Io, il Fegato, l'antica Grecia e pure quella moderna

in ita •  19 days ago

Con questo post intendo partecipare al contest week #2 BASE: Body, Art, Science, Emotion di @steemit-italia

Ci vuole fegato prima di avere cuore, altrimenti, stai solo fingendo di amare la vita perduto nelle tue paure.

No esatto, non c'è nessuna citazione, questa frase è mia, perciò, adesso che la coppa cuore è archiviata ed è migrata verso lidi britannici o di tale stirpe, tocca far capire bene che se gli italiani non sanno forse più amare, almeno hanno ancora fegato. Forse...

Il soldato Joker è ignorante senza Dio, ma ha fegato e il fegato è tutto! Ora, signorine, potete procedere!
Sergente Hartman, FULL METAL JACKET, 1987

Questa è una citazione ed è tratta da un film in lingua originale inglese, lo riconosco, però impazzisco per Full Metal Jacket e quindi non posso che farla mia per questo contest perché è vero, il fegato nella vita se non è proprio tutto, è quantomeno importante.
Gli antichi greci credevano che il fegato fosse la sorgente dell'ira e del coraggio, ma anche della perseveranza e della forza, quella sessuale compresa.
Come dar loro torto, il fegato è il re della perseveranza, essendo l'unico organo del corpo umano in grado di rigenerarsi quasi totalmente, se solo lasciato un attimo in pace. Gli antichi greci ne sapevano a pacchi di questa roba, fidiamoci di loro, infatti è proprio in Grecia che ebbe luogo l'aneddoto che sto per raccontarvi, vissuto in prima persona dal sottoscritto.
Sarà soltanto un caso? Chissà...

Se nella vita non corri dei rischi, allora l'unico rischio che ti rimane è quello di perderti il meglio.

Chi non risica non rosica signori e signore, perciò penso che valga eccome la pena di azzardare, di ardire e di avere il fegato di fare ciò che ad una prima analisi potrebbe risultare sconsigliato, perché è là che troveremo i tesori più preziosi.

E tanto per rimanere nell'antica Grecia, sentite un po' qua:

Spartani! Preparate la colazione e mangiate tanto, perché questa sera ceneremo nell'ade!
Leonida, 300, 2006

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Immagine CC BY 2.0 di Σταύρος Fonte flickr

Ma sto cazzo, Leonida!! Mangiaci te nell'ade!
E poi sarà meglio se bevo invece di mangiare, così si gonfia bene il fegato e mi aumenta a dismisura il coraggio, pensai una notte di 14 anni fa in quel di Mykonos Town, la ridente cittadina principale dell'omonima isola bagnata dal Mar Egeo, nell'arcipelago più figo che il mondo abbia mai visto, le Isole Cicladi.
Era una calda notte d'estate di fine luglio 2004, ben due anni prima dell'uscita di 300, ma io compii un'impresa titanica, che ai valorosi trecento non riuscì, infatti sentii dire più avanti che il film in realtà si era ispirato più su di me e sulle mie gesta, che non su Leonida e la Battaglia delle Termopili, ma vabbè, adesso non stiamo qui a sindacare e a smontare quella cagata che fecero gli spartani.
Fui io a sfidare la sorte davanti a trecento persone, porca paletta, con il fegato in mano che urlava vendetta, carico come una molla, proprio come i ragazzi della nazionale ellenica di calcio, quell'estate neo campioni d'Europa a grande sorpresa!
In vacanza settimanale con sei amici in quel di Mykonos, voi immaginerete e comprenderete, l'obiettivo dichiarato non poteva che essere uno soltanto, un altro organo che non è presente nel 100% degli esseri umani, ma soltanto nella metà: la patacca!

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Immagine CC BY 2.0 di Fiore Silvestro Barbato Fonte flickr

Per la nobile causa, eravamo disposti a combattere la nostra personale "battaglia del termopilu", spingendoci fino a dove potevano arrivare i limiti di ognuno di noi ma sempre entro i confini della dignità umana, s'intende.
Considerato però che al quarto giorno/notte l'operazione patacca si stava mettendo male, rivelandosi più difficile del previsto, questo soldato dovette giocare il jolly, fare disperato appello al fegato già al lavoro da un po' per via delle quantità industriali di alcool etilico presenti nell'organismo e andare all'arrembaggio del suddetto organo genitale per vie sceniche, teatrali, tragicomiche e disperate. E da solo, non in trecento.

Facciamo un passo indietro.

