ARPIA.
Altra litografia a colori che si trova sempre ad Oslo al Munch museet.
Erano, ricordiamo figure mitologiche, infatti nella mitologia greca erano mostri con ali il cui corpo vantava una mistura di uccello e donna. Virgilio le aveva opportunamente collocate all'ingresso degli Inferi, attribuendo alle stesse il rapire le anime umane. Dunque amici e lettori siamo di fronte al top di simbolo ideale per il modo di pensare e di intendere l'arte di Munch, che magistralmente riprende un'immagine classica per farne un concetto moderno. L'arpia, analogamente al vampiro dà un'idea di donna la cui crudeltà arriva all'assassinio, che sopraffando l'uomo ne distrugge la stessa vita rubandogli l'anima. Tema di gran fascino che stimola psiche e immaginazione. In questa litografia l'arpia sovrasta uno scheletro guardandolo con uno sguardo da sogno che mischia ad un vagheggiare malinconico, la fuoriuscita degli articoli che gli avrebbero consentito di afferrare la preda. La figura supina è secondo Munch la fine cui l'uomo arriva cedendo alle lusinghe cerimoniose della donna.Se il corpo è ischeletrito, la sua testa con capelli neri e occhi chiusi sembra, forse ancora viva. È una rappresentazione A DIR POCO ECCEZIONALE E COMPOSTA DA GRANDE MAESTRIA. La scena sospesa con la massa scura delle ali, colore significativo in tutti i quadri di Munch, che si spinge fino a colmare tutto il foglio, arrivando a sfiorare leggermente l'uomo forse cadavere, ne accentua una dimensione surreale. La presenza delle due figure, dei due visi con un attento uso di questa superficie bianca che Munch ne ha fatto in uno alla nudità del seno e agli artigli ne fanno l'invenzione figurativa piu' indicativa delle opere di questo genio norvegese. Munch aveva scritto qualcosa sul significato che l'immagine aveva per lui: uccello da preda si attacca all'anima di quest'uomo dai capelli bruni, i cui artigli ne trafiggono il petto e il suo cuore si lacera.Il becco ha fatto il resto rendendo non lucida la sua mente.