recenti Guerre Mondiali, che hanno visto la penisola italiana centro del conflitto. Il nostro territorio in ogni sua città ha la possibilità di raccontare un background lungo secoli e secoli, in un mix di culture e realtà che hanno portato ad essere l'Italia anche molto diversa in ogni sua località: basti pensare ai dialetti, all'economia ed alla gastronomia.
L'UNESCO ha riconosciuto 53 siti italiani, valutati come patrimonio dell'umanità ed essi sono sparsi da nord a sud.1 Gran parte delle ricchezze dell'Italia a livello artistico si trovano però all'interno dei tantissimi musei pubblici di cui ogni città è arricchita. Un piccolo spazio in cui poter raccogliere, come in un concentrato, una raccolta di informazioni, dati, documenti e testimonianze di un passato che in questo modo si ha l'obiettivo di non perdere o dimenticare.

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I Musei Uffizi
CC0 Creative Commons

Alcuni giorni fa, in una gita durante le vacanze di Natale, girando per la città che ci ospitava ho avuto modo di visitare un museo pubblico, aperto ai turisti anche nei giorni di festa. Girando al proprio interno ed ammirando i vari quadri ho iniziato a farmi alcune domande, non tanto sul contenuto del museo, ma sul concetto di museo pubblico in generale:
come mai sono nati?
Chi ha fondato il primo museo?
Perché esistono i musei?
Quando sono nati?

Domandi banali del XXI secolo, ma curiose se andiamo indietro nel tempo, quando concetti come turismo e la conoscenza storica della propria città non erano poi così importanti, a differenza di oggi.

L'apertura dei musei al grande pubblico è una conquista dell'età illuminista: nel XVIII secolo si diffuse infatti l'idea che le collezioni dei sovrani dovessero servire ad educare il popolo. Nel 1683 venne inaugurato l'Ashmolean Museum di Oxford (Inghilterra)2, con una ricca collezione di chimica e scienza naturale. Era una raccolta rivolta agli studiosi, ma che anche i comuni popolani potevano ammirare; tuttavia in quegli anni il sessismo era profondamente radicato e le cronache del tempo spesso sottolineavano come ingiustamente anche le donne potessero prendere parte a quella mostra.
Nel 1719 a San Pietroburgo (Russia), Pietro il Grande fece aprire uno spazio al pubblico in cui espose vaire curiosità, fra cui un ermafrodito vivente (pagato per esporsi). Nel 1753 aprì a Londra il famosissimo British Museum: l'ingresso era gratuito (lo è ancora oggi) ed i visitatori potevano ammirare manoscritti antichi e reperti archeologici, etnografici e naturali. 3

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British Museum
CC0 Creative Commons

In Francia la prima concessione al popolo da parte di Luigi XV fu quella di aprire due giorni la settimana (mercoledì e sabato) una galleria di Palais du Luxemburg con al suo interno un centinaio di opere. Dopo la Rivoluzione Francese e l'espropriazione ai sovrani delle loro immense collezioni, dal 1793 è visitabile il Louvre, museo centrale delle arti.
In Italia, gli Uffizi di Firenze sono pubblici dal 1769, ma vennero aperti al pubblico solo 20 anni più tardi. A cavallo fra il XVIII ed il XIX secolo il fenomeno di apertura dei musei pubblici si diffuse in tutta Europa.

Come descritto poco sopra in passato e nella maggior parte dei casi era possibile visitare questi musei pubblici gratuitamente. La spiegazione risiedeva nel fatto che il motivo iniziare fosse quello di invogliare ed istruire i ceti meno colti e ricchi attraverso la cultura e l'arte, ma soprattutto perché il denaro non poteva ripagare la bellezza delle opere esposte.
In Italia però la tariffa di ingresso ai musei statali italiani venne "provvisoriamente" introdotta nel 1875 da Ruggero Borghi4, allora ministro della Pubblica Istruzione. Lo scopo iniziale era garantire agli istituti l'autonomia economica. Seguirono furenti proteste in nome della necessità di educare le persone e favorire il turismo, ma di fronte ai dati relativi ai visitatori dei musei napoletani, che triplicarono al momento dell'istituzione della tassa, il re Vittorio Emanuele rese la norma definitiva.

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Ruggero Borghi
CC0 Creative Commons

Il discorso è diverso per i musei civici ed universitari ai quali è lasciata la discrezione di richiedere il pagamento di un biglietto. Ancora oggi tuttavia è possibile visitare gratuitamente molti degli oltre 3500 musei italiani: è onesto riconoscere che quelli ad ingresso libero sono soprattutto istituti minori o specializzati.
Le ultime idee sono però di riportare, per lo meno i musei più piccoli ad ingresso libero: la spiegazione è soprattutto legata al fatto economico, dove la vendita dei biglietti non riesce neppure a coprire il costo della biglietteria.

Bibliografia
1 53 siti UNESCO italiani
2 Ashmolean Museum di Oxford
3 Soria del British Museum
4 Ministro Ruggero Borghi

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