Basi tecnico-pratiche della fotografia
La fotografia è una forma d’arte in grado di immortalare in un’immagine cioè che il fotografo vuol far vedere al pubblico. Può rappresentare una fedele riproduzione della realtà, oppure usare gli strumenti a sua disposizione per modificarla e trasmettere allo spettatore sensazioni diverse. Non mi sto riferendo a photoshop ma al semplice utilizzo di obbiettivi, tempi di posa ed apertura del diaframma diversi.
La fotocamera è un strumento elettronico che imprime su un sensore, oramai sempre digitale, della luce per un certo periodo di tempo. Gli spettri delle radiazioni luminose sono disposti a diverse frequenze per cui possiamo avere fotografie ad infrarosso, nello spettro visibile o ai cosiddetti raggi X che utilizziamo in una radiografia. Il processo utilizzato di “cattura della luce” però è sempre lo stesso.
Per questo motivo nasce innanzitutto il bisogno di misurare la quantità di luce che raggiunge il nostro sensore, è stata così introdotta un’unità di misura informale che in fotografia viene chiamata “stop”.
Come abbiamo anticipato prima anche se ci ritrovassimo con una vecchia fotocamera analogica su cui è montato un obbiettivo fisso, siamo comunque in grado di creare fotografie diverse regolando la luce che vogliamo imprimere sulla pellicola attraverso 2 metodi principali: il tempo di esposizione, ossia il lasso di tempo in cui lasciamo entrare della luce e colpire la pellicola, e l’apertura del diaframma ossia regolando l’apertura di una ghiera a lamelle all’interno dell’obiettivo.
Tempo di posa
Rappresenta semplicemente l’intervallo di tempo in cui il sensore viene esposto alla luce dal momento dello scatto alla chiusura dell’otturatore. Normalmente su una fotocamera i tempi selezionabili vanno dai 30 secondi (tempo lento, ampliabile con telecomando esterno/intervallometro raccomandato per esempio nella fotografia notturna) a 1/4000 di secondo (tempo molto rapido che congela qualsiasi movimento del soggetto fotografato).
Variare di uno stop l’esposizione EV della fotografia significa dimezzare o raddoppiare il tempo d’esposizione: passando da 1/500 a 1/1000 diminuisco l’esposizione di uno stop e la foto sarà più scura, viceversa se passo da 1/250 a 1/125 aumenterò di uno stop l’esposizione e renderò la foto più chiara e luminosa. In generale è importante utilizzare il tempo di posa corretto per evitare mossi indesiderati, in quanto un tempo di posa troppo lento su un soggetto in movimento creerà inevitabilmente una foto mossa. Esistono però alcune tecniche come il panning, oppure i caratteristici tempi d’esposizione lunghi sui corsi d’acqua per creare effetti artistici particolari che sfruttano il mosso ed il tempo di posa per realizzare un’immagine artistica più coinvolgente per lo spettatore.
Diaframma
All’interno di ogni obiettivo è presente un diaframma per regolare la quantità di luce che facciamo arrivare al sensore della fotocamera come riportato nell’immagine seguente.
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Aumentando o riducendo il “buco” prodotto dal diaframma incorporato nell’obiettivo, variamo la quantità di luce che giunge al sensore. Alla stregua del tempo di posa, raddoppiare o dimezzare l’area dell’apertura equivale ad una variazione di uno stop nell’esposizione. Normalmente è possibile regolare l’apertura del diaframma ad incrementi di 1/3 di stop, il sistema di misurazione dell’apertura del diaframma è espresso in numeri “f” dove la lettera stessa significa “focale” e rappresenta un rapporto che lega la lunghezza focale dell’obiettivo al diametro di apertura del diaframma.
Un’apertura che troviamo indicata normalmente come per esempio f4 corrisponde ad un rapporto 4:1 tra la lunghezza focale dell’obiettivo ed il diametro del diaframma: quest’ultimo sarà 4 volte più piccolo della lunghezza focale.
Essendo i numeri “f” in realtà un rapporto, si spiega il fatto che in fotografia si indica come “grande apertura” un numero di f piccolo: f2 equivale ad 1/2 ed f32 equivale ad 1/32.
Conclusioni
Quella che abbiamo appena affrontato è una semplice e breve presentazione del sistema tecnico alla base della fotografia. Ricordate che, sebbene sembri un po’ contorto il sistema è stato creato per ottenere una legge di reciprocità tra tempi e diaframma: una variazione di uno stop nell’apertura del diaframma o nel tempo determinerà una equivalente variazione nell’esposizione dell’immagine. In termini di esposizione e quindi di luce sul sensore, possiamo recuperare una sottoesposizione di uno stop nei tempi con una sovraesposizione di uno stop nel diaframma ecc.
Ottima guida @tamon, spero continuerai anche con gli argomenti più avanzati, perchè hai spiegato bene e lo trovo utile! Dimmi una cosa, da che tempo di esposizione consigli l'uso del cavalletto?
Dipende un po' da te, quanto riesci a stare fermo e quindi dal peso di reflex ed obiettivi. Per mia esperienza con obiettivi con focali medie per foto semplici parto sempre da tempi attorno a 1/160 dove sono sicuro di non trovare mosso con lo stabilizzatore attivo. Con mano ferma in condizioni ottimali arrivo a 1/80 per cui al di sotto sempre cavalletto, tieni presente che dipende anche dalla risoluzione della macchina e dalla nitidezza che vuoi ottenere: in un bel paesaggio è preferibile usare un cavalletto e scattare ad f8 o f10 per ottenere il massimo dall'obbiettivo indipendentemente dai tempi.
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