Quella sera (alle 23 più o meno...) decidemmo di cenare, anziché nell'ade, in un ristorantino turistico, per mettere un po' le gambe sotto al tavolo invece di mangiare il solito pyta gyros del cavolo in piedi come i cavalli. A fianco al nostro tavolo ce n'era uno da quattro occupato da tre ragazze carine, con le quali, già visibilmente alticcio, attaccai bottone immediatamente facendo lo scemo come solo io e pochi altri al mondo sappiamo fare.
Ricordo solo un nome, ma ricordo perfettamente che una delle tre era italiana, una mezza greca e mezza italiana, l'altra 100% greca purosangue e si chiamava Elly. Tutte simpatiche, ma Elly aveva un sorriso e uno sguardo che, avevo già deciso, dovevano essere miei.

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Immagine CC0 Fonte Pixabay

Peccato però che poco dopo, terminata la loro cena e pagato il conto, se ne andarono via, non prima di avermi concesso l'ennesimo gentile brindisi in loro compagnia.
Maledizione, la dea bendata era proprio bendata bene, non ci vedeva proprio un cazzo e la patacca rimaneva una chimera.
Terminata anche la nostra cena, la serata proseguì come tutte le altre, tra fiumi di alcool ed il fegato che ci mandava a fanculo a più riprese, costretto agli straordinari mentre noi in giro a bighellonare nel paese dei balocchi; io provavo a tenerlo tranquillo, continuavo a ripetergli che era per una buona causa e lui non mi credeva, ma poco dopo gliene diedi la prova.
Al termine della via crucis alcolica cominciata alle 17 in spiaggia, un percorso a tappe costellato di bar e mille shot, con destinazione il mitico e ormai storico disco bar di Mykonos Town, lo Skandinavian, vidi ciò che non mi aspettavo: Elly se ne stava seduta ai tavoli di fronte all'entrata con tutta la sua compagnia di amici e amiche, una delle più numerose mai viste nell'intera storia della razza umana.
"Ma come cazzo è possibile", pensai, un'ora e mezza fa era soltanto in compagnia di due amiche, per di più italiane e adesso è con tutti i "ragazzi del muretto", con tutta la "terza C" di Bruno Sacchi ed i trecento di Sparta.

Guardai il fegato ammazzarsi di lavoro per estrarre dall'alcool la proteina utile a rendere la faccia simile al culo e gli dissi: "Ciccio non mi abbandonare. Stasera come minimo limoneremo duro nei Campi Elisi"!

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Immagine CC0 Fonte Pixabay

Mi vengono i brividi adesso se immagino la scena in questo momento, che sono completamente sobrio... Comunque, per farla breve:

Mi feci largo tra la folla e mi presentai "chiassosamente" di fronte a Lady Elly seduta, attirando su di me i nefasti sguardi dei suoi amici e quelli divertiti dei miei, le presi dolcemente la mano e gliela sfiorai platealmente con le labbra.
Lei, incredibile ma vero, si alzò dalla sedia, sorrise e mi prese per mano.
La folla intorno a noi esplose in un applauso fragoroso ed i suoi amici ancora seduti si alzarono in una standing ovation commovente; salutato il nostro amato pubblico con tanto di inchino, lo giuro, ci appartammo in un vicoletto poco più in là, dove i "limoni" abbondarono più che sugli alberi e dove anche, immerso nella mitologia greca, grazie al mio impavido fegato, esplorai l'antro della sibilla.
La battaglia era vinta.

Rendiamo grazie a Zeus.

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ah ah!!! un'Epoppea dai connotati rosei, carnosi e ricchi di fegatini.
Grande @itegoarcanadei.

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Grazie, grazie... Inchino.

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😀😁😂😂😂 Racconto fighissimo e molto divertente. Bravo e ora puoi riposare guerriero 😁
Un saluto, nicola

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Ode a te compagno d'armi! 😂😂

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Come al solito, non ti sei smentito! 😂
Divertente...senza qualche cavolata non saresti tu!! Povera @akireuna, ha tutta la mia comprensione!!!

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Missione Patacca greca completata!

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Caspita, una narrazione erotica e metaforica, quasi al pari del grande Giacomo Casanova.
Sull' "esplorai l'antro della sibilla" mi sono commosso, standing ovation anche da parte mia.

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Ho dato il meglio di me, ancora oggi ne vado fierissimo. E aspetto ancora qualcuno con il fegato di ripetere le mie gesta😂

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...e che avranno fatto mai quei poveri 300 scimuniti rispetto a te ed al tuo fegato?! Nulla!

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Puoi dirlo forte! 😂

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