Bonucci via a gennaio?
Massimiliano Allegri (a sinistra), photo by All-Pro Reels from District of Columbia, USA, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Leonardo Bonucci (a destra), photo by Clément Bucco-Lechat, CC BY-SA 3.0, attraverso Wikimedia Commons
DISSAPORI MAI REALMENTE SUPERATI
La storia del calcio è piena di episodi di scarsa compatibilità tra allenatori e calciatori, che spesso non hanno risparmiato nemmeno i "maghi" della panchina o i fuoriclasse del rettangolo verde. Grattando dietro alla polvere dorata del mondo del pallone, è infatti possibile trovare soltanto esseri umani, come tali soggetti alle dinamiche lavorative e ai problemi riscontrati da ciascuno di noi (sebbene con un contro in banca arricchito da qualche zero in più).
Ritrovarsi in un gruppo composto da venticinque o trenta persone e pretendere di andare d'accordo con tutte assomiglia ad una visione utopica di difficile realizzazione, ma se nel mondo di tutti i giorni i dissapori presenti nell'ambiente lavorativo servono esclusivamente per scambiarsi pettegolezzi vicino alle macchinette della pausa caffè, in quello dello sport più famoso del mondo diventano immediatamente motivo di discussione per migliaia di appassionati.
Eravate dalla parte di Marcello Lippi o di Roberto Baggio? Vi trovavate d'accordo con Fabio Capello, quando teneva in panchina spesso e volentieri un fuoriclasse come Alessandro Del Piero? E ancora, di chi pensate sia la colpa del mancato ambientamento di Zlatan Ibrahimovic a Barcellona: della stessa punta svedese o di un genio testardo come Pep Guardiola, che con l'attuale giocatore del Milan non è mai riuscito a costruire alcun tipo di rapporto?
Pep Guardiola, portato in trionfo dai giocatori del Barcellona. Photo by Christopher Johnson, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
La verità spesso sta nel mezzo. Tutti i calciatori tendono a sopravvalutare le proprie qualità, ma occorre anche osservare come molti allenatori non riuscirebbero a riconoscere un talento nemmeno leggendone i dati delle skills alla Playstation. Generalmente, le storie di screzi, tra gli uni e gli altri, terminano con l'allontanamento di quello tra i due ad avere meno "peso" in società e agli occhi dei tifosi, e presto potremmo vivere un nuovo capitolo di questa eterna "lotta" fratricida.
Nel marasma che sta contraddistinguendo questo inizio di stagione alla Juventus, i casi di poca simpatia tra il responsabile della panchina e gli atleti sembrano essersi moltiplicati a dismisura. Nonostante il tentativo di ricompattamento avvenuto negli ultimi giorni, culminato con la vittoria nel derby contro il Torino, molte fonti insistono nell'indicare una buona fetta della rosa come decisamente contraria alla permanenza di Massimiliano Allegri alla guida del gruppo bianconero.
Ultima partita a parte, dove lo spirito combattivo è sembrato tornare almeno sopra il limite della decenza, la squadra ha spesso giocato per onore di firma, quasi come se si aspettasse che di fronte a risultati disastrosi, come quelli di Monza o Haifa in Champions League, la società ricorresse a soluzioni drastiche, allontanando acciughina per restituire il gruppo sotto la gestione di una nuova guida tecnica.
Al di là di quello che si possa pensare sulle qualità del tecnico livornese (chi ha avuto la bontà di leggermi nell'ultimo periodo ben conosce la mia posizione), la società ha ritenuto giustamente inaccettabile il comportamento dei calciatori. Sta nella normalità delle cose che i rapporti umani tra le varie anime dello spogliatoio non siano sempre catalogabili come idilliaci, ma quando tutto ciò sfocia in un mancato impegno in campo, per lo più a meri scopi personali, significa che il limite della decenza è stato ampiamente superato.
Manuel Locatelli, photo by Kirill Venediktov, CC BY-SA 3.0 GFDL, attraverso Wikimedia Commons
La conferma di Allegri deve probabilmente essere letta, oltre che sotto un punto di vista economico (impossibile pensare di mantenere a casa comodamente seduto sul divano un allenatore con uno stipendio da sette milioni all'anno per altre due stagioni e mezza), anche alla luce di quanto appena descritto.
