Lungo il fiume

in #writing7 years ago

Per fortuna di Jean oggi l'orario di ufficio è rimasto tale. Sono le 18 e finalmente i tornelli si apriranno, quei tornelli che lo separano dalla vita in giacca e cravatta da quella fatta di serate con gli amici, palestra, letture di libri per diletto e non per aggiornarsi sulle ultime norme sulla sicurezza, ricette italiane da presentare a cena per stupire i propri compagni o compagne di avventura.

La giornata è calda ma non insopportabile. Quelle tipiche giornate di primavera che vorresti non finissero mai. Giornate che scorrono via insopportabilmente quando sei costretto a lavorare e che volano via quando riesci a goderle in pieno.

Avrebbe dovuto rientrare a casa entro le 20 Jean. Ad attenderlo l'appuntamento immancabile del lunedi sera che tiene in serbo per se stesso oramai da 2 anni.

Ma quel giorno Jean decise di rompere gli schemi, riporre la cravatta nello zaino, piegare la giacca ed adagiarla sulla spalla e passeggiare col sole in faccia e il venticello addosso lungo quel fiume che tante volte gli aveva regalato momenti di pace e serenità.

Isabelle era invece seduta su una panchina al parco, intenta ad osservare suo figlio mentre provava a raggiungere il cielo in sella all'altalena. Sembrava davvero possibile che quel piccolo potesse riuscire a scavalcare nuvole e orizzonti e dare l'impressione di volare sempre più su. Era cosi nitido il cielo e lo specchio d'acqua del fiume rifletteva tra la gente donando ancora più lucentezza a tutto ciò.

<Immagine priva di diritti di copyright

Pablo era un'artista di strada, non di quelli alla Banksy ma più modestamente un ritrattista che in 15 minuti e con pochi euro prova ad immortalarti mentre, seduto sul suo sgabello nero mostri il tuo primo piano con alle spalle quel magnifico sfondo che in milioni hanno fotografato da quando esiste la macchina fotografica ed in migliaia hanno dipinto sulle loro tele nei secoli e nei secoli. Chissà quanti saranno ispirati ancora da quello scorcio, da quella meraviglia architettonica, da quel simbolo eterno che incontra il laico ed il sacro, la cultura pop e quella classica.

Jean era felice in quel momento di quotidiana libertà e piacevolezza. Isabelle non riusciva a non percepire gioia nel potersi permettere momenti cosi rilassanti insieme al suo bambino al parco in una giornata finalmente cosi pacifica e poco rumorosa. Pablo stava provando a dipingere il volto di una donna italiana in vacanza da quelle parti. Era oramai a metà dell'opera quando il pennello fermò la sua corsa sulla tela e Pablo restò impietrito allo sguardo di quello che lui avrebbe dipinto di li a poco.

Jean era voltato di spalle ma capì che qualcosa non andava.

Isabelle corse verso l'altalena e di colpo afferrò suo figlio stringendolo al suo petto come per portarlo al riparo da un'imminente catastrofe.

Jean percepì delle urla non molto distanti da lui. Pensò che fossero ancora una volta i gilet gialli ad interrompere quella giornata di quiete. Poi udì delle sirene in lontananza avvicinarsi sempre più e una puzza di fumo che mai aveva sentito cosi forte in vita sua.

Si voltò, dopo essersi guardato intorno senza capire bene cosa stesse accadendo.

Pablo, Isabelle e Jean avevano lo sguardo rivolto verso la stessa direzione, avevano la stessa aria incredula e spaventata. Erano fermi li nel raggio di 5 metri quadri, ognuno a condurre la propria vita. Per un attimo i loro sguardi si incrociarono.

Si sentirono figli della stessa madre per un momento. I loro occhi si erano fatti lucidi e spenti come quelli di chi aveva appena ricevuto la notizia di un lutto improvviso. 

Il simbolo delle loro passeggiate, della loro infanzia, della loro città stava bruciando.

La signora che li aveva sempre protetti e guidati stava per diventare cenere.

Notre Dame bruciava mentre negli occhi di Jean, Isabelle e Pablo erano diventati di ghiaccio.

Qualcosa in quel momento stava morendo in ogni francese ed in ogni uomo che ami la bellezza, ami la grazia che risiede in ogni simbolo della grandezza dell'essere umano.

Notre Dame era l'emblema di quanto l'uomo potesse essere grande.

Oggi è divenuto il simbolo di quanto l'uomo non sia in grado di preservare la bellezza, la purezza, la grandezza che potrebbe contraddistinguerlo.

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Sarà ricostruita, senza problemi, come il Petruzzelli (di sicuro in meno tempo) e la Fenice. Bel racconto.

Speriamo ma lungi dal voler polemizzare è inaccettabile che non siano state adottate le misure necessarie per mantenere la sicurezza.

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