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in #ita8 years ago

Oggi voglio riproporvi la mia versione del racconto frutto di una bellissima iniziativa di @marcuz di qualche mese fa, il quale lanciò un contest dove ci invitava a proseguire un racconto da lui iniziato e sviluppato in 5 parti.

A volte è giusto fermarsi e godersi quello che si è fatto, si è scritto e riproporlo.

Nel link al suo post troverete il capitolo 1 mentre io qui tutto d'un fiato voglio riproporvi la mia versione della storia, sperando che possa dare un senso a quello che scrissi allora.

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Quella sabbia che Giada stringeva tra i pugni le sembrava fatta di piccoli spilli che le pungevano la pelle.
La sua mente e la sua anima erano talmente addolorate da quel che le era appena successo che le sembrava di provare dolore fisico in ogni momento. 
Il tempo e la sua coscienza erano venuti a mostrare il conto da pagare per quelle scelte che Giada aveva fatto.
Quella sabbia, quel mare, quella spiaggia, quei rumori, quel silenzio tipico di una riva deserta le erano sempre stati cari, le avevano sempre dato delle sensazioni uniche che niente e nessuno mai le avevano regalato.
Fu per questo che quando i genitori divorziarono lei non volle seguire ne l'uno ne l'altra e volle ricominciare la sua vita partendo da quella casetta in riva al mare dove tutta la famiglia era solita riunirsi ogni estate.
In quelle mura, in quei paesaggi ella riusciva a sentire distintamente le risate fragorose di papà Carlo e mamma Emma. Ogni volta che si affacciava alla finestra le sembrava di vedere la piccola Adele tra le braccia di papà Carlo mentre il sole veniva risucchiato dall'orizzonte e calava nel mare. Quella sabbia che stringeva tra i pugni era stata teatro di mille corse felici verso la sconfinata distesa di sabbia che ogni anno si parava davanti a lei. In quel mare papà Carlo aveva insegnato loro come stare a galla e come nuotare. 
Quella casa, quella spiaggia erano per lei un ricordo felice, un quadro eterno da ammirare perpetuamente alla ricerca di un angolo di felicità.
In quei ricordi rivedeva una famiglia unita, gioiosa e che non aveva paura del futuro. Un distacco totale rispetto a quello sarebbe stato un allontanamento repentineo ed inaspettato.
Papà Carlo non era andato via per amore di un'altra o perchè ne aveva abbastanza di quella vita. Lui era un sognatore, era pieno di vita e zeppo di sogni ed aveva trasmesso alle sue figlie la capacità di sognare oltre ogni limite. Ma nell'Italia dei privilegiati e dei dimenticati suo padre era finito nella seconda categoria e a poco a poco la sua voglia di vivere era andata spegnendosi sommerso dai debiti e dalle fatiche di un lavoro che non era più utile, non era più in voga e che tutti avevano pian piano accantonato.
A fine mese però le tasse e le bollette da pagare non attendevano a farsi vive e Carlo pian piano perse la voglia di lavorare, la voglia di vivere.
Papà Carlo avrebbe voluto lasciarsi tutto questo alle spalle, non portarlo a casa, non contaminare quell'ambiente felice con la sua silenziosa disperazione. 
La tensione, la depressione, la tristezza stava contagiando Giada e la sorella Adele e questo Carlo non poteva permetterlo.
Fu questa la ragione per cui di punto in bianco decise di andare via, di allontanarsi da tutti e lasciare che ognuno potesse provare a vivere la propria vita.
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Giada non riuscì mai a perdonare suo padre. Non era mai riuscita a capire davvero le motivazioni dietro quella scelta. Non faceva che ripetersi che insieme avrebbero superato ogni avversità e che suo padre era stato un vigliacco.
Di tanto in tanto coccolava quel biglietto sbiadito dove aveva appuntato quel vecchio numero di telefono, quello che suo padre le aveva lasciato per qualsiasi emergenza, per qualsiasi cosa promettendo a tutti che non sarebbe mai stato lui a chiamare loro. Non voleva distrarle dalla loro rinascita diceva. Aveva venduto il negozietto e lasciato qualcosa alle 3 donne della sua vita con cui ripartire. 
"Ce la farò, non preoccupatevi per me" ripeteva quella sera con voce strozzata.
Mamma Emma decise di vendere la casa in cui Giada e Adele erano cresciute, lasciando alle figlie la villetta al mare, teatro di tante belle giornate passate insieme.
Voleva scappare dall'Italia, non voleva che le figlie crescessero in quel paese cosi miope ed ingrato che sarebbe stato presto un paese da terzo mondo diceva.