Alla fronda dei rivoltosi andava dato un segnale, obbligandola a fornire sempre il medesimo impegno indipendentemente da chi siede in panchina; del resto, questo il pensiero di Agnelli e soci, chi avrebbe potuto garantire che, una volta accontentati i calciatori, le medesime problematiche non si sarebbero ripresentate più in là, anche con un nuovo uomo in cabina di comando?
La cosa non è passata inosservata ai piani alti, e tra i vari responsabili di un comportamento poco professionale, alcuni nomi sono stati segnati, con la matita rossa, nel taccuino della dirigenza. Per questi ultimi, l'esperienza alla Juventus potrebbe chiudersi già a gennaio, a meno di ulteriori giravolte che portino la società di nuovo sui propri passi e ad un, a questo punto poco probabile, esonero dell'attuale allenatore.
L'indiziato numero uno ad abbandonare il bianconero torna così ad essere così proprio Leonardo Bonucci, che con Allegri condivide una lunga storia di incomprensioni, battibecchi e screzi, spesso sfociati anche in parole piuttosto pesanti.
Da quel famoso litigio andato in onda davanti alle telecamere nel 2017, alla fine di uno Juventus-Palermo, che portò allo sgabello di Porto e alla decisione del calciatore di trasferirsi al Milan la stagione successiva, i due hanno più volte rassicurato circa un avvenuto chiarimento, ma sembra che il loro rapporto non sia in realtà mai più decollato.
Paulo Dybala, photo by Зенит, CC BY-SA 3.0 GFDL, via Wikimedia Commons
Tornato alla Juventus l'anno scorso, Allegri sorprese un po' tutti togliendo i gradi di vice-capitano allo stesso Bonucci, per assegnarli a Paulo Dybala. La frase pronunciate in conferenza dal tecnico ("Se vuole fare il capitano, può comprarsi la fascia e indossarla quando gioca con gli amici nel cortile di casa") ravvivò all'improvviso un fuoco di polemiche che sembrava sopito, anche se il difensore accettò all'apparenza di buon grado la scelta, senza mai polemizzare.
Con l'inizio della nuova stagione poi, e la fascia di capitano di nuovo sul braccio per la partenza di Chiellini e Dybala verso altri lidi, il rapporto tra tecnico e calciatore sembrava indirizzato verso una graduale e definitiva riappacificazione, ma l'inizio di stagione non esaltante dei bianconeri ha di nuovo ridato vita ad una fiamma polemica evidentemente mai spenta del tutto.
Bonucci, secondo le notizie raccolte da fonti vicine all'ambiente, sarebbe a capo dell'ala scontenta dell'attuale gestione tecnica. Inoltre, in quanto capitano, si aspettava un suo impiego da titolare nel derby, in un partita in cui era richiesto al gruppo di imprimere una svolta, ma è stato invitato ad accomodarsi inizialmente in panchina dal tecnico, che ha preferito mandare in campo una linea difensiva a tre composta da soli brasiliani.
Pare che per il centrale di Viterbo questa scelta abbia rappresentato la classica goccia in grado di far traboccare il vaso e che lo stesso abbia già chiesto la cessione nella prossima finestra di mercato di gennaio.
Su di lui ci sarebbe il Tottenham di Antonio Conte, che inserirebbe volentieri Bonucci nella propria retroguardia: alla velocità con cui si gioca in Premier League parlare di azzardo sembra un eufemismo, ma non è detto che anche l'attuale capitano della Juventus non possa rinascere, una volta terminato sotto la gestione di un rivitalizzatore come l'allenatore salentino.
Così come, alla Juve, lo si possa fare senza entrambi, ma questa è un'altra storia.
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Non doveva spostare gli equilibri? 😏
Ha avuto il suo periodo d'oro con Conte come allenatore, e parzialmente con il primo Allegri. In coppia con Chiellini ha fatto anche le fortune della nazionale, ma ormai è un giocatore finito
Però difensore moderno con un gran piede.
Mah, a me sembra abbia perso anche la capacità di lanciare e di vedere il gioco, che erano un po' il suo forte