Ascoli Piceno: si comincia!
Vi ho parlato in questo post della mia esperienza nell’Esercito e in quest’altro come tutto è cominciato ed eravamo rimasti alla mia decisione di inviare la domanda per il VFP1.
Convinta e decisa, mandai la domanda senza pensarci due volte. Rimuginarci troppo non mi avrebbe aiutata, sarei stata presa dal panico e dai dubbi. In certi casi bisogna buttarsi, senza paracadute e spegnere il cervello.
Una volta inviata la domanda, avrei dovuto affrontare tre giorni di visite obbligatorie prima di partire: un piccolo check up in cui ti rigirano come un calzino, dove verificano che tu goda di ottima salute e soprattutto che nessuna di noi fosse incinta.
Feci i tre giorni di visite senza problemi, dove conobbi due ragazze toscane che sarebbero state in stanza con me per i primi tre mesi, i più duri.
Insomma, era fatta, quasi.
Mancava solo una cosa: la lettera di convocazione, che sarebbe arrivata qualche giorno prima di partire, davanti a me si prospettavano due lunghi mesi di attesa. Io che sono fatta per il 90% di ansia suonava come una condanna a morte.
Cercai di distrarmi più che potevo ma ero impaziente, agitata e leggevo il più possibile, informandomi come meglio potevo.
I giorni trascorrevano lenti e inesorabili, facendomi odiare dalla postina che aspettavo sotto il sole e la pioggia, con il vento forza 9 o con la grandine. Appena sentivo il rumore delle gomme sull’asfalto alle ore 13.30 io ero là come una vedetta. E lei scendeva dalla macchina scuotendo la testa, il suo fastidio era percettibile, ma io non riuscivo a contenermi.
Fino a quando arrivò la benedetta lettera. Non so se fossi più contenta io o la postina, probabilmente lei ma non mi importava, avevo la data di partenza: 21 marzo 2011 ad Ascoli Piceno per affrontare il RAV (Reggimento Addestramento Volontari).
Il RAV è un addestramento iniziale (a detta loro, io l’ho chiamato: vispremiamocomedeilimoni) che dura tre mesi. Una volta conclusi, si sostengono le prove finali: fisiche, test scritto sulle materie insegnate e prove pratiche. Superate le prove, esce una graduatoria con la destinazione finale.
Sono stati tre mesi duri sotto tutti i punti di vista. Era la naja, quella vera, niente a che vedere con i bei ricordi dello stage.
Le prime due settimane ci hanno stressato e messo sotto pressione in modo particolare perché entro quel tempo puoi andartene, se capisci che non ce la fai, basta firmare un foglio e andare via. Una tentazione bella e buona.
Volevano capire chi fosse così motivato (e matto) da voler continuare. Niente telefono, niente sigaretta (io non potevo capire le mie colleghe che impazzivano senza fumare) , niente sonno (ecco questa cosa l’ho sofferta molto) insomma niente di niente.
La sveglia suonava alle cinque e mezza e alle sei e mezza dovevamo essere pronte per andare a fare colazione. Senza fiatare, vestite perfettamente, con il cubo impeccabile sul letto.
L’attività fisica era intensa: io non mi ero preparata molto, non sospettavo minimamente che ci avrebbero trasformato in delle piccole ninja e mi sono pentita quando ho preso consapevolezza che per 4/5 volte a settimana avrei corso, fatto addominali, sollevato pesi e roba del genere. Mi sarei preparata meglio se avessi saputo a cosa sarei andata incontro.
E ci facevano studiare, materie inerenti al campo militare e non vi dico che sonno subito dopo pranzo. Nell’aula calda, dopo aver mangiato, sembrava il posto ideale dove poter schiacciare un pisolino e invece NO, eravamo sorvegliate a vista. Temevo aprissero il fuoco non appena una palpebra fosse calata per sbaglio.
Abbiamo fatto delle marce in montagna, vere e proprie scarpinate impegnative, bardate neanche i militari operativi in Afghanistan, con il fucile che già da solo pesava con l’aggiunta dello zaino e del mio peso era una cosa imbarazzante. Pronte a difenderci se qualche leprotto ci avesse colto di sorpresa.
Verso la fine del percorso, quando stavo per gridare all’ammutinamento (si lo so che si fa in marina ma ci sta bene, lasciatemela passare) sono iniziate le prove per il giuramento.
Oltre alle prove che diventavano ogni giorno sempre più impegnative, c’erano i servizi notturni e tutte le attività che continuavano parallelamente. Inutile dirvi la stanchezza, il sonno accumulato per i successivi sette anni, l’ansia e la paura di non farcela.
Qui entra in giorno l’importanza del gruppo (un po’ come Steemit che ha bisogno della comunità per crescere sempre di più), la forza che ci siamo trasmesse l’un l’altra è stata provvidenziale.
Noi donne è vero facciamo fatica a fare gruppo come voi uomini ma in quel contesto eravamo un corpo e un’anima sola, altrimenti non ce l’avremmo fatta. Tuttora se ci penso mi chiedo: ma come diamine ho fatto?
Semplice, l’unione ha fatto la forza.
