La similitudine del gorilla
Lessi anni fa che scimpanzé, gorilla e altri primati differiscono dall'uomo in maniera insignificante, infatti confrontando i genomi i "gap" sono davvero pochi. Non ho intenzione di affrontare l'argomento dal punto di vista scientifico ma piuttosto concentrarmi su un fatto interessante che noi quando vediamo una "scimmia" ci sentiamo parecchio diversi eppure sono dettagli che ci separano, sembra insita nell'essere umano l'arte della diversificazione che ci porta a vedere i punti di disparità piuttosto che le similitudini. Immaginate che se le dissonanze tra un umano e un qualsiasi primate sono insignificanti, quelle tra le persone sono sostanzialmente inesistenti, non risulterebbe difficile tracciare schemi di comportamento comuni, mistificati dalla presunzione e dal desiderio di sentirsi speciali almeno in qualcosa.
Questo breve incipit mette in luce due punti, il primo, che i nostri occhi tendono con facilità ad estromettersi dalla società per credersi singolari e straordinari, quando, sostanzialmente, sarebbe più corretto dire che siamo estremamente simili con qualche "tipicità" a diversificarci, dall'altra parte non sarebbe giusto dire che siamo uguali. Quindi la verità dove risiede? Come al solito la ricerca di un assolutismo che dia senso al tutto risulterebbe privo di forza logica e una sostanziale perdita di tempo, si può semplicemente constatare che ci sono due verità: da una parte che anche i minimi dettagli fanno percepire scarti enormi. Prendiamo un criminale e una persona retta, pensate davvero che ci passi il mare tra questi due individui? Io credo di no, nonostante ci sentiamo profondamente diversi, è solo una cordicella che ci separa, uno spago immaginario su cui quel fantastico equilibrista del nostro cervello cammina a piedi scalzi e una semplice caduta può decidere chi sarai nella vita.
Il secondo punto potrei riassumerlo con una semplice domanda: "ma... se oggettivamente non vi sono particolari disuguaglianze, perché ci odiamo sin dalla notte dei tempi?"
Siamo certi che razze, differenze culturali, sociali, politiche siano la reale origine della differenziazione, o più semplicemente tra le varie similitudini alcuni punti che ci accumunano sono: rabbia, frustrazione, insicurezza, inadeguatezza, egoismo ecc, che portano a dissimulare difformità per avere pretesti per appagare le nostre debolezze.
Forse siamo semplicemente accomunati dall'essere "sfigati" e piuttosto che compatirci, e farci compagnia in questo nostro immenso viaggio, dal nome vita, preferiamo non pensarci e credere che siano le disparità a rovinarci la vita, che siano tizio o caio a crearci i problemi che ci fanno vivere male.
L'uomo è un abile cacciatore del diverso, vive in un mare di uguaglianze ma tutti giorni imbraccia il fucile alla ricerca di quell'animale raro che è la diversità. Ormai abbiamo assodato che le analogie sono maggiori delle discrepanze, quindi, ahimè, per noi si torna a battere dove il dente duole; ci sono poche scuse, sembra abbiamo bisogno d'essere giudicanti per natura, probabilmente i problemi si risolvono volendo capire chi siamo, ma la paura e la spiacevolezza amara della consapevolezza ci tengono alla larga dall'affrontare il mare tempestoso della conoscenza di noi stessi.
Il nostro caro Dante disse:
"fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"
Se persino lui scriveva di inseguire la conoscenza e nel mentre giudicava mezza società dell'epoca e non, non ci resta che la rassegnazione ad un progetto che forse non siamo in grado di comprendere...
FONTI: Dante Divina Commedia - Inferno – Canto XXVI – vv.79-142
Dante Alighieri http://www.parafrasando.it/DANTE/Inferno_Canto_XXVI_Ulisse.html