Trovò lavoro come traduttrice in Francia e una sera si presentò a casa con un biglietto aereo per Parigi
"Quello che vedete è il nostro futuro ragazze".
La piccola Adele non esitò ad abbracciare la proposta della madre, a 13 anni appena compiuti era eccitata all'idea di vivere in una città come Parigi e ricostruirsi nuove amicizie.
Giada restò impietrita, intristita all'idea di partire e felice alla prospettiva di cambiare.
Ringraziò la madre ma le chiese qualche giorno per pensarci.
In quei giorni si sentì persa, vuota di fronte ad una situazione più grande di lei. A 19 anni appena compiuti avrebbe dovuto compiere una scelta che le avrebbe cambiato l'esistenza, abbandonando tutto ciò che aveva in favore di qualcosa che non aveva mai avuto e neppure desiderato. Fosse stato per lei avrebbe voluto tornare indietro e riabbracciare papà Carlo e vederlo lì a tavola con loro, con qualche soldo in meno ma con tanto affetto in più. 
Strinse a se nuovamente quel biglietto stropicciato con quel vecchio numero di telefono e lasciò fluire i ricordi.
Fu allora che decise che il suo futuro sarebbe stato vivere nel passato.
Comunicò a mamma Emma che sarebbe ripartita dalla piccola casa al mare in cui il tempo sembrava essersi fermato per lei.
La madre provò a dissuaderla ma volle lasciarla andare, anche per onorare la scelta di suo marito Carlo.
Le giornate, i mesi, gli anni erano trascorsi sereni per Giada, fino a 2 giorni fa.
Fu allora che si presentò alla porta un uomo in divisa. Cercava sua madre ma trovo Giada.
Fu lei a ricevere per prima la notizia.
Suo padre era deceduto.
Non era stato un cancro.
Non era stato un incidente.
Non era stata la vecchiaia.
Era stata quella scelta compiuta qualche anno prima. Era stata la vita. Era stata l'Italia a portarselo via.
Quel padre che non aveva più visto nè sentito aveva rifiutato di baciare la pantofola di chi avrebbe potuto aiutarlo, aveva rifiutato di chiedere l'elemosina in giro, aveva rifiutato di cercare la pietà altrui.
E cosi vivette di stenti gli ultimi anni della sua vita, fino ad arrivare al nord, lontano da tutti nella fredda Milano dove perì tra i cartoni che lo avvolgevano in una notte di mezza estate nella stazione di Porta Venezia, non lontano dalla borsa di Milano, non lontano dal luogo dove tutto si decide e tutto evolve.
Giada capì che suo padre non era stato un codardo, non aveva abbandonato la sua famiglia ma si era sacrificato per loro.
Quel pensiero la stava massacrando e i sensi di colpa divorando.
Su quella spiaggia riusciva a ricordare i bei momenti che ora si confondevano con gli insopportabili rimproveri che faceva a se stessa.
What if ripeteva, What if ripeteva....mentre stingeva la sabbia tra i pugni, mentre serrava i denti e piangeva.


Erano passate ore da quando Giada era rimasta inerme sulla spiaggia ad ascoltare il mare ma soprattutto i suoi pensieri, le sue sensazioni.
Quel nodo alla gola la stava stringendo fino a soffocarla. Nella sua testa rimbombava sempre lo stesso rumore assordante, quello di suo padre che tra i cartoni giaceva senza vita mentre la metropolitana partiva con la sua prima corsa mattutina, nell'indifferenza generale.
Decise di rincasare e fermarsi a pensare. Il corpo di suo padre era diretto nel paesino natale di Carlo, dove tutto aveva avuto inizio e dove ormai solo Giada era solita trascorrere qualche momento nella piazzetta con gli amici e tra i negozi del centro.
Mamma Emma e la sorella Adele si erano occupate dell'organizzazione dei funerali e della burocrazia, un'ulteriore piaga in momenti cosi tragici.
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Lei aveva preferito restare a casa a non fare nulla, ad attendere.
Qualche anno addietro aveva deciso che il suo futuro sarebbe stato vivere nel passato.
Non aveva fatto i conti con il presente e ora la vita la stava costringendo ad aprire gli occhi.
Niente futuro, niente passato.
C'è un genitore da seppellire.
C'è un padre dimenticato da ricordare.
In molti avevano provato a contattarla in quei giorni. Cugini, amici, parenti lontani l'avevano cercata, anche solo per capire cosa potessero fare per lei in quel momento.
Giada aveva educatamente rifiutato ogni aiuto e ogni conforto.