Attendevamo il giuramento con un misto di ansia e gioia allo stesso tempo. Ci sarebbero stati i nostri familiari a vederci sfilare, a sostenerci, ad esserci vicino.
E quel giorno arrivò.
Una bellissima giornata di Aprile con un cielo terso e una temperatura gradevole. L’ansia tra noi era tangibile ma cercavamo di mascherarla con sorrisi e battutine che non facevano ridere nessuna.
Poi è iniziato e tutto è stato assolutamente perfetto, l’ansia si è sciolta come per magia lasciando il posto alla felicità. La nostra sfilata di arrivo fu perfetta, eravamo orgogliose, fiere di essere lì.
Abbiamo gridato “LO GIURO” tutte insieme, un’unica voce ed è impossibile descrivere il numero dei battiti del mio cuore impazzito o le lacrime che ci hanno rigato il volto dopo aver giurato.
Finita la cerimonia ci siamo abbracciate forte, in quel momento non servivano parole, eravamo legate da un filo invisibile che ci univa tutte. Così diverse ma uguali sotto un’unica bandiera e passione.
La giornata finì ma dentro di noi continua a brillare, quel momento quelle emozioni sono tutte impresse a fuoco nel nostro cuore.
Dopo qualche settimana dal giuramento abbiamo sostenuto tutte le prove possibili che hanno portato lo stress alle stelle, ci hanno prosciugate.
Ricordo l’ultimo giorno, quello in cui sarebbero uscite le nostre destinazioni. Un’aria di nostalgia aleggiava tra noi, anche il nostro maresciallo non aveva la solita voce perentoria e ferma. I nostri capisquadra ci guardavano in modo diverso: era arrivata la fine, the end, era calato il sipario.
La mia destinazione fu: Bologna, nell’Aves. Ero felice e piangevo, ero contenta ma piegata a metà nello stesso momento.
Gli addii non sono mai stati il mio forte, se avessi potuto evitare la situazione l’avrei evitata volentieri. Salutarsi sapeva di addio, di mai più, di passato. Avrei preferito sparire sperando in un arrivederci.
Passata l’amarezza però un nuovo fuoco ha iniziato a bruciare dentro di noi: una nuova sfida, una nuova caserma e altri percorsi da intraprendere, senza dimenticare nessuna di noi, il nostro percorso e come eravamo arrivate fino a quel punto.
Non restava che guardare avanti.
Un'esperienza davvero forte, che forse ognuno di noi dovrebbe fare, per capire cosa vuol dire fatica, ordine, impegno e fare gruppo. Di sicuro dopo questa esperienza la tua visione delle cose è cambiata, hai dato più valore al tuo quotidiano e sono sicura che la tua voglia di libertà scaturisce tutto da lì...lo si percepisce.
:-*
Si cara @bariski mi ha cambiata letteralmente. Prima di quell'esperienza ero abbastanza ritardataria, non riuscivo mai ad uscire puntuale. Dopo il militare sono pronta con cinque minuti di anticipo e la mattina mi sveglio senza problemi.
E poi si ha cambiato anche la mia visione del quotidiano, adesso anche preparare la moka la mattina ha un sapore diverso lo faccio con gusto e mi godo il rito.
Grazie cara :)
Ecco questo vi rende diverse dagli uomini.
Non esiste maschio che non affermi di aver detto "l'ho duro!". Non posso sapere per quanti sia vero, ma tutti lo dicono!
: )
Non so se è una diceria questa, un falso mito che gira eh ;)
Credo di dovermi fidare : )
Sicuramente sono esperienze che fanno crescere ogni persona che le ha vissute.
Assolutamente si!!! 😊
Una strada che non condivido, come già ti dissi l'altra volta. Ma apprezzo il tuo coraggio e caparbietà nel superare i tuoi limiti e trasformarti in una donna più forte e consapevole. ;-)
È bello anche vederla diversamente e non condividere gli stessi ideali o percorsi.
La differenza la fanno il rispetto delle scelte altrui e la comprensione.
Grazie caro 😊
Un carattere d'acciaio si nasconde dentro la nostra cara e forte @g-e-m-i-n-i, tutta determinata e volitiva nel raggiungimento dei propri traguardi personali, complimenti davvero per quanto sei riuscita a dimostrare essenzialmente a te stessa, ed anche per questo tuo post davvero potente, grandissima!!
Grazieeee ❤️
In effetti la mia scelta è stata dettata soprattutto dal volermi misurare con me stessa, una sfida.
Volevo svezzarmi in un certo senso, abbandonare le comodità di casa e crescere e quest’esperienza mi ha reso più forte.
Mi ha fatto conoscere tante persone sparse per l’Italia e apprezzare quello che ho come un dono.
Cara @g-e-m-i-n-i, tu sei tutta d'un pezzo! Hai un coraggio da leoni e sei una forza, sempre detto!
È bello che ti sia buttata così a capofitto in una cosa e l'hai portata a termine.
Brava, bel post...non vedo l'ora di leggere il seguito!
Abbracci ❤
Grazieee.. adesso manca l’ultimo pezzo e poi si conclude la vicenda dell’esercito, ci siamo quasi!
Grazie Cara ❤️😍