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in #ita5 years ago

Erano ormai diversi anni che ero ospite della "Pensione Paolini", una splendida casa di riposo poco fuori Siena, la città nella quale ero nato e cresciuto. Era una bella struttura, con un ampio giardino all'esterno ed una terrazza che si affacciava sulle crete senesi, luoghi magici in qualsiasi periodo dell'anno: la terra brulla dell'inverno, le spighe dorate del grano maturo d'estate, la quercia ambrata nell'autunno ed il verde dell'alta vegetazione nella primavera. Veramente un luogo che sentivo mio a tutti gli effetti, visto che da giovane amavo viaggiare con mia moglie, in sella alla mia Vespa PX proprio tra questi colli.

Quel giorno la pioggia bagnava la finestra della mia camera, sulla quale si formava ogni tanto una leggera patina di umidità, che mi rendeva difficoltoso osservare all'esterno. Ero seduto poco distante, sotto la lampada della mia scrivania, a leggere uno dei miei tanti libri che tenevo sulle mensole nella mia stanza. In questi ultimi anni la lettura era stata una mia importante compagna di vita e quando i miei figli o i miei nipoti mi portavano un qualcosa da leggere, apprezzavo molto il dono; peccato però che il mio tanto tempo libero mi permettesse di leggere quei romanzi in un batter d'occhio: per questo motivo spesso mi ritrovavo a sfogliare una seconda volta quelle pagine e riassaporare capitoli che nella prima visionatura avevo letto distrattamente.

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CC0 Creative Commons

In quel pomeriggio uggioso, però, sentii la necessità di uscire dalla mia stanza e recarmi nella sala comune, dove sicuramente avrei trovato altri ospiti della pensione. Ero un tipo solitario e francamente non amavo la compagnia di quelli che consideravo vecchi "rincoglioniti": solitamente preferivo restare da solo in camera con i miei libri, ma questa volta ero molto incuriosito da cosa avrei trovato fuori.
Raggiunta la sala, mi trovai di fronte un discreto gruppetto di uomini anziani, seduti ad una tavola ed intenti a giocare a carte. Sembravano molto divertiti dal loro passatempo e parlavano a voce alta l'uno con l'altro. Molto probabilmente la sordità di alcuni richiedeva che il volume delle loro conversazioni fosse mantenuto mediamente alto.
Poco lontano, sedute di fronte alla televisione alcune signore: una di loro stava dormendo, un'altra stava cucendo all'uncinetto ed una terza guardava la televisione, scorrendo i vari canali all'impazzata, senza seguire un filo logico ed ogni volta che cambiava stazione, borbottava qualcosa tra sé e sé.
Decisi di sedermi sul fondo della stanza, in una poltrona posta di fronte ad una finestra. Conoscevo quel luogo: da quello spiraglio era possibile vedere nei giorni di sereno le mie splendide crete e aguzzando la vista anche il Monte Amiata. Quel giorno sarebbe stato impossibile, tante erano le nuvole e tanto era fitta la pioggia. Ad ogni modo, con la mia generosa fantasia, mi sarei immaginato quel paesaggio.

Poco dietro di me, sentivo, come un martello che batteva su un chiodo, i quattro uomini che giocavano a carte: non avevano ritegno nell'usare un linguaggio scurrile e tipico di quelle persone che solitamente sono poco istruite. Non mancava ogni tanto anche qualche bestemmia. Ogni volta che ciò accadeva, un piccolo brivido mi attraversava la schiena in lungo ed in largo, ricordandomi frangenti di un mio passato molto lontano, che con gli anni avevo dimenticato...o comunque avevo voluto dimenticare!
Ero un uomo ateo e quindi non provavo nessuna devozione nei confronti di un qualsiasi Dio, ma ero allo stesso tempo un uomo che rispettava profondamente coloro che invece credevano in una divinità superiore. Offendendo il loro Dio è come se avessi offeso loro e la mie era essenzialmente un'ideologia pacifica ed educata. Ciò che stavano facendo questi quattro uomini, era tutt'altro: bestemmiavano senza veramente senso, per un gioco stupido, in cui non c'era nessun motivo superiore. Un gesto radicato nel loro linguaggio, ma profondamente sbagliato, secondo me!

