Erasmus 4° episodio: il risveglio

in #ita8 years ago

L'INIZIO DI UN'ERA

Lasciare il caldo Sole e le lunghe giornate di pieno Agosto siciliane, con non meno di 40° all'ombra, insieme ad amici e famiglia, non fu semplice; anzi, per un ragazzo come me, legato alle proprie abitudini e a ciò che caratterizza la nostra fantastica ed ineguagliabile terra, fu traumatico. Soprattutto se la tua Università ti spedisce a Vilnius, nel bel mezzo della Lituania, a migliaia di chilometri da casa e in un bosco fitto talmente tanto da non vedere la luce del giorno. Dovendo essere sincero non è che al di fuori ve ne era molta: le giornate erano cortissime, il freddo irresistibile già in Estate (come sarei dovuto sopravvivere nel mese di Dicembre?), il cielo sempre grigio e malinconico, di una malinconia che si evinceva anche nei volti dei cittadini.

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[CC0 Creative Commons - Immagine priva di copyright]

Aprii gli occhi (anche se a dire il vero non li avevo mai chiusi) e, sin da subito, mi misi seduto sul letto, cercando di dimenticare la notte passata. Mi girai un attimo intorno nella stanza, visto che comunque il giorno prima non mi era stato dato neanche un attimo di tempo, e forse era meglio se non l'avessi mai fatto: ritrovai il turco seduto ai piedi del mio letto, stra ubriaco, trasandato, con una sigaretta accesa in mano che guardava fisso il vuoto (vi lascio immaginare il tipo da questa breve descrizione); dall'altro lato l'italiano, che ancora non avevo conosciuto; questo si sveglia di soprassalto e in piedi nel letto, nudo e con solo una cravatta al collo, esclama: "Ciao, io sono il tuo compagno di stanza per i prossimi sei mesi, piacere di conoscerti. Scusa se mi rimetto a dormire, ma ho passato una notte paurosa e sono da poco rientrato". Non mi diede neanche il tempo di controbattere che crollò nuovamente sotto le lenzuola; era un nanetto dai capelli neri e corti, studente di medicina, anche se più che un medico, viste le condizioni in cui versava, poteva soltanto essere un bravo paziente di un luminare psichiatra.

Ad ogni modo continuo a dare una sbirciata alla stanza (se proprio vogliamo chiamarla così): vi erano per 3 persone soltanto un piccolo tavolo antico, una sedia sfasciata, e un armadio ad una sola anta; vi lascio quindi immaginare l'enorme sospiro (non di sollievo ovviamente) che tirai.

Decisi così di uscire per prendere un caffè come uso fare tutte le mattine, ma avevo ovviamente scordato di vivere in un bosco lontano 40 minuti dalla città. Torno, così, in cucina e con il mio inglese-italiano chiedo una caffettiera ad un francese che si era trovato di passaggio; all'inizio mi guardò con fare minaccioso e subito mi chiese: "Sei italiano?"; io risposi di sì e lui scappo via. Solo dopo qualche mese Max (il nome del ragazzo, diventato compagno di mille e indimenticabili avventure, molte volte al limite della legalità) mi confessò che tutti i francesi sono ancora alquanto irritati per la sconfitta subita nella finale Mondiali 2006 e soprattutto per le parole offensive di Materazzi al loro idolo Zinedine Zidane.

La giornata quindi non iniziò nel migliore dei modi, non sapevo cosa fare, gli amici conosciuti in aeroporto erano ancora nelle loro stanze, non c'erano altri in giro per il dormitorio numero 37 (così si chiamava il posto dove abitavo), solo quel buco di stanza, in cui ancora i miei "roommate" dormivano ubriachi e quella cucina, che di igiene ovviamente non conosceva nemmeno il significato. Aspettai, quindi, seduto sul letto, inviando all'Università di Messina le varie pratiche di arrivo, l'ora di pranzo. Quando finalmente Burak e l'italiano si svegliarono, decidemmo di cucinare qualcosa tutti insieme (carbonara ovviamente 😂😂😂), ma ci rendemmo conto che in quella cucina non vi erano nè posate e nè pentole; prendiamo quindi un taxi e ci dirigiamo in un centro commerciale. Rientrati a casa, cenammo tutti insieme, senza averci purtroppo nulla da raccontare (e d'altronde cosa vorresti raccontare a dei ragazzi che non conosci nemmeno e non parli la loro lingua?!).

In città, comunque, cominciavo a respirare un'aria diversa, un'aria quasi di famiglia, anche se i miei pensieri assillanti non mi abbandonavano mai. Era stato il mio unico giorno libero, era stato il mio primo vero giorno a Vilnius, ma soprattutto il giorno prima dell'inizio della settimana di orientamento Erasmus. Le cose si stavano in qualche modo sistemando, mi stavo ambientando e non vedevo l'ora di conoscere più persone possibili, così come il nuovo mondo universitario.

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Ma cosa mi hanno riservato i giorni seguenti? Che cosa ha potuto buttare per aria questa fantastica esperienza, non iniziata comunque nel migliore dei modi? Che cosa ha potuto far diventare l'inizio di un'era, in un battibaleno, la fine della stessa? Questo e molto altro nel prossimo post!! Ciao stemers!!!

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