"Michele", prima puntata : sorprese matrimoniali

in ita •  19 days ago

Diana,la mia parente non troppo stretta, ma affezionata, come ho già avuto modo di raccontare, si è sposata con Leopoldo, pediatra di bell’aspetto e di ottime speranze.
Un po' diversa, invece, è stata la storia del fratello egotico di Leopoldo. Anche lui brillante e di bell'aspetto, dopo la laurea, ha lavorato per qualche anno a Milano da dove ha riportato due cose:

  1. l'esperienza lavorativa che gli ha consentito di diventare il più preparato consulente informatico della zona e mettere su uno studio di grande prestigio
  2. una moglie molto avvenente e molto ignorante. Fisicamente, una specie di Marylin Monroe, dalle grandi tette, la vita sottile, occhi neri a cerbiatto e capelli ossigenati. Tutto questo unito a un suo modo di vestire piuttosto appariscente, ha lasciato interdetti tutti quelli che avevano conosciuto il rigido Michele, piuttosto moralista e inquadrato, in tempi precedenti.
    Dicevano di essersi conosciuti perchè lei cercava un lavoro di segretaria. Ma questo era assai poco credibile, dato che la giovane aveva come unica attitudine quella di dormire fino a tardi e fare spese e non risultava possedere alcuna conoscenza o istruzione che potesse consentirle di lavorare per un tipo pretenzioso come il giovane ingegnere.
    Le chiacchiere si sprecavano. Desdemona diceva che una così poteva aver fatto la squillo e così il giovane rampante, che non aveva tempo da perdere in corteggiamenti, l'aveva conosciuta ed era rimasto invischiato nel suo fascino animale.
    Leopoldo non diceva niente, si limitava ad ascoltare allibito la cognata quando parlava dei suoi pochi argomenti: gli abiti firmati, i massaggi, lo shopping (che poi nella nostra città non era possibile farlo, tanto erano pochi i negozi e lei doveva tornare per forza a Milano se voleva fare davvero acquisti che avessero un senso). E così via...
    Diana tentava gentilmente di coinvolgerla in qualche cena o altre iniziative. Aveva anche cercato di portarla al cinema, ma lei si annoiava e un paio di volte si era anche addormentata.
    Il menage Michele/Wanda (questo era il nome della svampita consorte), dopo un primo periodo di apparente normalità, si svolgeva più o meno così. Lui usciva la mattina presto per andare in studio, mentre lei dormiva. Lei si alzava verso le undici, ora in cui arrivava la donna delle pulizie. Subito dopo, la finta Marylin usciva per spese o per estetista o per pedicure o per parrucchiere.
    Michele non tornava mai a pranzo e si incontravano a volte la sera per consumare una frugale cena preparata dalla colf o andare al ristorante. Molte volte non si incontravano proprio perchè lei usciva con le amiche (incredibilmente , in poco tempo, aveva stretto amicizia con un buon numero di svalvolate) .Figli non ne venivano. “Certo- commentava Desdemona -non si incontrano mai. Quando dovrebbero concepirli?”.
    Erano così trascorsi diversi anni, in cui frequentare la coppia era diventato sempre più difficile, sia per la mancanza di argomenti sia per la mancanza del tempo utile per vederli entrambi.
    Michele, sempre più preso dal lavoro, era a volte fuori città anche per settimane, mentre Wanda, non sapendo come impiegare le lunghe giornate, aveva cominciato a frequentare un corso di judo.
    Una domenica mattina di gennaio (sei anni erano trascorsi dal loro matrimonio) Michele, senza preavviso, si presentò alle sette a casa del fratello.
    Diana, quando sentì suonare il campanello, pensò che fossero i Testimoni di Geova e si girò nel letto. Ma, dopo un po', dato che il suono insisteva, Leopoldo si alzò dicendo: “ora gliene dico quattro a questi. Ma ti pare che la domenica mattina...” Le parole gli si bloccarono quando, affacciandosi alla finestra che dava sull'ingresso, vide il fratello, intirizzito, quasi tremante.
    Gli aprì e lo fece entrare. Si alzò anche Diana che cominciò a preparare il caffè. Seduti in cucina, i due fratelli, uno in pigiama e l'altro vestito in maniera casuale, come se avesse preso le prime cose che uscivano dall'armadio, barba lunga, occhi stralunati. “Michele. Cosa è successo?”.
    Diana guardava alternativamente marito e cognato. Guardava il maglione giallo di quest'ultimo sopra ai pantaloni di una vecchia tuta da ginnastica. Guardava il giaccone messo sulle spalle come una vestaglia. L'imperturbabile Michele tremava, sembrava quasi che stesse per piangere.
