"Celeste" , prima puntata

in #ita8 years ago (edited)

Giorni fa, in una tiepida mattina di maggio, decisi di recarmi sulle Mura, le “mie” Mura. Se ci fosse un luogo del cuore, per me potrebbe essere solo questo. Troppi pomeriggi d’infanzia ho trascorso lì, troppe passeggiate, perfino la festa della prima comunione. Per questo ogni volta che torno, le immagini del passato si sovrappongono a ciò che vedo e si tratta perciò di un percorso che non si limita allo spazio, ma sfiora il tempo.

Non c’era nessuno, quella mattina. Dicono sempre che le Mura siano mal frequentate, ma, nelle ore in cui vado io, non incontro anima viva, solo raramente qualcuno che, come me, viaggia nei ricordi, ma non costituisce alcun pericolo.

L’aria era particolarmente gradevole, il profumo molto lieve, il bastione Garibaldi assolutamente deserto.
Dopo una breve sosta ripensando ai giochi di una sessantina d’anni fa, decisi di fare il giro completo dei bastioni, proseguendo verso il bastione del Mulino a Vento. La pace era assoluta. Un anziano col cane, nessun altro.
Arrivata nei pressi del Cinghialino, punto centrale del Mulino a Vento, mi sedetti su una panchina di pietra adiacente ad un’aiuola variopinta. Ero completamente dentro al respiro, mi beavo del magnifico momento presente, quando, d’un tratto, mi accorsi di non essere sola. Seduta sul bordo della fontana del Cinghialino, c’era una ragazza che non avevo visto né sentito arrivare.
Possibile che la mia meditazione fosse così profonda? Evidentemente sì.

La guardai un po’ sorpresa, sia per il suo arrivo tanto silenzioso, sia per il suo aspetto, invero del tutto particolare.

Certo, non era una zingara, anche se indossava un abito lungo e decisamente inconsueto. Intanto il colore: definirlo non era semplice. Forse rosa cipria, ma non proprio. Bianco certo no, neppure crema. Era comunque tenue, ma non smorto, sembrava cangiante, oppure era il sole che filtrava tra le fronde a dare quella strana impressione.

La giovane era alta e slanciata, delicata nei tratti e dal carnato chiaro e luminoso.
Non si poteva definire pallida, ma neppure rosea, olivastra no di certo.
Lunghi capelli castani chiari le cadevano sulle spalle, fin quasi alla vita. Ma non avevano niente di disordinato, pur non essendo acconciati in alcun modo.

Le guardai i piedi, delicatamente avvolti in una sorta di strane babbucce che, indossate da una donna meno armoniosa, avrebbero fatto pensare a calzature da camera. Invece, ai piedi della bella sconosciuta, ricordavano piuttosto una favola o un sogno.

Notai che mi guardava sorridendo.
Strano, non mi sembrava di conoscerla.
Anche l’età era mal definibile. Giovane, ma non nella prima giovinezza, non una fanciulla, ma neppure una donna matura. Davvero non era facile inquadrarla.
Il suo sguardo, però, era particolare: dolce e antico, avrebbe potute essere una modella del Botticelli, forse, o di Filippo Lippi.
Con un passo assolutamente leggero, si alzò in piedi, allontanandosi dalla fontana al centro della quale troneggia il Cinghialino e mi si avvicinò, sempre sorridendo.

Ebbi un attimo di timore. Magari, nonostante l’aspetto tanto delicato, era una ladra o una malvivente…
Ma, nel momento stesso in cui lo pensavo, già mi stavo vergognando di essere, come troppi miei concittadini, suggestionata da tutti coloro che vedevano ovunque malfattori.

No, lei non lo era. Ma chi era, però? Cos’era?

Si sedette accanto a me sulla panchina di pietra.

(continua)

Fotografia dell'autrice

panchina.jpg

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continua?! e io adesso come faccio? chi era??
mi tocca aspettare...
comunque sei sempre bravissima, amo leggere i tuoi post

grazie! domani la seconda puntata, con sorprese

Mi sono perso l'altro racconto a puntate, ma questo sono partito con il piede giusto, ed eccomi puntaale al primo appuntamento.
La partenza l'ho decisamente gradita, aspetto il seguito, che comunque ho l'impressione che non deluderà le mie aspettative al riguardo

domani "trasmetto" la seconda puntata

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