Ciò che mi feriva però maggiormente nel mio profondo era un ricordo del passato: mio padre ed il suo alcolismo. Le bestemmie nella mia infanzia erano state sinonimo della perdita dell'autocontrollo di mio padre che ogni giorno, quando tornava da casa completamente ubriaco, picchiava sempre me e mia madre. Vittima dei fumi dell'alcool, sapeva solo bestemmiare ed imprecare contro di noi, colpevoli secondo lui di farlo faticare giorno dopo giorno, di non rispettarlo e per questo motivo doveva punirci. Mia madre ed io con il tempo, imparammo a celarci dove non ci avrebbe trovati, sfuggendo alla sua ira cieca, nelle nostre stanze: costretti a nasconderci nella nostra stessa abitazione per sfuggire alle sue percosse. La sua rabbia debordava contro i mobili ed il resto della casa, mentre le solite bestemmie si imprimevano nella mia mente. Questo sarebbe dovuto essere il nostro pater familiae: non credetti mai che potesse avere quel ruolo e forse, in quella notte in cui morì in un incidente stradale, mia madre ed io, percepimmo quella notizia quasi come un sollievo.
Mia madre pianse molto, ma alcune lacrime erano sicuramente anche di gioia: la fine di un incubo al quale riuscivamo a sfuggire solo nascondendoci. Ricordo che in quella giornata di lutto, io, a soli 16 anni, non sprecai una singola lacrima. Troppe volte avevo pianto osservando i lividi sulla mia pelle. Non avrebbe avuto senso farlo in quel momento.

In quella sala arrivavano alle mie orecchie le bestemmie di quei quattro uomini ed io le percepivo come le percosse con le quali mio padre mi puniva. Sentivo ancora nella mia testa le urla di dolore di mia madre, che cadeva a terra sanguinante, sotto i pugni ed i calci di mio padre. In quel momento sarei voluto fuggire, ma avrei compiuto l'errore di nascondermi ancora una volta. Capii che reagire sarebbe stata la miglior reazione!
Mi alzai e rapidamente raggiunsi la tavola da gioco: i quattro uomini si bloccarono, nessuno disse più una parola e tutti mi osservarono.
"Bifolchi!
Abbiate rispetto per gli altri e non lasciatevi prevalere il vostro animo bestiale.
Si tratta di un semplice gioco di carte!
Siete uomini, non animali!"

Mi voltai e tornai nella mia stanza: questa volta non stavo fuggendo, non mi stavo nascondendo, ma semplicemente ripudiavo ogni possibilità di dovermi nuovamente confrontare con il mio passato, che avevo piacevolmente dimenticato e che con quel gesto respingevo nuovamente indietro.

Con questo contenuto partecipo al contest settimanale di @spi-storychain, in cui il tema era "la bestemmia" e l'ambientazione "casa di riposo".

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Io ci speravo nella smadonnata fotoniha e invece... Niente... 😅😉

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Non mi sembrava il caso...

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Una curiosità: te sei cattolico, vero? Nessuna polemica eh, solo curiosità ☺

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Non capisco cosa ci sia di offensivo nella domanda. Ad ogni modo sono ateo e per questo motivo non bestemmio: imprecare contro un qualcosa in cui non si crede è insolito e strano.
Inoltre trovo che questo linguaggio, tipico di alcune regioni italiane, sia offensivo nei confronti di chi invece è credente. Essendo Dio considerato il Padre, ogni volta che qualcuno bestemmia, per un credente è come se offendessi suo padre.
Il titolo del post richiama al rispetto, visto che la bestemmia è a mio avviso sintomo di poco rispetto, concetto che sta alla base di una società che pensa di potersi considerare evoluta.

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🤣🤣🤣 Si anche io m aspettavo il bestemmio e a sorpresa. 😂

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Bravo Moncia, molto triste ma mi è piaciuto, non mi aspettavo un racconto un po' cupo ma è stata una piacevole sorpresa.

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Bene dai!
Il titolo rispecchia il lato oscuro di questo linguaggio e parzialmente mi trova d'accordo.
Un saluto Noemi!

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