Aveva preferito restare in riva al mare dei ricordi, quelli belli e fieri della sua vita con papà Carlo.
Quando rientrò in casa quella sera le venne come l'esigenza di condividere il suo dolore con qualcuno. Nessuno avrebbe potuto capire si ripeteva. nessuno avrebbe potuto mai concepire quanto grande fosse il suo dolore e quanto deflagrante fosse quella bomba chiamata senso di colpa che in lei dimorava da 2 giorni.
Fu allora che realizzò che al mondo forse solo una persona sarebbe stata in grado quantomeno di ascoltarla senza cadere in facile convenevoli o frasi di rito.
Con mano tremolante prese il suo smartphone e scorrendo la rubrica chiamò Paolo, un suo caro amico d'infanzia che 3 anni prima in un brutto incidente d'auto aveva perso Serena, l'amore della sua vita.
Gli chiese se fosse stato disponibile a passare qualche minuto con lei, in riva al mare, in attesa che suo padre fosse tornato. In attesa che il presente si fosse palesato alla sua porta, costringendola a svegliarsi da quel torpore che da troppo tempo la attanagliava.
Paolo accettò di incontrarla e circa 40 minuti più tardi la raggiunse.
Portò qualche birra e dei cannoli siciliani. Disse che in quei momenti la vita non deve fermarsi ma deve palesarsi ai nostri occhi.
Passarono ore insieme a parlare di quanto fosse stato atroce perdere Serena e papà Carlo in quel modo, senza preavviso. La morte è definitiva, l'uomo può essere immortale disse Paolo. 
Se te lo permetterai tuo padre vivrà per sempre, almeno finchè anche tu vivrai. I ricordi sono come gocce di rugiada dopo una pioggia intensa. Che tu voglia o no riemergeranno dal terreno
Furono queste parole di Paolo a devastare ma al tempo stesso sollevare l'animo di Giada.
Ultimo sorso di birra e quell'incontro sarebbe terminato.
Mamma Emma aveva telefonato qualche minuto prima per comunicarle che il feretro era appena stato imbarcato su un traghetto a Reggio Calabria e che di lì a qualche ora sarebbero rientrate a casa.
Il presente stava arrivando, accompagnando il passato verso il futuro della vita di Giada.
La sua vita sarebbe stata diversa da quel momento in poi ma grazie alle parole di Paolo aveva realizzato che da un grande dolore può nascere una enorme consapevolezza di se stessi, delle proprie radici e dei valori da portare avanti. Sarebbe stata la sua missione d'ora in poi. Vivere una vita onorando quella di papà Carlo.
Un sognatore distrutto dalla realtà.
La salma era arrivata alla camera ardente da un pò, ad accompagnarla mamma Emma e Adele.
Giada le raggiunse, le abbracciò, le guardò in silenzio prima di staccarsi nuovamente e nascondersi nel proprio dolore.
Non volle entrare. Non volle vedere suo padre disteso in una bara in compagnia di un sogno eterno.
Si era trasferita nella villetta sul mare per preservare i bei ricordi di una vita familiare quasi perfetta. Ricordi di un tempo che fu è vero ma che le avevano dato la forza di andare avanti e ricostruirsi una vita quanto più serena possibile.
Per la stessa ragione decise di non voler entrare nella camera ardente. Voleva ricordare papà Carlo con gli occhi lucidi di amore e il sorriso vivido di speranze. Quel corpo freddo sarebbe stato troppo da sopportare.
La notizia della morte del padre l'aveva travolta come un'onda alta 5 metri può travolgere un piccola boa. Non vi era rifugio che potesse metterla al riparo dalla sofferenza.
Giada, Emma e Adele trascorsero insieme tutta la notte, sveglie sul piccolo balconcino davanti alla terrazza.
Mamma Emma provò a sollevare le sue ragazze raccontando loro tante belle storie di quando erano piccole, cosi piccole da non poter ricordare alcunchè. Erano storie banali, storie commoventi.
Di fronte a queste storie raccontate con tenerezza Giada realizzò quanto fosse stato doloroso per sua madre separarsi da suo marito, quanto quel sacrificio avesse spezzato il cuore di una donna innamorata e devota. Realizzò allora che anche mamma Emma fece un sacrificio enorme e lo fece solo perchè papà Carlo aveva esortata a fare quelle scelte, per il bene delle sue 2 stelle.
