Diaframma e tempi di posa: a cosa servono nella pratica?
Il movimento è una caratteristica della nostra vita, tutto si muove rispetto ad un certo periodo di tempo, persino le case, i palazzi, le montagne con spostamenti lentissimi oppure un treno che sfreccia sui binari a 300Km/h. Impostando tempi di posa diversi sulla nostra fotocamera otterremo immagine diverse: un tempo di posa veloce servirà a congelare il soggetto, un tempo di posa lento viceversa a sfocarlo, creando nella nostra mente sensazioni di velocità e dinamismo che possiamo usare a nostro vantaggio per migliorare la comunicazione dell’immagine allo spettatore. Nelle prossime due immagini possiamo osservare un levriero in piena accelerazione ed uno scatto in riva al mare. La prima immagine è stata scattata con un teleobiettivo a 175mm con un tempo di 1/2500s e diaframma f3.2; la seconda immagine è invece scattata con un obiettivo grandangolare 16mm con un tempo di posa 2/5s e diaframma f16.
Nella prima immagine congeliamo il soggetto ed i particolari della foto come la polvere e la terra alzata dal cane utilizzando un tempo molto veloce, mentre nella seconda perdiamo di nitidezza sui particolari dell’acqua a favore di uno sfocato che in questo caso ci indica il dinamismo dello scorrere di un’onda sopra ad uno scoglio, con tempi di posa medio-lunghi.
Riprendendo sempre i due esempi appena descritti da un punto di vista dei diaframmi, notiamo subito come questa influisca sulla profondità di campo definendo persino l’ordine con cui i nostri occhi guardano l’immagine: il nostro interesse, pilotato dal nostro cervello va a cercare il punto di messa a fuoco di una parte dello scatto e tralascia il resto, piuttosto che osservarlo in tutto il suo insieme. In questo modo possiamo pilotare l’attenzione dello spettatore verso ciò che vogliamo rappresentare sull’immagine e persino nascondere alla suo vista particolari non graditi.
Nello scatto del levriero, un’apertura a f3.2 permette di restringere molto la profondità di campo ed isolare il soggetto dall’ambiente circostante che viene sfocato: veniamo colpiti dallo sguardo dell’animale all’interno della sua corsa senza accorgerci delle macchie scure sullo sfondo in cui sembrano essere presenti pali e recinzioni poco fotogeniche. Un utilizzo corretto di aperture e tempi d’esposizione può creare immagini di grande dinamicità con parti mosse e farti a fuoco come possiamo vedere nell’esempio seguente.
Grandi aperture con forti sfocati sono alla base della fotografia naturalistica, di quella macro, dei ritratti, in cui lo sfocato gioca un ruolo molte volte fondamentale in cui molte volte viene utilizzato il termine “bokeh”, parola di origine giapponese che identifica la qualità della sfocatura introdotta dalle lenti dell’obiettivo come reale contributo estetico all’immagine. Di seguito ho riportato un esempio di un’immagine composta solo da bokeh, che seppur risulti completamente sfocata percepiamo comunque come gradevole.
Tornando ai nostri esempi precedenti, nello scatto panoramico in riva al mare il fotografo ha utilizzato un’apertura f16, la scelta migliore per dare all’immagine la massima profondità possibile rimanendo all’interno del range di massima nitidezza che fornisce un obiettivo medio che solitamente è compresa tra f8 ed f16 variabile a seconda della qualità della lente.
Per terminare il post e darvi uno spunto di riflessione per la prossima parte di questo mini corso voglio riportare la vostra attenzione sulla seconda immagine di questo post in cui è presente un errore compositivo di facile individuazione, sapete dirmi quale?
Un altro accorgimento che avrebbe potuto utilizzare il fotografo in soli termini di impostazioni di base al momento dello scatto avrebbe inoltre dato un tocco in più all’immagine, che consigli dareste al fotografo che ha realizzato lo scatto?