    Si sedette anche lei. Stavano così, tutti e tre, intorno al tavolo. La piccola Eleonora intanto si era alzata ed aveva acceso la televisione. Matteo dormiva.
    “Zio Michele” disse la bambina “sei brutto stamani” e si rimise a guardare i cartoni.
    Michele abbozzò un sorriso, guardò il fratello e la cognata e poi disse: “Wanda è incinta”.
    “Ah- fece Diana – ma allora è una bella notizia!” “Michele- aggiunse il fratello- è una bella notizia, vero?” . Silenzio. Due minuti di silenzio. Lunghissimi. “Il bambino non è mio”. Silenzio. Gelo. Silenzio. “ Ma sei sicuro?”. Silenzio. Pausa. “Sì, lo sono. Non abbiamo rapporti da sei mesi e lei è incinta di tre” Silenzio. Stallattiti di silenzio. Leopoldo cercava di raccogliere idee e parole, ma non arrivavano né le une né le altre. Diana cominciò a versare il caffè nelle tazzine, sentendo l'inutilità del gesto, ma non sapeva cosa altro fare. Tanto meno dire. Fu Michele a parlare: “Il padre è l'istruttore di judo, me lo ha detto lei”. “Ah” Leopoldo. “Ah, eh” Diana.
    “Ma è sposato e non lascerà la moglie” “E quindi?” “Lei vuole rimanere a casa nostra oppure che le cerchi una casa e la mantenga. Ha detto che ha diritto al tenore di vita che aveva durante il matrimonio”. “Caspita, ma aspetta il figlio di un altro!”.
    Eleonora si girò: “Zio Michele, vieni a stare con noi?”. “Vai in camera tua!” intimò Diana.
    “Perchè? Io sono contenta se lo zio viene a stare qui”.
    Lo zio, in realtà, rimase a casa sua, ma andò incontro ad una separazione sanguinosa in cui l'avvocato della moglie lo fece apparire come un mostro che aveva trascurato questa giovane fragile e semplice; l'aveva condotta in lunghi viaggi dove lei non capiva una parola non conoscendo altra lingua che il milanese semplificato; la famiglia di lui l'aveva emarginata; il marito non aveva assolto i suoi doveri coniugali per lunghi periodi... E così via. La sentenza del tribunale stabilì per Wanda cospicui alimenti: l'essere trascurata dal coniuge l'aveva resa facile preda di seduzione. Sarebbe inoltre diventata madre, per cui non poteva lavorare, non avendo nessun familiare su cui contare. Quindi: casa + alimenti + una somma a titolo di liquidazione per il lavoro domestico da lei svolto durante gli anni di matrimonio.
    Il povero Michele divenne un'ombra. Lavorava, tornava a casa, a volte andava a cena dal fratello e non sapevano che dire.
    Poi Wanda partorì un bel maschietto e scelse come pediatra proprio Leopoldo. “Perchè così siamo in famiglia” disse la prima volta che portò il bambino a visita.
    I mesi passavano e, piano piano, pur con fatica, Michele riprese un aspetto normale.
    Fu allora che Diana, nel suo voler mettere tutto in ordine, concepì l'idea di trovare una nuova compagna al cognato.
    Prima di tutto guardò in famiglia. Prese in esame Desdemona (giusto allora liberatasi dal portaborse) e la scartò subito, dato che, come abbiamo detto, l'ego dei due era troppo grande e non c'era spazio per entrambi neppure per una sera, figuriamoci per una relazione. Poi pensò a Martina. Ma era fidanzata. E l'anno prossimo si sarebbe sposata. Anzi, era proprio l'ora. Aveva già trent'anni.
    Per ultima prese in considerazione me e decise che con Michele avrebbe potuto funzionare.
    “Ma tu sei pazza. Proprio non c'è niente che mi attrae e poi non ho proprio voglia di legarmi, ora...”
    “E quando mai l'hai avuta? Ma lo sai che hai già trentadue anni? E non hai mai avuto un fidanzato.”
    “Non mi interessa”.
    Caparbiamente e con scarso rispetto per la mia opinione, Diana organizzò varie cene e festicciole per far frequentare me e Michele. Ma non scattò mai nulla. Io lo trovavo pedante e lui penso mi ritenesse insulsa. E poi ero sicuramente fuori dai suoi canoni visto la mogliettina che aveva scelto.
    Dopo un paio di mesi di questi numeri, mia cugina si arrese e decise che io ero un caso clinico, che andava a cena con la gonna al ginocchio e il twin set con cui mi recavo a scuola. E suo cognato poi...Aveva quarant'anni. Che si arrangiasse.

(continua)

[CCO creative Commons] https://pixabay.com/it/triste-uomo-depresso-tristezza-2635043/
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Un bel taglio moderno a questo tuo racconto, con la sveltona che si è fatto consolare (e non solo...) dall'istruttore di judo, e la presa in quel posto del povero marito, che è costretto a passare gli alimenti e tutto il necessario al mantenimento della wampona porcellona....

Faccio un nodo al fazzoletto per la seconda puntata e quelle successive