Mamma Emma aveva subito una situazione suo malgrado, ne aveva pagato le conseguenze, era rimasta lì a dover consolare e indirizzare 2 figlie adolescenti senza nessun supporto. Giada aveva visto, molte volte, nella madre una donna indifferente, rigida e causa di quella situazione. Fu quella sera, sul balcone, alla vigilia del funerale di suo padre che la vide nuda per la prima volta, vide la sua anima, la sua sofferenza, il suo amore in tutta la sua splendida e accecante meraviglia.
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Parlò poco Giada ma più volte si avvicinò alla madre per dedicarle un abbraccio o uno sguardo amorevolmente triste. Quella notte era avvenuto un piccolo miracolo. Giada piangeva, piangeva ormai da quasi 3 giorni ma quella sera non erano le solite lacrime a solcarle il viso. Erano lacrime di accettazione per quello che era successo e di rinnovato amore verso l'unico genitore che le restasse.
Non avrebbe ripetuto l'errore fatto con suo padre. Questa volta sarebbe stata presente per sua madre, avrebbe messo da parte l'orgoglio e la timidezza e le sarebbe stata accanto in qualsiasi modo possibile.
Le sussurrò che sarebbe tornata a Parigi se avesse voluto, tanto "un pò di francese l'ho imparato" esclamò singhiozzante mentre la madre le accarezzava i capelli.
La madre sorrise ma non disse una parola, continuò ad accarezzarle i capelli e a farla sentire amata.
Era quasi l'alba quando rientrarono in casa per distendersi 2 ore sul letto prima che la camera ardente fosse aperta a tutti e loro fossero li con papà Carlo per l'ultimo saluto.
Alle 8:30 in punto si recarono sul luogo più triste per loro, quello dove avrebbero potuto per l'ultima volta essere loro 4 insieme. 
Giada chiese che la bara fosse chiusa in sua presenza. La madre la accontentò senza battere ciglio. Le usanze e le tradizioni non contano, conta solo l'amore, solo la famiglia.
Fino alle 9:30 non sarebbe arrivato nessuno. Ebbero un'ora per ricongiungersi un'ultima volta. Un'ultima rimpatriata di famiglia a pochi passi dal mare, a 2 isolati dalla casetta simbolo della loro felicità.
Stettero in silenzio, mano nella mano su una panca ai piedi della bara con una grande foto di papà Carlo solare e rassicurante. Sembrava fosse lui a vegliare sulle 3 ragazze della sua vita in quel momento.
Le luci erano spente e vi erano dei raggi di sole penetranti dalle 2 finestre nella parete destra della stanza. Poche sedie per amici e parenti ed un profumo di gelsomino a ripulire l'aria rendendola quasi eterea.
Quell'ora passò rapida ma sembrò eterna.
Era arrivato il momento di salutare.
L'arrivo della gente per porgere i propri rispetti ruppe il silenzio, adesso era il momento di lasciare che anche gli altri potessero commemorare il tanto amato quanto dimenticato Carlo.
La stanza si riempì, il tempo era scaduto, arrivarono 4 ragazzi in abito nero e cravatta a suonare il gong.
Bisognava issare la bara nel baule dell'auto funeraria e recarsi in chiesa.
Papà Carlo avrebbe voluto cosi. Era un credente vero ma non praticava molto. 
Le 3 ragazze chiesero di aprire la bara per un ultimo minuto. 
Giada si voltò per non vedere il volto del padre. Allungò la mano per appoggiare nella bara un libro, un libro che il padre le regalò qualche anno prima e che lei aveva letto tante volte. 
Non fare la sua stessa fine
Avvertiva papà Carlo ogni volta che vedeva Giada leggerlo. 
Vivi la tua vita!
"Lo farò" promise Giada mentre appoggiava "Il deserto dei tartari" all'interno della bara.
Lo farò Papà.
Te lo prometto.

Parigi.
La Senna.
Monmartre.
I bistrot dai quali uscivano profumi di ogni tipo.
Le case di moda e la moda di casa.
Erano passati ormai 3 anni da quando papà Carlo era morto.
Giada si era trasferita nella capitale della Francia con la madre e la sorella, proprio come aveva promesso loro.
Ogni Estate ritornava nella casa al mare per un paio di mesi ed era riuscita a convincere anche la sorella Adele e mamma Emma a restare qualche settimana ad Agosto.
Aveva bisogno di andare avanti ma di aggrapparsi ogni tanto a quel luogo felice in riva al mare.
La vita a Parigi fu più facile e piacevole del previsto.
Giada aveva deciso di non continuare gli studi ma di vivere e imparare sulla sua pelle cosa fosse la fatica, cosa significasse vivere alla giornata senza avere paletti predefiniti.
Non voleva restare incastrata in un percorso prestabilito.
