Cos'è il razzismo?
Cos'è il razzismo?
Se da una parte la scienza afferma che tra esseri umani non esistono vere e proprie "razze", questo non significa che non esistano differenze tra gruppi umani definiti in vario modo da usi, costumi, provenienza etnica, geografica, oltre alle differenze genetiche vere e proprie.
Cosa fomenta il razzismo?
A mio parere una parte importante viene giocata dalla mancanza di discriminazione.
No, non è un errore, io penso che non saper discriminare porti, di converso, al dilagare del razzismo.
In generale credo che negare le differenze sia il modo migliore per creare fenomeni di razzismo.
Gli esseri umani non sono tutti uguali, se da una parte questo significa che non è possibile applicare una generalizzazione ad una singola persona, d'altra parte non è possibile nemmeno negare le differenze di un gruppo che sia etnico, religioso, sociale, geografico, etc.
Gli africani hanno la pelle scura, gli orientali hanno gli occhi a mandorla e un colorito giallognolo i giapponesi hanno una tendenza ad avere problemi di vista, etc.
Sono dati di fatto, sono differenze reali, sono discriminanti che non possono essere negate.
Questo non toglie che esistano africani albini e giapponesi con dodici decimi di vista.
Le differenze non sono solo genetiche o di adattamento all'ambiente, sono anche dovute al contesto sociale, alla religione, agli usi e ai costumi dei popoli.
Ad esempio i liguri sono malmostosi mentre i romagnoli sono solari.
Non è detto che il più grande malmostoso del mondo non sia romagnolo e la persona più affabile e simpatica dell'universo non possa essere di Chiavari, resta il fatto che certe tendenze caratteriali o comportamentali siano largamente diffuse in certe aree geografiche, tra certe etnie, in certi stati, regioni o addirittura piccole comunità.
Non sono solo luoghi comuni, è un fatto che chiunque può constatare, negarlo è un'assurdità, una astrazione dalla realtà fenomenica.
Oltre a cadere nel ridicolo e a fomentare il razzismo, fingere che le differenze non esistano può essere pericoloso: ad esempio il processo di cicatrizzazione della pelle dei bianchi, dei neri e degli orientali è differente e chi lavora in un pronto soccorso deve saper discriminare, altrimenti non valuterà correttamente i rischi connessi al fattore "razza" nel trattare un paziente con lesioni cutanee.
Discriminare è importante, prendiamo ad esempio un concetto generalmente accettato: tutti dobbiamo essere uguali davanti alla legge.
Cosa significa?
In Italia chiunque commetta un'infrazione al codice della strada paga una multa la cui entità è identica per tutti, senza nessuna discriminazione.
Nei paesi del nord europa le multe sono invece differenti, sono definite come una percentuale del reddito, viene compiuta una discriminazione, per la stessa infrazione c'è chi paga una multa simile a quelle italiane, chi invece può arrivare a migliaia1 o addirittura a centinaia di migliaia di euro2.
Bisogna chiarire che discriminare, cioè comprendere, evidenziare e tenere nel debito conto le differenze, non ha nulla a che fare con l'emettere dei giudizi di valore, cioè pensare che queste differenze comportino ipso-facto una scala di valori, una superiorità di un gruppo rispetto ad un altro.
Questo però non significa che non si debbano emettere dei giudizi di valore e definire come migliore un certo comportamento, una certa tendenza rispetto ad un'altra.
Ad esempio in molte culture, ancora oggi, certi comportamenti sono ammessi: lo stupro, le mutilazioni rituali, etc. credo sia fuori di dubbio che questo comportamento, che abbia basi culturali, religiose o etniche, definisca un modello comportamentale peggiore di quello delle società dove questi comportamenti non sono amessi.
Quello che occorre comprendere per non cadere nel razzismo è che una caratteristica generale che accomuna un certo gruppo di persone ha carattere generale ma non è detto che si possa applicare al singolo.
Negare che gli stranieri provenienti da un certo paese tendono a commettere un certo tipo di reato non è il modo corretto di far capire che da questo fatto NON consegue che una certa determinata persona che proviene da quel paese commetterà sicuramente quel tipo di reato.
Soprattutto non permette di fare le giuste politiche di integrazione che devono tener conto dei dati di fatto e non delle astrazioni teoriche.
Per fare una politica di integrazione occorre conoscere le differenze, discriminare e, in tutta onestà, ammettere anche quando le differenze sono tali e tante che una reale integrazione non è possibile.
Questo non significa che non sarà mai possibile, ma che in questo particolare momento storico cercare di miscelare ciò che non si può miscelare può creare una situazione esplosiva.
A volte si tratta anche di emettere giudizi di valore, di decidere che qualcuno è migliore e qualcuno è peggiore senza voler omologare e trattare tutti allo stesso modo per forza anche quando i comportamenti di alcuni gruppi sono inaccettabili all'interno dell'organizzazione sociale dove vengono catapultati; si tratta di prendere atto che creare situazioni ingestibili non fa migliorare né le persone né la società.
Multe Record:
Parlare di questo tema riuscendo a non cadere nel banale e non riempendosi la bocca di tanti luoghi comuni non è facile.
Tu ce l'hai fatto caro mio!
Bel post, arricchito da foto tue veramente carine.
Bravo!