Il primo giorno

in #ita8 years ago

Erasmus 3°episodio: l'arrivo in città

Salve steemers, mi scuso ancora per l'assenza; purtroppo gli impegni e le cose da fare non finiscono mai, e il tempo che si riesce a ritagliare in una giornata per sfogarsi, scrivere i propri pensieri, condividere sentimenti, opinioni e avventure su questa fantastica comunità sembra essere spesso ristretto. Continuiamo, però, da dove ci eravamo lasciati!

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[CC0 Creative Commons - Immagine priva di copyright]

Era il lontano Agosto dello scorso anno: amici, piscina, mare, sole e feste erano ancora vivi nelle nostre giornate spensierate, ricche di una felicità che accomuna un qualsiasi studente senza il pensiero di una sessione estiva incombente. Tuttavia è proprio quando si è così gioiosi che il tempo scorre, ahimè, inesorabilmente; ma a me non importava, anzi, tutto il contrario. Ero curioso e affascinato dall'idea di dover fare una valigia non di una settimana, non di un mese, ma di mezzo anno. Vi lascio immaginare, a tal proposito, i pianti (non sicuramente di gioia) di tutta la mia famiglia quando dovetti rassettare gli oggetti e gli indumenti necessari, ma soprattutto le raccomandazioni di mamma e zia (diverse ovviamente da quelle dei miei amici più stretti ahahaah!).

Arriva, quindi, il fatidico giorno, 29 Agosto 2017! Parto da Catania alle 6 del mattino, scalo di 3 ore a Roma (vi giuro che saranno state le ore più lunghe e ansiose della mia vita), 20 minuti a Helsinki (questi lo sono stati un po meno, visto che stavo rischiando di perdere l'aereo) e finalmente, alle 6 del pomeriggio arrivo a Vilnius, capitale della Lithuania.

Agli studenti Erasmus molte università mettono a disposizione dei servizi di volontariato, erogati dagli stessi studenti dell'Accademia, quali ad esempio organizzazione di eventi culturali e non, gite, viaggi, cene tra amici, ma soprattutto scopo fondamentale è l'integrazione dello studente Erasmus, dapprima nella nuova città e successivamente nell'ambiente universitario. Per tale motivazione ad aspettarmi all'aeroporto vi era una ragazza lituana "mentor", una sorta di guida nelle prime settimane. Patricija (il suo nome) fu molto cordiale sin dall'inizio: già durante l'estate mi inviò alcuni messaggi su whatsapp per darmi delle informazioni di rilevante importanza, dicendomi alla fine (messaggio che ricorderò per il resto della vita) di essere di fronte agli "Arrivals" con in mano un foglio con su scritto il mio nome.

Sceso dall'aereo ero molto frastornato, le ore di viaggio mi avevano stancato talmente tanto da aver perso pure l'entusiasmo; ad ogni modo aspetto la valigia e mi dirigo verso l'uscita. Patricija era lì, pronta ad accogliermi sorridente e strafelice. Io a dire il vero mi bloccai per un attimo e ancora ora non riesco a spiegarmi il motivo; feci poi due passi avanti e mi presentai. Con l'atteggiamento di un buon italiano, sicuro di sé, dopo aver studiato per anni alle scuole l'inglese, ero convinto di sapermi esprimere nel migliore dei modi: vi assicuro che non fu assolutamente così. La mentor aveva un'inglese perfetto e in 10 minuti di discussione ho soltanto capito: "siediti qui, aspettiamo due tedeschi e una francese che dovrebbero arrivare a breve". Immaginate i pensieri e le domande che mi affliggevano in quei momenti; pensavo a chi me lo avesse fatto fare, non capivo una parola di quello che mi diceva, ero in un luogo assolutamente sconosciuto, non avevo idea a cosa stessi andando incontro...

Dopo pochi minuti si presentano questi ragazzi, avevano un'inglese spiccato e io mi sentivo sempre più oltraggiato. Avendo fatto le dovute presentazioni, ci incamminiamo verso il nostro dormitorio. Durante il tragitto guardavo la strada, fissavo il vuoto e i pensieri erano così tanti che rimanevo perlopiù imbambolato. Ad un tratto il taxi si ferma nel bel mezzo di una foresta, il cielo era ormai imbrunito; Patricija esulta subito: "Welcome guys, this is your dorms!" Mi guardai attorno e vidi uno stabile che più che un dormitorio di un'università mi sembrava un carcere. Incrociammo gli sguardi con gli altri ragazzi, ma nessuno esprimette parole. Scaricati i bagagli ed entrato nella mia stanza, trovai altri due ragazzi, un turco (Burak, odiato sin dal primo istante, che divenne poi il mio compagno di vita) e uno italiano. Nel frattempo altri si avvicinarono a me, si presentarono, parlavano tutti inglese, mi facevano delle domanda, ma non capivo nulla. Ero ancora scioccato dal posto in cui ero finito, dalla sporcizia che vi era, dal fatto di dover condividere bagno, doccia e camera con ben 25 persone (mi era andata bene) per ben 6 mesi. Mi butto così sul letto, mi veniva quasi da piangere, volevo ritornare nella mia amata terra. Per fortuna non ho avuto nemmeno il tempo di pensarci che la mia mentor, insieme a quei ragazzi, torna in camera e mi sbatte letteralmente giù dal letto, dicendomi: "What are you doing Fabioooo?! Let's go to the pub in the city center!". Non ebbi modo di controbattere che mi ritrovai seduto in un bar, con quei ragazzi perfetti sconosciuti e 2 litri di birra bionda (che a me fa schifo); cosa mi potevo augurare di peggio in quel momento?! Provai a conversare, ci scambiammo i numeri di telefono e rientrammo dopo qualche ora in dormitorio.

Non dormii tutta la notte; nonostante la stanchezza i pensieri mi assalivano; non avevo alcuna idea del luogo in cui ero finito e di ciò che mi riservavano i prossimi giorni. Ma questa è un'altra storia!! Al prossimo post steemers!! 😂😂😂

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Non vedo l'ora di sapere il resto della storia 😄

ahahaha presto scriverò di nuovo :)

Spesso nei grandi cambiamenti tutto sta nel tenere duro i primi momenti, aspetto il seguito :)

Eh già, proprio così

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