Avrebbe trovato l'amore senza cercarlo diceva a se stessa.
Avrebbe capito quale sarebbe stata la sua strada solo mentre la stava percorrendo e non prima di imboccare quel sentiero.
Sarebbero state le scelte quotidiane a indirizzarla verso qualcosa di unico e non l'ossessione per qualcosa a farle disperdere energia.
Il suo obiettivo sarebbe stato non avere un obiettivo.
Aveva chiuso con l'italia.
A parte le Estati nella casa al mare non avrebbe mai più donato un briciolo di amore e di energie a quel paese che aveva dimenticato le persone in difficoltà e aveva ammazzato suo padre.
Subito dopo la morte di papà Carlo si era detta che avrebbe fatto lei qualcosa per tutti i Carlo d'Italia.
Bastarono pochi giorni ed un'analisi più cinica e lucida per realizzare che in quel paese non avrebbe potuto cambiare nulla.
In Francia fu tutto diverso.
Spaziava da un corso di pittura ad uno stage in banca, leggeva libri come se fossero volumi da studiare per il prossimo esame ma con la differenza che era lei a scegliere quali sarebbero stati i suoi esami.
Lavorava e studiava, alternava le cose lasciandosi guidare dallo spirito di libertà che suo padre le aveva sempre ispirata.
Ogni centesimo guadagnato veniva prontamente reinvestito. Per lei e per la sua famiglia.
In 3 anni aveva accumulato un numero di esperienze esorbitante. 
Un giorno passeggiando verso l'Arco di Trionfo vide un uomo su una panchina avvolto da dei cartoni e una coperta sfilacciata.
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Restò li a fissarlo per minuti, impietrita.
Vide in lui gli ultimi anni di papà Carlo e in un colpo strinse i pugni e decise che quel percorso che aveva imboccato lasciando scorrere i mesi, gli anni l'aveva portata li in quell'esatto momento.
Si adagiò sulla panchina e restò con quello sconosciuto.
Gli offrì la sua compagnia, non potè darle molto altro.
Anche lui aveva 2 figli, anche lui li aveva dovuti abbandonare al proprio destino senza ricevere mai in cambio una visita, una chiamata, un perdono che avrebbe tanto sognato.
Tornata a casa decise che avrebbe fatto di tutto per trovare quei 2 ragazzi, poco più che ventenni e andargli a parlare.
Vi riuscì qualche giorno dopo. Vivevano a Tolosa.
Li contattò con la scusa di un nuovo colloquio di Lavoro e diede loro appuntamento all'Arco di Trionfo.
Si incontrarono e lei le spiegò tutto, davanti a un caffè.
Le racconto della sua storia, dei suoi rimpianti.
Li esortò a non commettere gli stessi errori.
I 2 si commossero.
Erano restiì a perdonare il loro padre ma furono allo stesso modo tentati dal farlo, solo che non avrebbero saputo da dove cominciare la ricerca.
Giada chiese loro di seguirli.
Vincent, era questo il nome dell'uomo, confessò giorni prima che quella panchina era da 2 mesi la sua casa. Da li poteva ammirare l'Arco, poteva sognare che attraversando quella porta ci sarebbe stato il perdono, ci sarebbe stata la sua famiglia.
Giada disse a Luc e Jacob di aspettarli oltre l'Arco, sarebbe tornata presto.
Tornò su quella panchina e trovò Vincent.
Gli chiese di lasciare la sua "casa" per un istante per mostrare lui una cosa.
Vincent era reticente ma alla fine si convinse.
Si diressero verso l'Arco.
Insieme.
Arrivati sotto di esso Giada disse a Vincent:
Attraversalo, e ricomincia a vivere.
Vincent con passo esitante e scettico attraverso uno dei simboli della Francia.
Fu allora che vide i suoi 2 bambini.
Si bloccarono tutti e 3.
Non sapevano che fare.
Luc e Jacob ruppero il ghiacchio e andarono verso il padre.
Posero le loro mani sul suo volto stanco e pieno di rughe.
Si voltarono verso Giada e con un cenno del capo la ringraziarono.
Presero il padre sotto braccio e gli dissero:
Vieni papà, ti riportiamo a casa
Giada osservò da lontano quella vita che ricominciava.
Non sarebbe finita come con suo padre.
La promessa che aveva fatto a se stessa e a suo padre 3 anni prima non morì quella notte.
L'aveva mantenuta.
Sarebbe stata solo l'inizio.
Vincent sarebbe stato solo il primo di una lunga serie di anime perdute e ritrovate.
Grazie a Giada.
Grazie a papà Carlo.

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